
Netanyahu era stato avvertito del pericolo dell’attentato terroristico del 7 ottobre 2023. Lo sostiene un’inchiesta del giornale Haaretz: dieci giorni prima il presidente degli Emirati avrebbe informato il capo del governo israeliano che Hamas preparava una grande offensiva.
Il premier ha sottovalutato l’allarme e soprattutto non lo ha comunicato ai vertici della sicurezza.
Netanyahu smentisce, ma da anni si oppone a una commissione d’inchiesta indipendente. Se le rivelazioni, come pare, saranno confermate, la sua responsabilità politica sarà enorme. Chi prometteva sicurezza ai cittadini deve spiegare perché non li ha protetti. Le vittime e le famiglie hanno diritto alla verità.
Intanto la Gran Bretagna e altri undici Paesi condannano le violenze dei coloni e l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Londra, Parigi e Ottawa annunciano il divieto d’importare i prodotti delle colonie illegali. Un passo concreto minimo e dovuto per contrastare l’occupazione e difendere la possibilità di uno Stato palestinese.
L’Italia manca all’appello. Una vergogna politica. Si proclama la difesa del diritto internazionale e poi ci si tira indietro quando bisogna farlo rispettare a Netanyahu. Meloni spieghi perché l’Italia debba acquistare i prodotti di un’occupazione che sottrae terra e futuro ai palestinesi. Questa inerzia aiuta chi vuole cancellare il loro Stato e rende il nostro Paese complice del genocidio.
Anche per questo abbiamo bisogno di cambiare la politica italiana: per restituire all’Italia la sua dignità internazionale.
Alla festa di Avs, Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni hanno espresso sulla Palestina una convergenza profonda: riconoscere lo Stato palestinese e fermare almeno il commercio con le colonie illegali. È una scelta che può distinguere il futuro governo dall’attuale.
Il confronto ha rimesso al centro anche il programma dell’alternativa. Chi fatica a pagare l’affitto o aspetta mesi per una visita vuole sapere che cosa cambierà nella propria vita se vincerà il centrosinistra. Salario minimo, sanità pubblica, lavoro meno precario, casa e lotta alla crisi climatica devono diventare impegni precisi, con risorse e tempi.
Sull’Ucraina resta la differenza sugli aiuti militari che va affrontata cercando una posizione comune per sostenere il popolo ucraino e promuovere il negoziato e la pace.
Anche su immigrazione e sicurezza servono risposte e il linguaggio dei tre leader del centrosinistra è unitario: ingressi regolari, integrazione, contrasto allo sfruttamento e presenza dello Stato nei quartieri.
Inseguire la propaganda della destra significa rafforzarla.
L’urgenza è costruire un progetto che tenga insieme pace e giustizia sociale, rispetto del diritto internazionale e lotta alle disuguaglianze. L’alternativa a Meloni acquista forza quando le persone capiscono quali cambiamenti propone il centrosinistra e perché vale la pena di impegnarsi a sostenerli.
“Sbrigamose”, ha urlato dalla platea un militante di sinistra ai leader del campo progressista.
Enrico Rossi

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