• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Bravo Patuelli

di Enrico Cisnetto | 13 Luglio 2014

La relazione del presidente Abi

Un intervento rigoroso, coraggioso e di grande caratura politica, che ha delineato il ruolo delle banche nel nostro sistema economico.
Non dico parlare bene delle banche, ma anche solo evitare di parlarne male, è considerato oggi, in Italia, peccato mortale. Ciononostante, assumo il rischio, e batto le mani con sincera convinzione alla relazione che Antonio Patuelli ha svolto ieri all’annuale assemblea Abi. Un intervento di grande caratura politica e ricco di riferimenti storici e suggestioni culturali – finalmente, vivaddio, che siamo stufi delle lezioncine tecniche – che ha il merito di aver inquadrato il tema della difesa degli interessi delle banche (l’Abi è il loro sindacato, ci mancherebbe che non lo facesse) e più in generale del loro ruolo nel sistema economico, non in termini chiusi e corporativi, ma di analisi intellettualmente rigorosa e coraggiosa, e per questo fuori dagli schemi preconfezionati. Patuelli ha parlato di una crisi nata e cresciuta dentro il capitalismo, il quale, dopo aver vinto la sua battaglia storica contro le ideologie “anti”, ha coltivato un’insana tendenza all’egoismo e all’imprudenza, dimentico delle buone regole dell’etica pubblica, fino a divenire un pericoloso e avido “anarco-capitalismo”. E ha parlato della declinazione italiana della crisi, come dell’esplosione deflagrante di una “democrazia malata” i cui mali affondano le radici nelle pluridecennali contraddizioni di un “non modello” di “non governo”.

Ora, ascoltare il numero uno dei banchieri usare questo linguaggio – erano anni che non sentivo usare il termine “capitalismo” – e fare queste valutazioni fa una certa impressione. Ma questo ha consentito a Patuelli – non a caso uomo risorgimentale e di Prima Repubblica – di infilzare con grande efficacia la punta acuminata della sua dialettica nel ventre molle di quel peronismo da frustrazione e di quei neo-nazionalismi da fuga dalla modernità che in questi anni di crisi hanno costituito la marea montante dei populismi di ogni specie. Perché la “grande crisi”, quella epocale, non è la crisi “del” capitalismo e della globalizzazione, ma di “quel” capitalismo e di quella esaltazione turbo-liberista dei mercati globali che ha fatto gettare la maschera al mercatismo di stampo anglosassone. Le cui conseguenze, paradossalmente, le stanno pagando più di ogni altro – anche e prima di tutto per colpe loro, sia chiaro – quelle economie che durante gli anni della crescita senza limiti venivano definite arretrate perché non sufficientemente finanziarizzate. E, nello specifico, le pagano le banche di quei paesi, Italia in testa, dove più è montata la rabbia sociale e il disprezzo per il ruolo degli intermediari finanziari. Con mistificazioni che rischiano di buttar via il bambino con l’acqua sporca. Quando Renzi dice che l’Europa deve essere dei popoli e non delle banche, usa una frase fatta destinata solo a confondere le idee e generare equivoci, perché per essere dei popoli, l’Europa ha da essere necessariamente anche delle banche. Quando si dice che la ripresa in Italia non c’è perché le banche usano i soldi per comprare titoli di Stato e speculare sui mercati, anziché darli a imprese e famiglie, si distorce la realtà, visto che i prestiti bancari sono aumentati (da 1.555 miliardi dell’agosto 2008 a 1711 miliardi di aprile scorso), visto che i crediti deteriorati sono arrivati a 290 miliardi e le sofferenze hanno raggiunto il 10% degli impieghi, e che questi ultimi continuano ad essere superiori alla raccolta, visto che la domanda di credito ristagna, come dimostra la caduta verticale degli investimenti produttivi, e comunque si orienta molto più sulle ristrutturazioni che sulle nuove iniziative. E visto che, infine, negli ultimi tre esercizi la redditività media dei primi 40 gruppi bancari nazionali è stata negativa e ben peggiore della media Ue.

Insomma, il quadro è diverso dalle chiacchiere da bar che animano i talk-show di grana grossa di cui sono affollati i palinsesti televisivi. In fondo le banche italiane, al contrario di quelle di molti altri paesi, non sono fallite né sono state nazionalizzate. Inoltre hanno attinto le risorse necessarie allo loro ri-patrimonializzazione sui mercati (vedi il successo, su cui ben pochi avevano scommesso, degli aumenti di capitale, specie di quelle banche, come Mps e Carige, che vengono dallo tsunami degli scandali) e quando sono state finanziate dallo Stato (Tremonti e Monti bonds) ciò è avvenuto a tassi da strozzini. Senza contare che le si è munte fiscalmente come mucche anche quando erano chiaramente prive di latte.

Prevengo l’obiezione: ma gli scandali che hanno riempito le cronache sono reali. Vero, fermo restante il dovuto garantismo. Non c’è dubbio che ci sia stata una caduta di quell’intransigenza morale e austerità di comportamenti che lo stesso Patuelli invoca come la base della “difficile arte del banchiere”. Ma questo non autorizza non solo a fare di tutta l’erba un fascio, ma soprattutto a pensare che delle banche si possa fare a meno. Lasciar correre questa preconcetta diffidenza, o peggio assecondarla, significa far ingrossare il fiume di populismo che, per esempio, nega l’opportunità dell’Europa e della moneta unica solo perché esse funzionano male, o che offre alla domanda di nuova moralità la risposta falsa e sbagliata del giustizialismo e del cesarismo. Bravo, Patuelli.

(terzarepubblica.it)

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti