
Il film di Guadagnino, candidato a ben 4 premi Oscar, secondo me, non riesce a dare emozione allo spettatore che si aspetta troppo. Nonostante i peana di tanta critica che non esita a definirlo un capolavoro, a me non è piaciuto . Mi viene il dubbio di non averlo capito, ma provo a spiegare il mio punto di vista anche se scontenterò qualche lettore.
Ho trovato il film di una lentezza esasperante, quasi due ore di noia assoluta, infatti è nell’ultimo quarto d’ora che il film diventa bello. Racconta di un diciassettenne , che si annoia durante le vacanze, legge molto, va a nuotare in una specie di laghetto, cerca di capire quale sia il suo orientamento sessuale. Amato da due genitori quasi inverosimili che rappresentano quella borghesia illuminata, culturalmente preparata e appassionata di se stessa: il padre è un docente universitario, in casa si parlano tutte le lingue e ogni estate la famiglia ospita uno studente che deve finire la tesi di dottorato.
Fin dalle prime scene si capisce la linea del film, nei giochi di sguardi, nell’indugiare di una mano sulla spalla, si colgono i primi accenni di quello che accadrà e, anche per questo non si possono perdonare a Guadagnino le inutili lungaggini e i siparietti musicali, che accompagnano la splendida fotografia, supportata della bellezza dei luoghi e in effetti se non fosse per la fotografia e per l’interpretazione del giovane Elio, il film sarebbe il nulla assoluto
Molte le domande che lo spettatore si pone. Che significato ha la macchina da presa che si sofferma diverse volte sulla croce di David che sia Oliver che Elio portano al collo? Perché sottolineare la loro appartenenza alla religione ebraica? Quale funzione ha questo nel film, visto che non si tratta di un regalo reciproco? (La croce di David è al collo di Oliver fin dal suo arrivo e la famiglia che lo ospita è una ricca famiglia di ebrei) Molti i riferimenti agli autori amati da Guadagnino anche se nel film dimostra di non aver imparato molto da loro.
Lo studente americano, esperto di filologia parla un italiano perfetto anche nelle sfumature, gioca a carte con i vecchi del paese e, agli occhi Elio che aspetta “la fine dell’estate” , Oliver rappresenta quasi una divinità scesa dall’Olimpo per abbagliarlo con la sua bellezza. (se non è banalità questa… (non ci si interroga, ad esempio, sul rapporto tra uomo adulto e adolescente, cosa che avrebbe dato al film necessità di essere girato)
Dopo tanti ripensamenti e paure di essere respinto, Elio troverà il coraggio di manifestare i suoi sentimenti a Oliver e la storia fra i due ha inizio con i genitori che hanno capito, come gli spettatori, l’infatuazione del figlio. Elio è feticista nel suo amore per Oliver (odora i suoi pantaloncini, vuole la sua camicia quando se ne andrà, annusa la mano dopo aver stretto quella di Oliver quasi per impregnarsi e conservare a lungo il suo odore. Sono gesti che qualunque innamorato fa, (come quello di chiamarsi l’uno con il nome dell’altro) ma troppo insistiti, troppo sottolineati, riescono a disturbare, come è disturbante la macchina da presa fissa sul volto di Elio, quasi a voler leggere nella sua anima, nel suo dolore, ma qui ci vorrebbe uno dei maestri amati da Guadagnino.
Stupisce che la sceneggiatura sia di Ivory, ma forse il maestro era distratto.
Dopo un’ora e cinquantasette di proiezione, finalmente il colloquio con il padre con i pochi minuti più belli e significativi del film che in realtà dura due ore e dodici minuti, decisamente un po’ troppi nonostante i boschi, i paesaggi, i laghi, le musiche.
Maria Rita Monaco

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