
A Mario Martone è successo ammirando l’opera del pittore Karl Diefenbach esposta alla Certosa di Capri.
In effetti Capri Revolution è la storia di una comune che agli inizi del ‘900 fece la sua apparizione sull’isola di Capri , isola unica al mondo, fra gli sguardi perplessi e anche scandalizzati della popolazione locale e le critiche furono argomento di discussione quotidiana. L’isola richiamava chi sognava la libertà, “perfino russi che, esuli a Capri, si preparavano alla Rivoluzione”.
Il film del regista napoletano è come il completamento della trilogia sulla ribellione, iniziata con NOI CREDEVAMO e IL GIOVANE FAVOLOSO e conclusa con l’emancipazione di una donna .
Diciamolo subito, ad onta dei sette minuti di applausi tributati dal pubblico alla pellicola in sala grande, quest’ultima fatica appare la meno riuscita; apprezzabile l’impegno ma le considerazioni sulla scienza e la modernità sono un po’ scolastiche e semplicistiche.
Siamo alla vigilia della Prima Guerra Mondiale e la comune di Capri guidata da Seybu (Reinout Scholten Van Aschat) pittore mistico che crede nel potere salvifico della danza in una ispirazione continua ai quadri di Matisse e in piena armonia con la natura circostante; tutto bello ed elegiaco, ma la realtà dominante non è in piena sintonia con le abitudini di questi giovani proto-hippie, la realtà che li circonda è, infatti, arcaica e rurale e la giovane capraia Lucia (Marianna Fontana) deve lottare non poco per far vincere la sua voglia di conoscenza e la sua curiosità sul mondo che la circonda.
In primo luogo deve fare i conti con il maschilismo dei fratelli che la disconoscono come sorella e che moriranno nell’immane catastrofe che è alle porte, senza una riconciliazione. Lucia è il vero personaggio positivo del film che non solo si oppone alle idee arcaiche dell’isola, ma anche al rigido positivismo di Carlo, il medico del paese (Antonio Folletto).
Anche secondo il regista Lucia è centrale nella storia, proviene da una famiglia tradizionale, patriarcale e analfabeta, ma è tutta proiettata verso la conoscenza e il futuro, ostacolata da tutti e potendo contare solo, dopo l’abbandono della famiglia, sull’approvazione della madre. A introdurre Lucia in un mondo a lei sconosciuto le fa da guida il ticinese Citrus (Ludovico Girardello) che detto per inciso, essendo l’unico attore minorenne non appare mai nudo.
In conclusione: film onesto, con qualche spunto che favorisce la riflessione mentre ,il messaggio di accoglienza e integrazione, lo si percepisce durante la scena finale.
Un invito a vederlo in sala, dal 13 dicembre, anche se convinti di non trovarsi di fronte all’opera migliore del regista rivelazione nel 1992 con MORTE DI UN MATEMATICO NAPOLETANO.
Maria Rita Monaco

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