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Che fine ha fatto il Memorandum della “Via della Seta”?

Il memorandum per la Via della Seta che il governo giallo verde (Conte 1) ha firmato con la Cina contiene i seguenti passaggi: a) “Le parti ribadiscono la volontà di sostenere un sistema di investimenti libero e aperto”; b) le parti si impegnano “alla messa in opera di un level playing field”.  Ma sono stati rispettati questi impegni?  A 5 anni di distanza  questa è la domanda a cui  l’ Italia deve rispondere prima di decidere se rinnovare o meno il memorandum sulla Via della Seta.

di Marco Mayer | 5 Agosto 2023
La premier Giorgia Meloni e il presidente cinese Xi Jin Ping. (fonte Governo.it)

Il memorandum per la Via della Seta che il governo giallo verde (Conte 1) ha firmato con la Cina contiene i seguenti passaggi: a) “Le parti ribadiscono la volontà di sostenere un sistema di investimenti libero e aperto”; b) le parti si impegnano “alla messa in opera di un level playing field”. 

Ma sono stati rispettati questi impegni?  A 5 anni di distanza  questa è la domanda a cui  l’ Italia deve rispondere prima di decidere se rinnovare o meno il memorandum sulla Via della Seta.

Sui due aspetti che ho citato la Cina non ha fatto alcun  passo concreto; semmai un passo indietro con la legge sullo “spionaggio”  entrata in vigore il primo luglio scorso.https://www.cnbc.com/2023/07/11/chinas-new-foreign-relations-law-heres-what-it-means-for-business.html
Da molti anni le imprese cinesi possono muoversi liberamente  in termini di aquisizione di aziende italiane (con l’ ovvia eccezione  dalle operazioni di M&A per l’ industria della difesa) seguendo i principi di una economia internazionale aperta. 

Le imprese italiane viceversa non possono muoversi con analoga libertà in Cina. Gli investimenti stranieri nel Dragone continuano, infatti, ad essere  limitati a joint ventures in cui la componente straniera deve essere minoritaria e che sono iper regolate e condizionate dalla politica. Ciò non significa che le imprese italiane non abbiano guadagnato, ma la loro posizione resta subalterna e con scarsi margini di manovra tant’ e’ che persino acquistare un appartamento è  quasi una mission impossible.
E questo mentre attività commerciali e interi pezzi delle nostre città vengono acquistati dalle comunità cinesi per non parlare della pervasiva penetrazione digitale del Dragone.

Questa perdurante asimmetria relativa al  mercato dei  capitali conferma che le promesse contenute nel memorandum  (investimenti liberi e aperti e level playing field) non sono state realizzate.

In  questo caso l’ accusa di inaffidabilita’ a cui spesso ha fatto riferimento Francesco Sisci non può essere imputata agli italiani.

Dall’ ingresso nel WTO nel 2001 la Cina ha più volte dichiarato la volontà di integrarsi nell’ economia Internazionale, ma soprattutto dopo l’ insediamento del Presidente Xi Ping si è sempre fermata alle soglie del grande passo. 

A questo proposito un caso emblematico è quello di Morgan Stanley (fortemente esposta con la Cina) che recentemente ha spostato la sua attenzione verso l’ India.

E ancora di più JP Morgan che pur avendo ottenuto i permessi ad investire con maggiore libertà in Cina di fronte alla lentezza dei meccanismi e agli ostacoli pratici ora guarda al Giappone come area di maggiore interesse in Asia.

https://www.bloomberg.com/news/articles/2023-05-31/jpmorgan-china-ceo-says-expansion-taking-longer-than-expected

In questo contesto globale i negoziatori italiani dovrebbero spiegare ai loro  interlocutori  cinesi  che l’ intenzione di non rinnovare il memorandum per la Via della Seta deriva dal’ impossibilita’ di metterlo in pratica. 

Qualora Pechino decidesse  di realizzare un vero level playing field l’ Italia non si tirerebbe certo indietro. 

Non intendo sottovalutare l’ azzardo compiuto da Conte nel disallineare l’ Italia dagli altri paesi del G7, ma per come sono andate le cose la vera critica e’ che lo ha fatto senza che ne valesse la pena. 

All’economia cinese nella attuale difficile congiuntura servirebbero consistenti investimenti stranieri, ma è improbabile che in pochi mesi si realizzi a Pechino la svolta che tutti gli operatori economici internazionali si aspettano da anni. 

Vedremo; l’ importante è che in materia di memorandum la diplomazia italiana chiarisca nel merito ciò che non ha funzionato. 

L’  Italia come hanno  gia’ fatto  altri paesi europei è pronta a cooperare sul piano bilaterale con la Cina come confermato da Giorgia Meloni.  

Ma a mio avviso nelle attuali condizioni l’ Italia  dovrebbe evitare di rinnovare il memorandum del 2019 perchè contiene impegni che non si possono mantenere e  in mancanza dei quali  cui l’ Italia rischia di continuare ad essere terra di conquista.

Marco Mayer

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: anni, capitali, cina, dichiarato, governo, india, italia, manovra, meloni, mercato, merito, paesi europei, stranieri

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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