“Dalle mie parti”, come si dice, un uomo di governo che rilascia simili dichiarazioni dovrebbe essere preso a calci nel culo.
Per avere successo nella vita contano più le buone amicizie che un valido percorso di istruzione. Molti (giovani) italiani la pensano così e questo sentiment – per quanto con quelle non correlabile – si accompagna al ritorno delle occupazioni in molti istituti scolastici, disegnando un ensemble piuttosto grigio. La novità è che quest’anno la verve modaiola di occupare le scuole ha ottenuto il ‘riconoscimento’ del governo. Si, avete capito bene, del governo. Un certo Davide Faraone, sottosegretario alla pubblica istruzione, ha espresso parole di compiacimento verso questo sport nazionale. Finora erano state colpevolmente tollerate, da oggi sono dolosamente approvate. Per questo signore si tratterebbe di “esperienze di grande partecipazione democratica”. Sembra infatti che, giusto facendo l’esperienza delle occupazioni, il giovane Faraone ebbe a scoprire la propria vocazione alla politica (…) e questo confermerebbe la qualità del potenziale educativo che hanno questi happening radical-chic, dove il conformismo è la regola.
“Dalle mie parti”, come si dice, un uomo di governo che rilascia simili dichiarazioni dovrebbe essere preso a calci nel culo. E che diamine, diranno molti: con tutto quello che accade in questo Paese, proprio con un faraone te la prendi, e con quei bravi ragazzi che, in fin dei conti, suvvia, che male fanno?
L’irresponsabilità è il brodo di coltura nel quale germinano piccole e grandi magagne e la cultura dell’ho-diritto-a-tutto è la stessa in cui maturano a vari livelli la sopraffazione, la negazione dei diritti altrui. Molti guardano con simpatia alle occupazioni perché dimenticano che per tanti giovani, per tanti insegnanti e – se è concesso – per i contribuenti, esse significano soprattutto “interruzione di pubblico servizio”.
Non ho alcuna ragione per difendere la pubblica istruzione, che del resto ha dato e dà, anche in questi frangenti, imperdonabile prova di sé. Sono un sostenitore della competizione e il ‘mio’ sistema dell’istruzione sarebbe qualcosa di completamente alternativo. Il punto, però, è che i giovani occupanti sembrano impegnati a ‘fare festa’ o al più a giocare al politico-in-erba e quando rispondono in modo evasivo o per slogan al perché stanno occupando, dimostrano che non hanno idee, non hanno un progetto, sono anzi pieni di difficoltà. E si capisce: molti di loro sono stati allevati alla batteria delle pretese e del tutto-mi-è-dovuto e cominciano presto a preferire le scorciatoie, dimenticando che la rivoluzione, in questo Paese, è il compimento del proprio dovere. Sono raggiunti da troppi messaggi negativi e ascoltano, spesso e volentieri, i tanti cattivi maestri che infestano i media, la rete, le città, la vita. Qualcuno dovrebbe spiegare loro che i comportamenti virtuosi e il rispetto degli altri sono in grado di ‘contagiare’ il mondo che li circonda, almeno quanto le condotte viziose sono capaci di inquinarlo.
Occupare licei e facoltà universitarie è una moda che ha alcuni decenni: un copione vecchio, logoro e, peggio, privo di anima, di direzione, incapace di ispirare suggestioni. Se proprio questi giovin signori non possono rinunciare al loro costoso party autunnale, ci mettano almeno qualcosa di piccante. Solo per fare un esempio: caccino il Faraone.

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