Chi se ne frega di Milanese: un’opposizione che non parla di programmi ma di manette merita di restare all’opposizione. Il fatto nuovo è un altro:l’appello della Confindustria a liberarsi di un governo screditato e inetto, guidato da un vecchio puttaniere bugiardo che comincia a dare segni evidenti di squilibrio, e con cui all’estero nessuno vuole più parlare. Diciamo che la Confindustria propone un’alleanza dei ceti produttivi contro quelli parassitari, che sono tutti rappresentati dal populismo becero e tangentaro di questo governo. Attenzione, però: non è che oggi in Italia i produttivi siano tanto più numerosi dei parassiti. I quali sono ben coesi tra loro, per sopravvivere, mentre i produttivi sono divisi in modo assurdo e non hanno veri programmi nè riferimenti internazionali. Non è facendo stanchi cortei e scioperi generali di un sindacato alla volta che si crea una mobilitazione. Finora l’unica mobilitazione riuscita è stata quella dei referendum, da cui i partiti erano esclusi e c’è stata solo un po’ di collaborazione del sindacato. Già quando si parla di leggi elettorali la sinistra si divide, figuriamoci su scelte economiche difficilissime e politicamente impegnative. L’economia non è mai stata il piatto forte della sinistra, in qualunque parte del mondo: ma in compenso è sempre stata un pretesto per dividere quelli che vogliono fare qualche passo avanti da quelli che si creano una rendita di posizione gridando che non è mai abbastanza (forse anche loro rientrano nei ceti parassitari…).
Claudio Bellavita

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