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C’è pur sempre politica dietro le tecnocrazie

di Maurizio Ballistreri | 10 Febbraio 2013

Tutti i tecnocrati italiani “scesi (o saliti…) in politica”, si sono presto trasformati in leader di partito. Si guardi Monti con il suo rassemblement che, svestiti i panni del tecnico, propone oscillanti alleanze politiche al Pdl e al Pd.

ecco-i-ministri-del-governo-montiNathan Gardels, direttore della rivista New Perspectives Quarterly (membro come Monti del think tank Berggruen Institute), al cui ultimo numero sul “ritorno della meritocrazia politica” hanno collaborato tra gli altri Tony Blair, Romano Prodi e Nouriel Roubini, ha affermato: “Si potranno avere giudizi diversi sulle singole riforme approvate dal governo italiano in quest’ultimo anno, ma il successo dell’esecutivo nell’opera di stabilizzazione finanziaria è innegabile. Perciò questo modello istituzionale sarà sempre più spesso replicato in altri paesi occidentali”.
Altro che regime d’emergenza! In questo senso, secondo Gardels, andrebbero reinterpretate le parole pronunciate da Monti a dicembre, l’invito a essere fieri perché “gli Stati Uniti stanno cercando di fare quello che l’Italia nel 2012 ha fatto”, aveva detto nella conferenza stampa di fine anno l’ex presidente della Bocconi e membro di Bildelberg e Trilateral. “Infatti il Congresso sta cercando un accordo bipartisan sul fiscal cliff, ma in Italia abbiamo fatto un accordo tri-partisan per fronteggiare l’emergenza finanziaria”. Negli ultimi vent’anni abbiamo avuto come Presidente del consiglio e poi come Presidente della Repubblica un governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, e come premier Lamberto Dini, direttore generale della nostra Banca centrale, e ancora a capo del governo un imprenditore come Silvio Berlusconi e un grand commis di Stato come Romano Prodi, senza dimenticare che tra i protagonisti della cosiddetta seconda Repubblica ci sono magistrati come Ingroia e Di Pietro Abbiamo inoltre visto importanti magistrati fondare partiti politici, altri scendere nell’agone elettorale, inviare messaggi al popolo, usare i poteri di indagine e di custodia cautelare come strumento di intervento nelle vicende politiche nazionali. Da ultimo, la nomina a senatore a vita e presidente del Consiglio di un importante eurocrate, impegnato e accreditato da sempre nel sistema giuridico-finanziario creato dai vertici amministrativi dei Paesi aderenti all’Europa di Bruxelles: Mario Monti. Si può pertanto, parlare di “democrazia depoliticizzata”?
Forse. Però tutti i tecnocrati italiani “scesi (o saliti…) in politica”, si sono presto trasformati in leader di partito. Si guardi Monti con il suo rassemblement che, svestiti i panni del tecnico, propone oscillanti alleanze politiche al Pdl e al Pd, utilizzando la politique d’abord, la “politica prima di tutto”, in particolare i “due forni” di andreottiana memoria.
In questa prospettiva, la politica, con le “dure repliche della Storia” di cui parlava Marx citando Hegel, si prende la rivincita sulla tecnocrazia.

Pubblicato in : Primo pianoTag: caro alzeglio ciampi

Info Maurizio Ballistreri

Professore di diritto del lavoro nel Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell’Università di Messina, ha insegnato alla Luiss, nell’Università di Extremadura in Spagna, in seminari alla Sorbonne-Pantheon di Parigi, all’Università di Santiago de Compostela, all’Università economica di Cracovia, nelle Università di Kiew e Zagabria, autore di libri e di pubblicazioni scientifiche sui temi del diritto del lavoro e delle relazioni industriali. Avvocato di Cassazione e Revisore legale dei conti.
Già deputato socialista nella XIV Legislatura all’Assemblea Regionale Siciliana e dirigente sindacale della UIL, ha svolto importanti incarichi istituzionali quale consigliere di amministrazione dell’IRCAC, l’Istituto per il credito alla cooperazione della Regione siciliana, dell’Università degli Studi di Messina in rappresentanza del CNEL, della Società “Stretto di Messina” Spa.

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