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Bronisław Dąbrowski, l’uomo del Vaticano che lancio’ Wojtyła e Wałęsa

di Alessandro Silvestri | 25 Gennaio 2015

Bronisław DąbrowskiRicevo questa importante testimonianza da CG, uomo al servizio delle strutture parallele della curia episcopale che mi chiese a suo tempo di renderla nota soltanto dopo la sua morte. 

PREMESSA: vengo dalla provincia veneta dove ai tempi della mia giovinezza, miseria e arretratezza erano il pane quotidiano. Andai garzone presso una drogheria ma quando il padrone scopri’ che studiavo di nascosto, mi riempi’ di calci e per ulteriore punizione, mi fece pulire il pavimento con una piccola spazzola per un’intera giornata.

“Chi nasce garzone se sgobba sodo, al massimo puo’ divenire un commesso!” Questa la morale padronale dell’epoca. Anche mia madre si mise a piangere quando capi’ che non avrei smesso di studiare. Riuscii a laurearmi faticosamente anni dopo in sociologia e come premio mi trasferii in Svizzera dove trovar lavoro non era un problema. Ma certo non mi sarei mai immaginato a quale carriera fossi destinato.

Il mio compagno di stanza ricevette a poca distanza di tempo due proposte importanti, la prima presso una multinazionale del settore immobiliare svizzera, la seconda da una importante università americana per un dottorato di 5 anni. Non sapeva come dire di no alla prima e come non rinunciare alla seconda alla quale teneva. Scelse l’America e propose me per la Svizzera.

Il colloquio avvenne in uno dei tanti uffici dirigenziali di Zurigo. La missione è in un paese africano, ma non posso al momento ricevere tutti i dettagli. Sono perplesso e anche un po’ intimorito. Ma la paga è alta e l’unica clausola è che se anche l’incarico si interrompe per mia volontà, vengo pagato tutti e 12 i mesi. Il tempo concessomi per condurre in porto, l’affare.

Al mio arrivo scopro di cosa mi devo occupare. C’è un progetto importante in ballo. Miliardi di dollari da investire in infrastrutture alberghiere, immobili, servizi. L’intoppo è costituito dai conflitti tribali che da decenni dilaniano la regione. Le etnie sono 3; una maggioritaria ma non autoctona. La seconda per numero, autoctona dalla quale proviene anche il nome del luogo, la terza minoritaria ma costituente in pratica l’elite pubblica del paese. Altri prima di me hanno fallito, se non se ne viene a capo in tempi ragionevoli, mi informano i miei capi, si dovrà dirottare l’investimento altrove. Su questo ultimo punto mi arrovello cercando di far dialogare i capitribu’.

Dopo un periodo di studio e di adattamento decido di incontrarli. Il maggioritario:“noi siamo di più, oltre il 50% di tutta la popolazione, o non ci avete insegnato voi europei che la democrazia funziona a maggioranza?” Ineccepibile pensai. Il secondo: “la terra è nostra, viviamo qui dalla notte dei tempi, gli altri che sono si’ tanti, sono in realtà dei mercenari venuti al seguito dei colonizzatori ed hanno compiuto orribili massacri per rubare la nostra terra!” Come poter dargli torto? La terza ed ultima tribu’, quella più piccola ma con il più alto tasso di educazione scolastica: “è vero noi siamo meno di tutti gli altri, ma gli unici laureati sono i nostri, come puo’ un corpo vivere senza testa?”  Lapalissiano.

 

Dopo i primi due mesi di infruttuosi tentativi, e iniziando anche a soffrire per il clima e la situazione senza sbocco, ebbi l’intuizione giusta. Chiesi alla sede centrale di sbloccare (fittiziamente) la prima tranche del finanziamento trasmettendo il mandato nella banca locale (tra l’altro di loro proprietà). L’unico mezzo di comunicazione allora disponibile era il telegrafo, ma le notizie viaggiavano lo stesso dato che gli operatori erano locali. Li convocai tutti insieme e gli paventai l’ultimatum, giuntomi la sera precedente dall’Europa. L’altro parte dell’escamotage. O si decidevano dunque a collaborare o altrimenti tempo ancora qualche settimana e la multinazionale avrebbe abbandonato il progetto.

Li invitai a seppellire definitivamente il passato e a pensare al futuro dei loro figli. Ad un certo punto accennai al fatto che stava per arrivare una somma ingente per iniziare i lavori, ma se entro due mesi non avessero firmato le concessioni, stop. Si alzo’ prontamente una delle loro figure eminenti (poi seppi il vice-direttore della banca) ed esclamo’ “i soldi sono già arrivati da due giorni!” Il clamore fu enorme, e accese discussioni si protrassero tutta la giornata, ma la settimana successiva arrivarono da Zurigo i dirigenti della società e fu siglato l’accordo. Addirittura i capi-tribu’ vollero che firmassi anch’io che formalmente non contavo assolutamente nulla, ma su questo furono irremovibili e i miei lestamente acconsentirono.

VIA BORGHETTO 6, LUGANO Tornato in Svizzera quale sorpresa! Ricevetti il doppio dello stipendio pattuito e una lettera di servizio densa di elogi. Due anni di un salario che già in Italia era da altissimo dirigente.  Passai alcuni mesi spensierati, mi sposai e pensai di stabilirmi definitivamente in Italia. Mi sbagliavo alquanto, non sarei mai più rientrato definitivamente. Una mattina presto mi giunge una telefonata da Zurigo, mi chiedono se sia interessato a nuovi incarichi. Fissiamo l’incontro e dopo i convenevoli mi fanno sapere che loro sono solo degli intermediari. Sono i committenti che desiderano vedermi. Viene fissato l’appuntamento il giorno dopo a Lugano, via Borghetto n° 6.

In stazione trovo la macchina ad aspettarmi, mi porta direttamente sul posto e l’autista mi fa cenno verso il massiccio portone. Faccio per suonare e mi viene un colpo! Torno in fretta alla macchina e faccio “guardi che ci deve essere un errore!” No no, è il posto giusto. Esitando ancora un attimo, torno indietro e leggo ancora una volta la targhetta di ottone: DIOCESI DI LUGANO CURIA VESCOVILE. Entrando una suora gentile ma discreta mi fa accomodare, mi offre un tè e dopo una mezz’oretta mi riceve il vescovo in persona, monsignor E.T. che cordialmente mi rammenta il successo per la missione africana e mi chiede se fossi pronto ad affrontarne una nuova, questa volta direttamente alle dipendenze episcopali, in Polonia. Provai di nuovo, impacciato e guardingo, a chiedere di cosa si trattasse, ma come nel caso precedente le notizie le avrei potute ricevere solo una volta accettato l’incarico, a Varsavia.

Ero sinceramente intimidito e al tempo stesso elettrizzato, da pochi mesi era salito al soglio pontificio Giovanni Paolo II e l’influenza della curia polacca nella Chiesa, era al suo Zenith. Realizzai cosi’ da quell’incontro, ormai già grandicello che ero, che la Chiesa non vive solo di opere pie. L’avrei constatato direttamente in seguito, al servizio di uno se non il migliore, servizio segreto mondiale. Una organizzazione capillare che anche per i laici, diventa una sorta di missione a vita. Ul. Miodow 17-19, Warszawa, Arcidiocesi di Varsavia e sede dell’episcopato polacco.   “Si avvicini che la confesso, qui ci sono microfoni dappertutto” bisbiglio’ in un discreto italiano un vescovo sorprendentemente giovane. Seppi poi dallo speciale rapporto che segui’ negli anni a venire che Bronisław Dąbrowski era un “orionino” ed aveva passato gli anni del noviziato sotto l’attenta guida di don Biagio Marabotto e poi due anni a Tortona direttamente al cospetto di don Luigi Orione, l’illustre allievo di don Giovanni Bosco.  (FINE PRIMA PARTE)

 

Pubblicato in : Primo piano

Info Alessandro Silvestri

Nei primi anni ’90 si forma alla scuola politica del Circolo Rosselli di Firenze, dopo aver mosso i primi passi nel PSI della Basilicata. E’ allievo e collaboratore di Valdo Spini durante gli incarichi parlamentari e di governo. Dirigente del partito Laburista, partecipa alla nascita dei DS ed è tra i firmatari della mozione che introduce nel simbolo la definizione “Partito del Socialismo Europeo”.
Inviato locale de “Il Tirreno” è stato pubblicato su varie testate quotidiane e periodiche. Consigliere comunale e capogruppo di maggioranza di centro-sinistra a Castelfranco di Sotto dal 2001 al 2005. Nel 2005 partecipa al progetto della “Rosa nel Pugno” con l’ex presidente della Lega delle Cooperative Lanfranco Turci, col quale nel 2007 partecipa alla “Costituente Socialista” della quale è stato il principale ispiratore. In seguito al tentativo di ricostruire una forza organizzata dei socialisti in Italia, sostiene Anna Falcone come candidata segretaria e dal 2010 al 2016 collabora con Bobo Craxi.
Si è occupato professionalmente per 30 anni di ristorazione, in Italia e all’estero, dove ha lavorato anche per lo sport automobilistico e ha partecipato alla preparazione di due campagne di America’s Cup con Prada e con Mascalzone Latino.
Dal novembre 2022 è entrato a far parte della redazione del “Avanti! Della Domenica”.

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