Tutti i tecnocrati italiani “scesi (o saliti…) in politica”, si sono presto trasformati in leader di partito. Si guardi Monti con il suo rassemblement che, svestiti i panni del tecnico, propone oscillanti alleanze politiche al Pdl e al Pd.

Altro che regime d’emergenza! In questo senso, secondo Gardels, andrebbero reinterpretate le parole pronunciate da Monti a dicembre, l’invito a essere fieri perché “gli Stati Uniti stanno cercando di fare quello che l’Italia nel 2012 ha fatto”, aveva detto nella conferenza stampa di fine anno l’ex presidente della Bocconi e membro di Bildelberg e Trilateral. “Infatti il Congresso sta cercando un accordo bipartisan sul fiscal cliff, ma in Italia abbiamo fatto un accordo tri-partisan per fronteggiare l’emergenza finanziaria”. Negli ultimi vent’anni abbiamo avuto come Presidente del consiglio e poi come Presidente della Repubblica un governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, e come premier Lamberto Dini, direttore generale della nostra Banca centrale, e ancora a capo del governo un imprenditore come Silvio Berlusconi e un grand commis di Stato come Romano Prodi, senza dimenticare che tra i protagonisti della cosiddetta seconda Repubblica ci sono magistrati come Ingroia e Di Pietro Abbiamo inoltre visto importanti magistrati fondare partiti politici, altri scendere nell’agone elettorale, inviare messaggi al popolo, usare i poteri di indagine e di custodia cautelare come strumento di intervento nelle vicende politiche nazionali. Da ultimo, la nomina a senatore a vita e presidente del Consiglio di un importante eurocrate, impegnato e accreditato da sempre nel sistema giuridico-finanziario creato dai vertici amministrativi dei Paesi aderenti all’Europa di Bruxelles: Mario Monti. Si può pertanto, parlare di “democrazia depoliticizzata”?
Forse. Però tutti i tecnocrati italiani “scesi (o saliti…) in politica”, si sono presto trasformati in leader di partito. Si guardi Monti con il suo rassemblement che, svestiti i panni del tecnico, propone oscillanti alleanze politiche al Pdl e al Pd, utilizzando la politique d’abord, la “politica prima di tutto”, in particolare i “due forni” di andreottiana memoria.
In questa prospettiva, la politica, con le “dure repliche della Storia” di cui parlava Marx citando Hegel, si prende la rivincita sulla tecnocrazia.

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