
«Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!»
N.Moretti
L’ennesimo tentativo di fuggire da guerre, povertà, regimi dittatoriali, persecuzioni e limitazioni della libertà personali finito in tragedia.
Con i cadaveri che continuano ad affiorare da quel mare che da veicolo di libertà si è trasformato in un cimitero senza tombe per uomini, donne e bambini.
Uomini, donne e bambini! Perché questo erano. Non “migranti” ma uomini, donne e bambini. Finché continueremo a chiamarli semplicemente “migranti”come se fosse una sottospecie umana, una razza a parte, una stirpe senza nome, non capiremo fino in fondo quanto sia terribile quanto sta accadendo. “Migranti” sui giornali, alla tv sul web, nelle discussioni politiche, nelle chiacchiere tra persone.
Usati spesso per dibattiti politici tra fazioni, paesi, stati per guadagnare qualche voto in più. Tra chi li indica come male assoluto e chi dice che vanno aiutati, ma sempre chiamandoli con quel nome: “migranti”.
“Migranti” senza un identità, senza una storia, senza età, senza un titolo di studio, senza la minima considerazione umana. Perché di esseri umani si sta parlando, di persone.
Uomini, donne e bambini.
Uomini, donne e bambini!
Giacomo Vivarelli

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