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Buy and share. Antitrust sospende i siti Zuami, Listapro, Shopbuy e Ibalo. Che fare per i malcapitati?

di Emmanuela Bertucci | 19 Dicembre 2018

È di ieri l’ultimo intervento dell’Antitrust (1) in tema di buy and share e ordina la sospensione dell’attività di quattro siti internet zuami.it, listapro.it, shopbuy.it e ibalo.it.
Il buy and share ha preso piede in Italia dal settembre 2017 e si tratta di un meccanismo di vendita piramidale, che opera tramite siti di e-commerce che pubblicizzano prodotti – prevalentemente tecnologici – a prezzi scontatissimo (fino a 1/3 del prezzo di mercato). L’utente si registra al sito e paga il prodotto, che però non verrà consegnato subito. L’acquirente viene infatti  inserito in una “lista” composta di tutti gli altri acquirenti e il  prodotto sarà effettivamente consegnato solo quando altri acquirenti successivi ne avranno “completato” il prezzo di acquisto indicato dal sito, comprando a loro volta con lo stesso meccanismo altri prodotti sul sito.
E’ chiaro che si tratta di meccanismo piramidale nel quale quanto più si “allarga” la base di acquirenti, tanto meno probabile è l’effettiva spedizione del bene acquistato da parte degli ultimi soggetti acquirenti. L’intera attività raggiunge un punto di non ritorno, nel quale gli importi da corrispondere da parte di altri utenti sono così alti da diventare insostenibili, avendo come conseguenza il fallimento della società e l’impossibilità, per chi ha versato un anticipo, di ottenere indietro il proprio denaro.
Questa, in estrema sintesi, la motivazione dei provvedimenti dell’Antitrust:
“L’Autorità ha ritenuto che tali sistemi di vendita siano in grado di attrarre un numero sempre crescente di acquisti – in realtà mere prenotazioni – e possano funzionare solo in caso di una loro continua e rapida espansione, condizioni del tutto particolari e aleatorie che ne evidenziano la natura gravemente scorretta, in grado di ingannare un numero crescente di consumatori e condizionare indebitamente coloro che vi hanno aderito […] Il professionista, peraltro, non si discosta da altri operatori e-commerce destinatari di precedenti interventi dell’Autorità: la prima fase di promozione è dedicata ad acquisire credito reputazionale attraverso il rapido scorrimento della lista e la conseguente consegna dei beni prenotati. Dopo che un numero rilevante di soggetti hanno aderito al “sistema” e versato l’importo richiesto, lo scorrimento della lista rallenta progressivamente fino ad arrestarsi e, a questo punto, il professionista impedisce ai consumatori che lo
chiedano di uscire dal sistema ed essere rimborsati di quanto originariamente versato”.
Il meccanismo è ormai noto, ma in tanti continuano a cascarci e a pagare somme che forse non rivedranno mai più.
La nostra prima denuncia (2), sia all’Antitrust che alla Procura della Repubblica, risale a gennaio del 2018 e riguardava il sito dueamici.it. Nel frattempo il sito ha chiuso, i gestori sono stati arrestati (3) e la Procura della Repubblica di Nocera Inferiore ha sequestrato 95.000 euro a fronte di 125 persone truffate per un importo complessivo di 100.000 euro. Ma temiamo che le stime della Procura della Repubblica siano troppo ottimistiche e dovute al fatto che in tanti non hanno sporto querela, perché all’epoca verificammo che la “lista” di acquisti si componeva di persone che avevano già versato somme per oltre 1 milione e 800 mila euro. Chi ha comprato sul sito dueamici.it può ancora presentare querela – specificando che il procedimento pende davanti alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore – ma difficilmente rivedrà i suoi soldi.
E ciò perché questi siti aprono e chiudono molto velocemente, giusto il tempo di incassare a sufficienza per poi sparire. In uno dei provvedimenti dell’Antitrust di ieri risulta infatti che il gestore aveva prima aperto e chiuso il sito bazaza.it e poi aperto il sito, oggetto dell’ordine di sospensione dell’attività, listapro.it.
Dalle indagini dell’Antitrust e dalle verifiche che abbiamo fatto a suo tempo è emerso che si tratta di siti aperti da società a responsabilità limitata semplificate con un capitale sociale di appena mille euro, che spesso hanno sede sociale presso lo studio di un commercialista e dichiarano come sede operativa una stanza in affitto. Non c’è insomma una struttura d’impresa seria dietro. Ancora, in un altro caso preso in esame dall’Antitrust l’attività era stata anche venduta, con il suo ricco pacchetto di “clienti”, ad un prezzo ignoto.

Quali indicazioni dare ai consumatori?

L’unico concreto consiglio che possiamo dare è di non fidarsi mai di chi propone prezzi sospettosamente bassi e quindi di non acquistare da questi siti.
Inutile poi piangere sugli euro pagati. Chi lo avesse fatto potrà esercitare il diritto di recesso (4) e, se non dovesse ricevere il rimborso di quanto pagato, potrà denunciare la pratica commerciale all’Antitrust (5) affinché ordini la chiusura del sito a salvaguardia di futuri acquirenti e sporgere querela. Ma molto probabilmente ormai troppo tardi per recuperare il denaro.

1 – https://www.aduc.it/notizia/antitrust+sospende+alcuni+siti+che+vendevano+col_135335.php
2 – https://www.aduc.it/comunicato/iphone+429+euro+miraggio+aduc+denuncia+dueamici+it_27377.php
3 – https://www.aduc.it/notizia/buy+share+dueamici+it+arrestati+responsabili_135320.php
4 – http://sosonline.aduc.it/scheda/sul+diritto+recesso+ho+appena+fatto+acquisto+ma+ci_9652.php
5 – http://www.agcm.it/consumatore/55-tutela-consumatore/contact-center/5616-come-segnalare.html

Emmanuela Bertucci, legale, consulente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, consumatori, euro, fallimento, italia, mercato, natura, notizia, persone, provvedimenti, repubblica, responsabili, soldi

Info Emmanuela Bertucci

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