Per Mas e la CiU amaro risveglio dal miraggio.

Al leader di Convergencia i Uniò non è bastato cavalcare l’onda separatista innescata dalla moltitudinaria manifestazione del 11 settembre scorso, giorno della Diada festa nazionale catalana, convocando più egoisticamente elezioni anticipate per mettersi al sicuro altri quattro anni di presidenza, che per amor di Patria catalana.
Vince di misura quindi CiU, che si allontana negativamente dal risultato delle precedenti elezioni del 2010 lasciando sulla strada dell’indipendenza 12 seggi a favore della Sinistra Repubblicana Catalana (ERC), secondo partito regionale, che insieme a quello di Mas avrebbe i numeri per formare il nuovo Parlament della Catalogna, ma difficilmente riuscirebbero a passare dall’attuale autonomia regionale, all’indipendenza e al sogno di una vera secessione culturale, linguistica e soprattutto finanziaria.
I socialisti catalani del PSC di Pere Navarro che avevano puntato su un discorso federalista costituzionalmente meno rischioso di quello secessionista, sono scesi invece al terzo posto contenendo i danni rispetto alle previsioni della vigilia con la perdita di ‘solo’ 8 deputati contro i più di 10 pronosticati, ma la dolce sconfitta apre un dibattito nel partito più che sul segretario regionale, che deve la notorietà solo all’incarico di ex sindaco di Terrassa comune in provincia di Barcellona, al quale va riconosciuta la temerarietà di aver affrontato queste elezioni nel pieno dei primi mesi di gestione.
Il risultato delle urne catalane conferma la cattiva abitudine dei socialisti del post Zapatero in ogni elezione, limitata a misurare quanto sarà dura la caduta. Per CiU invece, non aver raggiunto la maggioranza assoluta sui 135 seggi si sono rivelati un vero boomerang tanto da portare il President Mas a dichiarare “dobbiamo riflettere su quello che vogliamo per la Catalogna” che suona più come un risveglio dal sogno indipendentista, e una amara conferma dell’ambizione personale di rimanere in sella della tigre catalana.
La scommessa di Mas, che si presentava come novello salvatore della Patria e messia della promessa terra catalana libera, lascia ferite rimarginabili con una cura sperimentale solo se i democristian-liberali CiU cederanno protagonismo politico alla sinistra repubblicana di ERC di Oriol Junqueras.

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