
Non c’è niente da fare, non gliela fanno proprio.
I tanto enfatizzati 100 giorni del governo Meloni, sono cadenzati come un lungo rosario cinico e baro, da spropositi a ripetizione.
E’ così che, evidentemente, i fratelli d’Italia intendono marcare a loro modo, il territorio.
Uno schizzetto qui, un ringhioso latrato là e via ad avvisare gli altri contendenti, che l’osso in bocca adesso ce l’hanno loro e non lo molleranno
fino al termine della personalissima smacchiatura del Giaguaro, in corso.
E’ lo spirito revanchista e pasticcione che ben conosciamo, tipico delle marce del primo dopoguerra, che è amplificato da una assurda L. elettorale che consente dall’oggi al domani di passare dal 4% al 30%. Bisognerà che prima o poi qualcuno ci metta mano. Potremmo non reggere la terza fatale (e ancor sconosciuta) ondata prossima ventura.
Non facciamo in tempo a superare gli stress emotivi procuratici dai vari sottosegretari (Bignami, Santanché, Gemmato) che subito ecco arrivare il Ministro Valditara (già distintosi per l’idea di un sistema educativo basato sull’umiliazione) che propone stipendi differenziati agli insegnanti Regione per Regione. Come dire un secolo e oltre di lotte sindacali e concertazione dei lavoratori (quando si poteva fare) con i vari governi, buttati allegramente nella indifferenziata di viale Trastevere.
Ma ancora evidentemente non eravamo preparati al grande colpaccio di “Minni” alias Giovani Donzelli da Firenze, vecchio fuoricorso di Agraria, folgorato sulla via del FUAN. Già ne avevamo parlato nei giorni dell’insediamento del Governo in carica, guidato dalla sua Nume tutelare e coetanea Giorgia Meloni, che se lo è praticamente affigliolato fin dai tempi di Atreju, e che da allora l’ha seguita come un’ombra fino alla conquista del firmamento politico.
Annotammo che non avrebbe potuto far parte del governo, per i guai giudiziari nei quali intanto era incappato il di lui fratello (arrestato ad ottobre 22 per reati finanziari, 31 capi d’accusa ndr) dei quali certo il deputato FdI non ha colpe, ma l’opportunità politica che dai tempi antichi della Roma repubblicana (non solo Cesare ma anche la moglie di Cesare deve apparire onesta) consigliava evidentemente di tenerlo lontano dall’esecutivo, nel quale aveva già assicurato un posto importante. Fu così “promosso” reggente del partito prima e poi fatto passare un lunghissimo mesetto (tanto il popolo è smemorato…) nominato nientemeno che n° 2 del COPASIR, ufficio della massima sicurezza e riservatezza della Repubblica, quella nostra di adesso.
Ora è chiaro che l’argomento di stagione è proprio quello legato al detenuto anarchico Alfredo Cospito, che con un’azione di pura orologeria svizzera (22 ottobre 2022) ha iniziato lo sciopero della fame in concomitanza della nomina di Nordio al ministero della Giustizia. Un ex magistrato di cui erano ben note le tendenze garantiste e che evidentemente, ha riacceso speranze tanto nel mondo mafioso che terrorista, di revisione del 41bis e dell’ergastolo ostativo.
E il pensiero corre subito alla “cattura” di Messina Denaro. Ma sarà sicuramente un caso…
In pratica stiamo parlando degli inasprimenti della “Legge Gozzini” dell’86 (approvato allora a larga maggioranza dal Parlamento con il voto contrario del solo MSI) portati dal decreto “Martelli-Scotti” del ’92, definitivamente adottati sotto il governo Berlusconi II con Alleanza Nazionale in maggioranza. Quindi un provvedimento ampiamente by-partisan, ritornato in questo periodo di grande attualità.
E cosa fa l’intrepido alfiere della Meloni (supportato dal sottosegretario alla Giustizia e coinquilino, Andrea Delmastro Delle Vedove) non appena entra nella “stanza dei bottoni”? Pigia ovviamente alla prima occasione utile che gli capita a tiro, quello sbagliato!
E noi cittadini, mediamente avvezzi alle cose della politica, ci tocca di assistere variamente attoniti all’intemerata di Minni Donzelli che, forse pensando di essere ad una adunata di reduci a Predappio, ha inteso trasformare Montecitorio da un “Aula sorda e grigia” a “un bivacco di manipoli”?
Oltretutto lo stesso Ministro Nordio avrebbe detto che quanto rivelato da Delmastro Delle Vedove, rientra in una serie di argomenti sensibili che attengono ad una certa insita riservatezza dell’incarico ricoperto. E ha dato il via ad una inchiesta interna per fare la massima chiarezza.
Ma non solo, la Procura di Roma ha contestualmente aperto un fascicolo (su richiesta di Bonelli, Verdi) sulle dichiarazioni fatte da Donzelli alla Camera e ci potrebbero essere sviluppi sgraditi per la Presidente del Consiglio, che mercoledì sera (1° febbraio) è intervenuta irritualmente in diretta su Rete4 nel programma condotto dalla Palombelli, per esprimere sostanzialmente il proprio disappunto per tutto il polverone sollevato dalle opposizioni.
“Annamo bbene” avrebbe commentato in casi analoghi la sora Lella.
Un Nordio difeso strenuamente dall’area centrista del Governo, ma prontamente attaccato dal trasversalissimo “partito dei magistrati” da Verini (PD) a Scarpinato (5S) al solito Travaglio (ma non mancano “franchi tiratori” nella stessa maggioranza) che gli hanno contestato di non essere in grado di garantire la tenuta della riservatezza dell’ufficio che presiede.
“Non appena avremo chiari i contorni della vicenda, riferiremo in Aula” promette il ministro.
Ora è chiaro che, al di là delle spesso incomprensibili attività del PD, che poteva sicuramente fare a meno di mandare in delegazione da Cospito la presidente del gruppo parlamentare Serracchiani, il tesoriere Verini e l’ex ministro della Giustizia, Orlando; scatenando critiche che hanno peraltro un senso (il rischio di legittimazione cioè non già di una battaglia per alleviare le ristrettezze detentive del 41bis, ma del terrorista detenuto) e che hanno esposto inutilmente alle intemperie politiche i vertici istituzionali del principale partito di opposizione.
Insomma, ennesima gatta da pelare per Giorgia Meloni alle prese con la richiesta di dimissioni di 2 dei suoi fedelissimi, ma anche l’opposizione non fa questo gran figurone. Il quadro che sta emergendo in queste ore sembra convergere tutto verso i desiderata dei Boss mafiosi, che stanno tentando di sfruttare a loro favore il caso Cospito.
Una minor improvvisazione, in situazioni così delicate per la stessa tenuta democratica, sarebbe caldamente richiesta ai nostri rappresentanti politici.
Alessandro Silvestri
Da L’Avanti! Della Domenica per gentile concessione dell’autore

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