
Intervista realizzata dal direttore dell’Avanti! della domenica in edicola sabato 30 settembre 2023
Non ci sta Marco Cappato a farsi dipingere come un alieno calato dall’alto in Brianza, perché nel collegio in cui si è candidato ci è cresciuto e ne conosce ogni aspetto e problema. Il 22 e 23 ottobre si terranno le elezioni suppletive per il seggio del Senato lasciato vacante da Berlusconi, un collegio politicamente rilevante. Lo sfidante sarà Adriano Galliani, ma la partita per Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e Co-Presidente di Eumans, è aperta e si può vincere. Come? Mettendo al centro gli obiettivi e una storia personale fatta di battaglie non violente e antiproibizioniste, che sono sentite nella società. E proprio per questa ragione, attorno a quelle battaglie, si può trovare un consenso largo che vada a lol di là del recinto delle alleanze tra partiti e che anzi sono sostenute anche dalla destra o tra gli elettori che non vanno più a votare. Nel programma di Cappato non ci sono solo i diritti civili, su cui Giorgia Meloni fa la voce grossa per tenere salda la sua base elettorale, mentre in Europa ha un atteggiamento prudente per non restare ai margini. Anzi, sono prioritari il lavoro, vera emergenza sociale, e l’ambiente. Con una bussola: l’ossessione pannelliana per le idee che non si ereditano, ma vanno alimentate attraverso il lavoro, le convinzioni, le gambe e la pelle delle persone. Un’eredità che va colta e che sarebbe colpevole sprecare, di cui il Paese ha urgente bisogno.

Perché hai scelto di scendere in campo alle elezioni suppletive di ottobre in Brianza?
Perché questi sono tempi in cui sono a rischio le battaglie che porto avanti con Eumans e l’associazione Luca Coscioni e che sento l’urgenza di far approdare anche dentro le istituzioni. Non solo quelle che riguardano i diritti civili, nei confronti dei quali questo Governo ha una impostazione apertamente proibizionista e da stato etico. Ma ritengo sia una priorità il tema dei cambiamenti climatici e quello dell’emergenza sociale, insieme alla necessità di coniugare questi due aspetti, spostando le tasse dal lavoro povero alle emissioni inquinanti.
Quindi, oltre ai diritti civili anche quelli sociali. E poi?
C’è una questione urgente che riguarda la partecipazione democratica: da parte del Governo c’è una impostazione di verticalizzazione del potere e non quella di favorire la partecipazione dal basso. Un esempio su tutti è quello della piattaforma per sottoscrivere digitalmente i referendum, che è stata affossata dall’Esecutivo e che invece sarebbe un importante strumento di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica del paese.
Il collegio lasciato libero da Berlusconi ha un “peso” specifico politico importante…
E’ una coincidenza particolare con il fatto che quello in cui mi candido è il collegio dove io sono cresciuto e che conosco benissimo. Il fatto che sia stato il collegio di elezione di Silvio Berlusconi rappresenta un’occasione per riflettere su cosa ne è stato di quella eredità politica, di una rivoluzione liberale promessa ma mai realizzata, tanto da trovarci una destra che non ha niente di liberale. Semmai c’è una destra nazionalista e proibizionista.

Il centrosinistra ha avuto qualche problema a trovare un accordo attorno al tuo nome. In particolare il Pd, che a livello locale aveva delle posizioni diverse. Tutto rientrato o temi che la campagna elettorale possa essere resa complicata da qualche divisione interna?
L’adesione del Pd e il sostegno alla mia candidatura sono arrivati. Un fatto che ritengo importante è che non ci siano altri candidati presentati in contrapposizione. Una campagna elettorale naturalmente non è fatta soltanto da una presa di posizione. Su questo c’è un lavoro ancora da fare e spero che oltre al sostegno possa arrivare anche una vera mobilitazione.
Un sostegno che arriva da tutto il centrosinistra, al netto di Italia Viva. Ti aspettavi un segnale da Renzi?
Il sostegno alla mia candidatura va oltre il centrosinistra. E’ qualcosa di più simile a quello che una volta si sarebbe chiamato “campo largo”, perché va da Calenda al M5S. Sono tante le forze che, ripeto, hanno deciso intanto di non presentare una candidatura alternativa e questo è un risultato già molto importante, a cominciare proprio da Renzi che non ha avuto una posizione netta ma non ha un suo candidato autonomo, quindi non c’è una contrarietà. Va però sottolineato il metodo con il quale abbiamo raggiunto questo risultato e che potrebbe anche portarci ad una vittoria. E cioè mettere al centro gli obiettivi e la mia storia personale: questo ha consentito l’adesione alla mia candidatura di forze politiche anche diversissime tra loro. Credo che lo stesso metodo potrà funzionare tra gli elettori perché le mie battaglie vanno al di là del recinto delle alleanze tra partiti e sono sostenute anche dalla destra o tra gli elettori che non vanno più a votare. Se ci fermassimo al voto di partito, Galliani avrebbe già vinto. Se invece noi riusciremo a coinvolgere le realtà sociali e i cittadini sugli obiettivi, allora penso che la partita sia aperta.
In un momento storico in cui ha la meglio lo slogan “sono donna, madre e cristiana” che senso ha puntare su elementi come quello della laicità dello Stato o dei diritti civili, che sono sempre stati al centro di ogni battaglia del mondo radicale e socialista ma anche tue personali da tutta una vita?
Intanto bisogna provare a correggere questa sorta di tic e di riflesso automatico nel dibattito politico “ufficiale” di considerare queste questioni come non politiche. Io sono convinto della centralità dei temi economico-sociali, ma questo non deve tradursi nell’ignorare temi che riguardano nel concreto la vita, la salute, la libertà di tantissime persone.
Un po’ come fa questo Governo?
E’ evidente che la strategia di Meloni sia quella di compensare l’atteggiamento tutto sommato prudente sui temi della politica economica e internazionale nei rapporti con l’Europa, evitando di aprire qualsiasi tipo di scontro (andando in contraddizione con i proclami della campagna elettorale) con il riflesso di consegnare come contropartita alla sua base, pur essendo minoritaria nella società, la faccia feroce sul tema sul tema dei diritti: ogni provvedimento è caratterizzato dall’introduzione di nuovi reati, aumento delle pene, carcere. E’ come se il realismo sul piano europeo per evitare di essere marginalizzata, in stile Ungheria e Polonia, sia compensato con l’atteggiamento intransigente sul tema dei diritti per tenere compatta la base. Ecco perché questa operazione deve essere smascherata ma non solo a parole, va smascherata con lotte nella società. E torno alla questione del metodo: quando radicali e socialisti si unirono nella Rosa nel Pugno, lo fecero come risultato di battaglie fatte insieme: referendum, legge 40, fecondazione assistita, libertà di ricerca scientifica. Questi sono tempi nei quali prendere posizioni serve fino a un certo punto, quello che serve è organizzare lotte sociali, mobilitazioni nella società e per fare questo non c’è bisogno di stare al governo o aspettare di vincere le elezioni, si può fare subito. Questo è il biglietto da visita della mia candidatura. Sono quattrodici anni che sono fuori dal Parlamento, ma nonostante questo abbiamo ottenuto riforme sulla fecondazione assistita, sul fine vita, sulle barriere architettoniche e le abbiamo ottenute con mobilitazioni sociali, disobbedienza civile, passando per i tribunali. Il messaggio è: non aspettiamo di andare al potere per realizzare avanzamenti e riforme sul piano dei diritti civili.
Qual è la più grande eredità di Marco Pannella che tu porterai in Parlamento non appena eletto?
Pannella ripeteva ossessivamente l’importanza di “ricordare” le idee. Non è vero che le idee non muoiono mai. Vivono sulla pelle, camminano sulle gambe, operano sulle braccia delle persone. Non si trasferiscono per via ereditaria. Pannella ha praticato un metodo, che è quello di mettere in gioco se stessi, se si hanno delle idee, delle convinzioni. Quindi io non ho la pretesa, in quello che faccio, di incarnare un’eredità, ma spero di riuscire a interpretare il metodo della non violenza. Quello che io mi impegno a fare dentro il Parlamento è di trasferire lì delle lotte che sono condotte nella società, non rinchiudersi in una azione che è in una dimensione istituzionale. E forse la prima cosa, quella più importante, è rendere agibili gli strumenti della conoscenza e della democrazia e battersi per il diritto dei cittadini a conoscere e partecipare al gioco democratico.
Giada Fazzalari
(direttore responsabile “Avanti della Domenica”)

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