Ci sono state preoccupanti e massive partecipazioni di immigrati e di fan degli altri partiti.
Dopo le ultime confusionarie liti, anche le primarie hanno perso la lucentezza dell’onestà. Non sono più il metodo cristallino che permetteva alla gente di individuare il suo capo naturale. Sono state scoperte grosse infezioni di elementi estranei (virali) introdottisi nel corpo sano dell’elettorato allo scopo di danneggiarlo, ammalarlo e magari farlo morire. E non a caso la giustizia, notoriamente poco indaffarata, si è subito preoccupata di trovare risvolti illegali civili e penali. Cosa è successo. Ci sono state preoccupanti e massive partecipazioni di immigrati e di fan degli altri partiti. Affrontiamo la partecipazione degli immigrati. Questi, hanno sempre pensato i politologici, devono votare il candidato più a sinistra ed anticapitalista. Le ragioni sono molte. Il candidato più a sinistra è terzomondista, internazionalista, favorevole ai più poveri e contrario alle discriminazioni contro gli ultimi arrivati. In via di principio è contrario addirittura alle frontiere ed a tutti gli ostacoli che impediscano ai popoli privi di welfare di godere di quello esistente in altri paesi. E’ uno shock politico ed etico scoprire che gli immigrati non appoggino questo buon candidato ed anzi si rivolgano al suo avversario, che è in maniera più o meno chiara meno amorevole loro. La scoperta però è quella dell’acqua calda. Primo, gli immigrati, bisognosi di tutto, seguono quello che decide la relativa o relative comunità, dove comanda quello della famiglia più nota nella patria d’origine o più ricca in Italia. In sintesi ubbidiscono alla propria mafia etnica. E’ naturale sia così: le mafie, bande, caporalati sono le uniche organizzazioni popolari, in un contesto predemocratico e premoderno, di difesa dei propri interessi dai poteri della forza del re\presidente e della cultura del prete\stregone. Le mafie scompaiono solo in presenza della forza economica del ceto medio e dell’organizzazione di massa dei partiti dei poveri\lavoratori. Poiché gli immigrati, nessuno escluso, provengono da contesti non democratici, rispondono in primo luogo solo alle proprie mafie interne. In secondo luogo sono una massa pronta a passare al servizio di mafie italiane, tra cui la nostra Mafia storica è una minoranza. Gli immigrati forniscono un esercito di massa per le occupazioni sociali e abitative, gestite da piccole unità politico-economiche; giustificano l’esistenza di migliaia di organizzazioni della carità e della solidarietà. Fungono in sintesi da sostituti della massa di iscritti ai partiti di un tempo. Detto ciò, non fa una piega che possano in migliaia essere messi in fila per votare alle primarie magari per sostenere il ras delle bancarelle, il capo dei consultori, l’amico dei drogati, il filantropo dei cantieri. Non c’è nessuna scelta di interesse diretto tra i milioni di immigrati ed i candidati. Anzi, per gli immigrati la migliore politica è l’indifferenza che consenta loro la propria autorganizzazione mafiosa. Quanto agli immigrati meglio inseriti e più italianizzati, questi, proprio in contrasto con il terribile atteggiamento dei compatrioti, sposano spesso la causa della legge e dell’ordine, finendo per rifiutare l’apertura del candidato più di sinistra. Il paradosso finale è che il candidato più di sinistra e quindi più favorevole agli immigrati finisca per essere quello più danneggiato dalla loro partecipazione. Il fautore del bon sauvage e della fine delle frontiere finisce per chiederne una più stretta applicazione. E’ il problema dell’apertura democratica a masse che non hanno opinioni democratiche. Se si chiude loro, non si è democratici, se si apre, si consegna il controllo all’antidemocrazia. La soluzione è offerta dalle tanto criticate elezioni ufficiali che si dimostrano migliori delle primarie proprio perché pongono il limite della cittadinanza escludendo chi cives non è, come appunto gli immigrati. Nell’idea che il tempo necessario utile ad avere la cittadinanza mitighi l’appartenenza alla comunità d’origine con il sopraggiungere di legami con la nuova patria.

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