Si torna di nuovo a parlare di riforme, o meglio della necessità di riforme in questo sciagurato paese, un argomento periodico che puntualmente si ripresenta, come il Natale e l’influenza stagionale, senza peraltro di solito lasciare apprezzabili tracce del proprio passaggio se non qualche miserrimo pastrocchio istituzionale che non modifica nulla ma semmai contribuisce ad aumentare la confusione ed a rinfocolare le polemiche. Dopo l’aggressione subita da Berlusconi, e dopo che ancora una volta l’intero mondo politico ha dato il meglio – e dunque il peggio – di sé nel giochino ormai logoro dei commenti, controcommenti, smentite e correzioni delle suddette, la parola dialogo ha cominciato a volteggiare di nuovo fra le parti, rimbalzando dalla bocca di D’Alema a quella di Bersani, dal volto bendato di Berlusconi a quello naturalmente impietrito di Letta, come la colomba della pace dopo il diluvio universale, senza che però, in questo caso, una provvidenziale calamità naturale abbia provveduto nel frattempo a liberare il mondo dai suoi peggiori esponenti. Ora, che questo paese, e non da ora, abbia bisogno di riforme, profonde, radicali, chirurgiche e mirate, è un concetto acquisito, di una evidenza assoluta che renderebbe persino inutile il preambolo sulle necessità di tale operazione, se non fosse che, non essendo in realtà mai riusciti a viverla, questa sempre annunciata e mai realizzata stagione riformista, qualche dubbio più che legittimo ci assale all’ennesimo annuncio sulle prove del dialogo, anche perché ricordiamo ancora il fallimentare esperimento della Bicamerale e paventiamo qualcosa di ancora peggiore. Invecchiando, si sa, difficilmente si migliora, in compenso si diventa più sospettosi, di solito con piena ragione, dunque dopo aver vissuto fin qui nell’ordine: gli atroci anni Settanta, la stagione del Pentapartito, la furia giustizialista e forcaiola di Mani Pulite, l’avvento del tutto fittizio del cosiddetto bipolarismo all’italiana, e lo sgretolarsi del suddetto in ammucchiata illiberale a tutto danno della partecipazione democratica dei cittadini ed a tutto favore della spartizione di potere fra partiti e lobbies che li sostengono, è pur lecito che qualche perplessità ci colga e ci renda quantomeno dubbiosi sull’esito di questo ennesimo tentativo. Che intanto dovrebbe consumarsi, al solito, a porte chiuse. Ovvero tra i soliti noti, nei soliti palazzi, nelle conventicole del potere, senza che i cittadini vengano non diciamo consultati, chè da noi questa democratica usanza è ormai passata di moda da un pezzo, ma almeno interrogati: scusate, brava gente, voi che mantenete in vita questo paese con il vostro lavoro, pagando più tasse di quanto potreste permettervi, rispettando le regole, chinando il capo, tirando la sporca carretta e mantenendoci nel lusso bizantino delle nostre empiree residenze romane, di cosa pensate di aver bisogno per vivere un tantino meglio, per avere una giustizia credibile, una magistratura affidabile, amministrazioni locali funzionanti, servizi sociali e sanitari degni di fiducia, scuole che insegnino invece di essere fabbriche di analfabeti, un parlamento che lavori tutti i giorni, tasse sostenibili, tutele per tutti?! Invece, dovremmo dichiararci lieti che l’ennesimo annuncio di un dialogo sulle riforme ci giunga da gente che fa politica da trenta o quaranta anni, dunque è totalmente coinvolta e correa di ogni progressivo aggravamento dello stato della nostra democrazia e della nostra vita politica; dovremmo credere che costoro, che ci hanno privato persino del diritto di scegliere i nostri presunti rappresentanti in parlamento, siano realmente interessati ad un processo di riforme e cambiamenti che potrebbe persino ridurre il loro potere, se fosse condotto con onestà intellettuale ed avendo veramente a cuore il bene del paese; dovremmo credere che l’ammucchiata di vecchi arnesi della politica, di lobbisti col pelo sullo stomaco, di peones buoni solo a portare borse, potrebbe partorire una riforma radicale capace di rinnovare, ammodernare, riequilibrare questo paese in tutte le sue vaste manchevolezze, ma anche di restituirlo ai propri cittadini più vicino, più funzionante e funzionale, più democratico e non più oligarchico, in una parola uno stato moderno al pari degli altri in Europa. Ecco, sarà il dickensiano spirito dei troppi Natali passati, sarà il gelo che ci attanaglia persino fisicamente, sarà l’età che avanza e ci costringe al pessimismo della ragione – veduta – ma noi, a questo miracolo non ci crediamo, lieti naturalmente di essere clamorosamente smentiti nell’anno che verrà. Perché, in definitiva, la domanda è una sola: ma chi riforma i riformatori?! Se la nostra speranza di una ripresa dipende infatti da coloro che ci hanno spinti in questa fossa, credo ci si possa aspettare ben poco dal futuro, se non l’ennesimo fuoco di paglia spento subito da valanghe di chiacchiere inutili. E non vorremmo, la notte di Natale, essere visitati dal fantasma di Di Pietro che ci dice: ora vi riformo io…..aridatece Scrooge, ci faceva meno paura, almeno lui una speranza di redenzione ce l’aveva ancora.
ChiBo

“Se la nostra speranza di una ripresa dipende infatti da coloro che ci hanno spinti in questa fossa, credo ci si possa aspettare ben poco dal futuro”.
Purtroppo è vero ,la descrizione della situazione attuale non fa una grinza.Certo l’interesse del Paese e dei suoi cittadini non appare come la preoccupazione principale dei politicanti che fanno “politica da trenta o quaranta anni”, purtuttavia un minimo di consapevolezza deve aver preoccupato i più “riflessivi” a cercare di garantire (soprattutto per se stessi ) l’andazzo attuale. Le riforme sono intese sulla falsariga della monarchia illuminata ,dato che alla lotta di classe sembra essersi sostituita la lotta tra popoli (flussi migratori ). E mantenere la visione oligarchica della salvaguardia del governo sembra essere il vero scopo,e la principale preoccupazione della Casta. La nostra attuale Costituzione ,così vincolante ed articolata ( tanto da essere ignorata e disattesa di fatto in vari punti ) non appare garanzia suficiente e deve essere modificata e “sveltita” , ai fini del “buon governo”. Del resto i partiti non esistono più ,nè come associazioni di cittadini pensanti nè come ideali o scuole di pensiero , il problema attuale è l’organizzazione pratica del consenso e la gestione delle masse .
Panem et circenses….