Aberranti le cose dette dal “comico” Beppe Grillo nel corso della manifestazione di Bologna denominata pudicamente V-day, ovvero giorno del vaffanculo.
Che poi siano condivise da centinaia di migliaia o addirittura milioni di persone non può attenuare il giudizio.
La pubblica “riflessione” che ne è seguita si è incentrata, secondo noi, sugli aspetti più scontati.
In particolare, soprattutto a sinistra, sulla considerazione che sempre in Italia è in agguato il fenomeno dell’anti-politica, che esplode quando si leva, a cavalcarlo, qualche tribuno di talento.
Dunque, il pensiero torna al fenomeno dell’Uomo Qualunque ed al fondatore di quel movimento che esplose nell’immediato dopoguerra per esaurirsi in un batter d’ali, non senza aver prima raccolto un paio di milioni di voti.
Nessuno si è soffermato su un altro aspetto, forse il più importante. Comici musici e saltimbanchi per decenni sono stati ingaggiati dalla sinistra che ne aveva fatto una scorciatoia per mettersi in sintonia con gli umori popolari più beceri. Insomma, per raggranellare consensi senza badare troppo per il sottile.
Non parliamo della satira sacrosanta e di qualità, che resta un antidoto insostituibile per frenare l’arroganza consustanziale al potere. Parliamo di tutte quelle volgarità –unidirezionali- che hanno caratterizzato gli spettacoli in molte feste dell’Unità e le trasmissioni televisive nelle reti appannaggio del PCI-PDS-DS. Il qualunquismo di Grillo, le sue tirate demagogiche, l’assoluta mancanza di stile, la tendenza a lanciare sassi e sospetti senza tener conto minimamente dei principi liberali e dello Stato di diritto sono il prodotto di quella cultura. Che oggi si rivolge anche contro chi per troppi anni l’ha pasciuta, dal momento che la violazione delle garanzie si sa da dove comincia ma non dove conduce.
Chi di giullari ferisce…..
(n.c.)

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