Tutto quello che si sperpera nella pubblica amministrazione, i doppioni e le incrostazioni, i doppi e tripli timbri, le carte e le cartacce, le autorizzazioni preventive e in itinere, le caselle di doppi e tripli enti che fanno impazzire privati e aziende, beh tutto questo, si colga l’occasione d’oro, si cancelli, si pulisca, si semplifichi, si ammoderni.
Oltre lo slogan, i primi cento giorni di Letta, e compagnia, saranno davvero decisivi. I primi quindici son già passati. Ne rimangono 85. Non bisogna perdere tempo. E oltre lo slogan delle scalette lavoro-imu-giovani-tasse o fisco-occupazione-cuneo-pensioni, bisogna pensare alla grande pulizia di primavera-estate. Pulire la pubblica amministrazione dai doppioni e tripploni e dalla burocrazia che strangola, pulire la spesa pubblica ingorda. Saranno quelli i due mesi spesi meglio. Nell’applicare la revisione della spesa pubblica che si immagina tanti tecnici e tanti super esperti (c’era anche una Commissione Bondi se non ricordiamo male) hanno redatto e depositato. Siccome questo Paese ha bisogno di risorse, di soldi, e non si possono fare debiti, e siamo anche abbastanza fortunati che la Unione europea ci dichiarerà fuori entro il mese, speriamo, dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, allora sfruttiamo il momento e diamo il colpo d’acceleratore alla pulizia interna. Tradotto quello che non serve nella pubblica amministrazione, quello che si sperpera nella pubblica amministrazione, i doppioni e le incrostazioni della pubblica amministrazione, i doppi e tripli timbri, le carte e le cartacce, le autorizzazioni preventive e in itinere, le caselle di doppi e tripli enti che fanno impazzire privati e aziende, beh tutto questo, si colga l’occasione d’oro, si cancelli, si pulisca, si semplifichi, si ammoderni. Ma non a parole, a fatti. Come direbbe mia mamma, che pure ha la bontà di leggermi e ovviamente di criticarmi, voi giornalisti dite tutto quello che non va e bisognerebbe trovare le soluzioni. Si è cercato di spiegare a mamma che i giornalisti non sono al governo e che il loro compito è di raccontare e fare cronache e che le decisioni spettano appunto a chi governa e a chi approva. Ma è anche vero che probabilmente lettori e telespettatori sono stanchi di litanie e analisi sulla carta e si aspettano davvero misure concrete, incisive, che comincino a far vedere che si fa qualcosa. Saranno almeno dieci o 15 anni che si vantano ministeri di semplificazione e commissioni di trasparenza, indagini sulla sburocratizzazione hanno riempito i cassetti contribuendo a fare nuova burocrazia. La semplificazione quella sì è rimasta uno slogan e ha contribuito al allargare non solo la complicazione della burocrazia ma ad allontanare ancora di più la fiducia degli amministrati dagli amministratori. Tirate fuori dai cassetti del carte di Bondi e degli altri che hanno studiato quanto è complicato lo Stato, tirate fuori dai computer i file che rilevano e rivelano le pieghe dello stato dove s’annidano ancora sprechi e doppioni, spese improduttive e qualche marchetta, e allora probabilmente in cento giorni si potrà cominciare a fare pulizia, e a trovare qui 3 o 4 miliardi di euro che saranno utile per il fondo che dovrà finanziare la revisione delle tasse e delle imposte sulle due cose non solo emblematiche ma di valore assoluto su cui vive la nostra società: lavoro e casa. Rivedere i gradi della pubblica amministrazione, accorciare la filiera degli uffici che decidono sulla stessa cosa, cancellare i balzelli di questo o quell’ufficio che sembra vivere solo perché mette un timbro sarà la vera pre-scommessa della larga intesa. Da quanti anni si parla di cancellazione di enti inutili? Tanti, troppi. Quanti sono ancora in vita? Tanti, troppi. Un artigiano di Parma mi raccontò che per un soppalco di 30 metri quadri dovette chiedere 23 autorizzazioni con relativi oneri, quasi un timbro a metro quadro. Già sarebbe una vittoria che a settembre quei timbri diventassero 3, sarebbe il segnale che qualcosa si è messo in moto.


Bisogna chiudere gli enti inutili e le cosiddette “partecipate”.Iil mio comune era in deficit e Monti ha messo l’IMU, si potrebbe pensare che il deficit del comune sia diminuito per un’identica cifra o una simile ed invece no! Perchè? Perché arrivati i soldi dell’IMU il comune ha avuto la bella idea di ” aprire” qualche bella partecipata in cui assumere come dirigenti alcuni amici di partito incurante del fatto che il sindaco di prima avesse aperto decine di partecipate ed il sindaco ancora prima altre decine e così il deficit è aumentato! Oggi i comuni pregano il governo di non togliere l’IMU ” altrimenti saranno costretti a tagliare servizi essenziali” ma perchè non ci pensano prima di aprire partecipate a gogo?