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Brics 2026: la presidenza dell’India

Dall’inizio di gennaio la presidenza dei Brics è passata all’India che propone un programma basato sulla “Costruzione della resilienza, dell’innovazione, della cooperazione e della sostenibilità”. Sarà un passaggio molto importante per il Gruppo di undici paesi (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Egitto, Etiopia, e Indonesia). Oggi i Brics rappresentano 4 miliardi di abitanti, il 41% del pil globale, se calcolato in parità di potere d’acquisto (ppa), il 37% del commercio globale e oltre il 50% della capacità energetica totale. Il loro pil sorpassa quello del G7. Singolarmente ogni paese membro ha i suoi problemi, anche gravi. Si veda la situazione odierna in Iran, ma crediamo che nessuno al mondo possa ergersi come esempio immacolato.

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi | 24 Gennaio 2026

Dall’inizio di gennaio la presidenza dei Brics è passata all’India che propone un programma basato sulla “Costruzione della resilienza, dell’innovazione, della cooperazione e della sostenibilità”. Sarà un passaggio molto importante per il Gruppo di undici paesi (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Egitto, Etiopia, e Indonesia). Oggi i Brics rappresentano 4 miliardi di abitanti, il 41% del pil globale, se calcolato in parità di potere d’acquisto (ppa), il 37% del commercio globale e oltre il 50% della capacità energetica totale. Il loro pil sorpassa quello del G7.
Singolarmente ogni paese membro ha i suoi problemi, anche gravi. Si veda la situazione odierna in Iran, ma crediamo che nessuno al mondo possa ergersi come esempio immacolato.
L’India, infatti, è ritenuta la nazione meno contrapposta al cosiddetto Occidente e più indipendente anche rispetto alle politiche della Cina e della Russia. Forse, però, chi a Washington o a Bruxelles pensa di poterla giocare a suo favore si sbaglia. La sua autonomia si è vista quando Trump, che ha minacciato pesanti dazi contro le imprese indiane, ha ricevuto un sonoro “no” alle sue mire.
Anche nel suo discorso di apertura della presidenza indiana, il ministro degli esteri di New Delhi, Dr. S. Jaishankar, ha contrapposto la legittimità del multilateralismo al protezionismo e un no forte all’uso della finanza come arma e all’applicazione selettiva delle regole.
Nel 2025 l’India ha superato la Cina come principale acquirente di petrolio della Russia, importando, a prezzo scontato, quasi 2 milioni di barili al giorno di greggio, con un risparmio stimato di 17 miliardi di dollari all’anno. Ha sfruttato le sue capacità di raffinazione per produrre diesel e carburante per aerei, che esporta in Europa. Anche l’adozione di accordi commerciali rupia-rublo ha ulteriormente protetto questo commercio dai sistemi finanziari occidentali. Inoltre, l’India prosegue nella costruzione di due corridoi infrastrutturali: il Corridoio di Trasporto Internazionale Nord-Sud (INSTC), una rotta multimodale che collega l’India all’Eurasia attraverso l’Iran e il Corridoio Economico India – Medio Oriente – Europa (IMEC) che mira a bypassare il Canale di Suez collegando l’India al nostro continente.
Non è difficile pensare che la presidenza Trump farà di tutto per sabotare e fermare il processo di cooperazione tra i membri e i partner del Gruppo. Lo ha ripetuto tante volte con il solito linguaggio volgare e violento. Ma il Sud del mondo non può, e non vuole, sottomettersi ai suoi dettami. D’altra parte tutti questi paesi hanno già sperimentato nei secoli passati un doloroso e disastroso processo di colonizzazione. Perché ora dovrebbero accettarne un altro?
Chi si chiede in questi giorni perché i Brics non rispondono immediatamente alle mosse neoimperialiste degli Usa in Venezuela, in Groenlandia, nell’intero emisfero occidentale e altrove, non ha ancora capito come funziona il Gruppo dei Brics e come si esprime la sua politica internazionale.
Le politiche non si misurano in dichiarazioni, ma in fatti. Ad esempio, si dovrebbe prendere nota del recente accordo tra la New Development Bank (Ndb), la banca del Gruppo, e l’Islamic Development Bank con sede a Jeddah in Arabia Saudita, che opera da 50 anni coinvolgendo ben 57 paesi nei progetti di sviluppo.
I Brics sono stati concepiti vent’anni fa per rinvigorire l’ordine multilaterale e anche per sottrarsi agli effetti devastanti della grande crisi finanziaria globale. Chi enfatizza oggi le differenze, per esempio tra la Cina e l’India, dovrebbe ricordare che due decenni fa le tensioni erano ancora più forti, ma non hanno impedito ai due paesi di sottoscrivere un accordo di cooperazione multilaterale.
Per creare una piattaforma economica, finanziaria e tecnologica, non ideologica, di cooperazione per i mercati emergenti e per le economie in via di sviluppo, la presidenza indiana ha tre obiettivi: lo sviluppo dell’economia reale, delle infrastrutture e del digitale; il rafforzamento della Ndb attraverso l’uso delle monete locali e più strumenti di finanziamento; la riforma della governance globale per contare di più in tutti gli organismi internazionali, a cominciare dalle Nazioni Unite. L’obiettivo evidente è rappresentare meglio gli interessi del cosiddetto Sud globale.
La presidenza indiana dei BRICS nel 2026 sarà, quindi, un test per verificare se le potenze emergenti possono esercitare la leadership senza replicare gli eccessi di un’egemonia in declino. La posizione economica sempre più aggressiva e unilaterale degli Stati Uniti ha accelerato la frammentazione globale, erodendo la legittimità dell’ordine che cercano di preservare. In questo contesto, i Brics si pongono più come un correttivo necessario, verso la responsabilità multipolare piuttosto che verso la rivalità multipolare. In questo quadro sarebbe auspicabile che l’Unione europea non restasse a guardare. 

Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
* già sottosegretario all’Economia
**economista 

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

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