
Il ritorno di Maurizio Pollini al Teatro del Maggio è stato accolto, come era prevedibile, da una sentita ovazione da parte del pubblico presente; del resto il celebre pianista milanese, ormai quasi settantanovenne, si cimenta ancora con programmi intensi ed impegnativi, come quello della serata fiorentina (in coproduzione con gli Amici della Musica di Firenze), dimostrando pienamente le sue pregevoli doti interpretative.
Nella prima parte Pollini ha eseguito gli Intermezzi op. 117 di Brahms, accostandoli ad alcune raccolte di Schönberg, i Tre pezzi op. 11 e i Sei piccoli pezzi op. 19. Molto intensa la lettura della pagine brahmsiane, sfrondate di ogni minima effusione tardo romantica e proposte così con un taglio prosciugato e con coloriture essenziali, quasi a presagire lo Schönberg acuminato e lacerante dei brani successivi – posteriori di quasi un ventennio – in particolare degli aforistici pezzi dell’op. 19; con l’autore austriaco Pollini ha sicuramente offerto il meglio del suo bagaglio pianistico, fatto di rigore intellettuale, lucidità interpretativa e magistrale espressività timbrico-dinamica.
Con la seconda parte della serata si saltava cronologicamente indietro di quasi un secolo, ma in realtà non così tanto in termini di modernità di concezione, poiché la monumentale Sonata op. 106 in si bemolle maggiore di Beethoven è quanto di più ardito e rivoluzionario si possa concepire in ambito pianistico nell’800. Pollini, nel corso della sua sessantennale carriera, ha sfidato più volte questo colossale capolavoro, sia in concerto che in registrazioni discografiche. È evidente che lo smalto tecnico, la precisione e la chiarezza non siano apparse più come quelle di alcuni anni fa, specialmente nell’arduo “Allegro” di apertura, che fra l’altro Pollini ha affrontato con un piglio agogico e con un’ansia a dir poco febbrili e quindi non sempre in modo impeccabile, così come nella “Fuga” conclusiva, restituita tuttavia efficacemente nella sua grandiosità e nelle sue potenti sonorità. In questa opera di eccezionale complessità Pollini ha sicuramente ammaliato il pubblico con un’indimenticabile ed intensa lettura dell’”Adagio sostenuto”. Successo di pubblico caldissimo, ma nessun bis.
Luca Summer

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