Il Cardinale di Stato Pietro Parolin ha lasciato il paese mediorientale dello Stato islamico al termine della sua visita che datava dal 24 dicembre u.s. Dopo aver celebrato la Santa messa di Natale a Baghdad si è trasferito nel Kurdistan iracheno; prima ad Erbil poi nella piana di Ninivc, visitando i Cristiani di Mosul, Rartalla, Karamless ed infine quelli di Quaraquosh: frontiere da poco lasciate libere dallo Stato islamico (Is). Molti sono profughi sopravvissuti alla guerra; ognuno di loro enumera violenze e morti in famiglia. Sono le periferie del mondo alle quali fa sempre riferimento papa Francesco, alle quali va la Sua preghiera ed il Suo saluto apostolico. Ma non solo. Nel Kurdistan iracheno Parolin ha visitato varie opere dell’arcidiocesi caldea: la chiesa di San Pietro e Paolo e il centro pastorale adiacente, la Pope Francis Venerable care home per persone anziane e giovani famiglie, l’università e l’ospedale cattolici, già in fase di completo restauro dopo gli avvenimenti bellici. Sono i Cristiani a cui papa Bergoglio rivolge un’attenzione sempre più insistente poiché dotati di una forte fede prossima al martirio, quindi meritevoli non soltanto di preghiere ma anche di aiuti concreti e Parolin è la mano ove Bergoglio non può giungere. I risultati non si fanno attendere. Il presidente della repubblica Barham Salih, che ha incontrato in questi giorni diverse volte il Cardinale, ricevuto nel Palazzo della Pace a Baghdad, ha rivolto più volte l’invito affinché il Papa visiti il Paese.
Ai primi di febbraio Francesco si recherà negli Emirati Arabi.
Il Papa arriverà ad Abu Dhabi la sera di domenica 3 febbraio e ripartirà a mezzogiorno di martedì 5 febbraio. Lunedì 4 Francesco parteciperà alla conferenza interreligiosa, mentre la mattina successiva presiederà una messa ad Abu Dhabi. Su questa celebrazione il vicario, il vescovo di origine svizzera Paul Hinder, ha offerto un dettaglio importante: << Le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno acconsentito al fatto che la celebrazione si tenga “in un luogo pubblico” >>. Negli Emirati non è possibile dimostrare la propria fede diversa da quella islamica e i riti religiosi si svolgono nelle uniche due Chiese esistenti. Nel 2015 fu il segretario di Stato Pietro Parolin a visitare gli Emirati Arabi Uniti in occasione della consacrazione della seconda chiesa cattolica di Abu Dhabi, dedicata a San Paolo e costruita nel quartiere di Musaffah.
Il Golfo Persico è da tempo la casa anche di centinaia di migliaia di lavoratori cristiani immigrati, provenienti da tanti Paesi dell’Asia e dell’Africa. Solo negli Emirati Arabi Uniti sono circa un milione, cioè il 10 per cento della popolazione. Una Chiesa migrante, che vive dietro le quinte dei grandi grattacieli spesso in condizioni precarie e questo viaggio di Francesco aiuterà a portare alla ribalta.
Mentre l’Europa, ex Cristiana, è alle prese con i “sovranismi” e rigurgiti razzisti la Chiesa cattolica si muove bene nel contesto internazionale.
Abbiamo nulla da imparare?
Guglielmo Adilardi

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