Quello che si può certamente dire di Carlo Azeglio Ciampi, scomparso dopo essere stato presidente della Repubblica dal 1999 al 2006, governatore della Banca d’Italia per per 14 anni (1979-93), oltre che primo presidente del Consiglio non parlamentare nella storia della Repubblica (1993-94) e più volte ministro, è che in tutti questi incarichi mai è venuto meno a ciò che appariva e che da lui ci si aspettava.
Un uomo al servizio dello Stato, severo e competente. Del resto, agli incarichi vi era sempre giunto perché “chiamato”, non perché avesse brigato per ottenerli. E il sentimento con cui la gente lo ricambiava più che amore era rispetto. E non poteva essere che così: perché Ciampi è sempre stato, come banchiere, ministro e presidente del consiglio, attentissimo ai grandi protagonisti dell’economia, imprese e banche, spinto da una visione che gli faceva ritenere preminente, sia pure nell’interesse generale del Paese, doversi preoccupare della loro salute.
Da questo cliche non si è discostato nemmeno negli anni trascorsi al Quirinale, nonostante i media italiani, sempre preoccupati di avvolgere di aureola i presidenti della repubblica come i papi, tentassero di descrivere una figura circondata da affetto popolare, puntando sui tentativi di Ciampi, spesso goffi, di risvegliare l’orgoglio nazionale, a furia di suonate dell’inno nazionale e di irrigidimenti sull’attenti, con la mano sollevata al petto.
No, Ciampi non era uomo destinato a vellicare il sentimento popolare. Non era uomo che, per esempio, poteva lasciare intravedere rapidi superamenti delle distanze tra le classi. Prima di tutto si occupava di non aggravare i problemi. E lo faceva con grande competenza ed onestà. Il che non vuole dire che fosse di parte. Solo salvando i bilanci e il PIL, successivamente si sarebbe potuto pensare ai bisogni quotidiani della gente.
P.

La festa del 2 giugno fu reintrodotta da Ciampi e non da altri.
Non mi è mia piaciuta la figura retorica e patriottica di quest’uomo, per me antipatico, Sicuramente intelligente e agguerrito per la sua carriera, dopo l’avranno anche chiamato, ma prima è lui che si è imposto in ruoli chiave. A Livorno era piu celebre il fratello ottico, l’ottica Ciampi è sempre esistita in quella città.
L’unico presidente che era potabile, per me, fu Cossiga, gli altri dei becchini.
Ora, alla veneranda età di 96 anni, ci sorbiremo la commemorazione di un fortunatissmo dell repubblica. Senza sfociare nelle idee Salvinesche, che sono sempre di parte, non si capisce cosa abbia fatto quest’uomo per l’Italia. E’ stato un potente, uno che ha preso tanti soldi e che avrà anche lavorato bene, ma non mi pare che lascerà ai posteri alcunché di notabile.
Concordo Paolo