La D del PD sta per “democratico” ma è
una truffa. Cosa ha di democratico un partito che si rivolge più ai passanti
che ai propri iscritti per scegliere le cariche di partito, e dove gli iscritti
non hanno quasi altro diritto che quello di applaudire alle indicazioni
nominative dei capi provinciali, che sono indicati dai capi regionali, che sono
indicati dai capi nazionali e che per quanto riguarda le candidature elettorali
ad ogni livello procede solo per nomine dall’alto? D’altra parte cosa vuoi che
ne sappiano degli iscritti così fessi da non accorgersi che sono stati privati
di ogni potere? E non è neanche democratico nel contenuto della sua azione,
dato che continua a produrre leggi elettorali incostituzionali, ad opera di un
gruppetto di costituzionalisti “a vocazione maggioritaria” perchè vogliono
trasformare le minoranze in maggioranze (nella storia d’Italia c’è solo il
precedente della legge elettorale fatta dal primo governo fascista, e per
fortuna ce lo ricordiamo ancora) e nella loro arrogante stupidità non si sono
resi conto che lavoravano per i 5S o per Salvini e non per il PD. Un partito
dove in sostanza non si vota per scegliere i dirigenti ma si cede all’assalto
di successive bande di avventurieri che tentano il colpo di Stato senza
rendersi conto, nella loro follia che non ammette contraddizioni, che stanno
lavorando per il nemico e non per sé stessi. Un partito che continua a fare le
“feste dell’Unità” per un giornale che non esiste più da molto tempo (mentre ,
chissà perchè, Il Fatto Quotidiano sta in piedi da solo) ma che durante una
delle più complesse e pericolose crisi di governo della storia della repubblica
sospende per un mese l’uscita del bollettino in rete perchè ad agosto tutti i
redattori (pagati o volontari in improbabile attesa di RAI) vanno in ferie
insieme.. Un partito che ha bisogno di rifondarsi perchè anche a livello locale
(oltre che nel mondo sindacale e cooperativo) non riesce più a produrre
amministratori capaci e competenti, ma al massimo modaioli, come purtroppo
insegna anche la vicenda di Bibbiano, ma soprattutto lo insegnano lo scempio
delle ASL in troppe regioni amministrate da sinistra, con la gestione delle ASL
affidata alle mafie del sud e alle massonerie del centro e del Nord, e le
catastrofiche vicende del Monte Paschi e delle banchette del centro Italia con
presenza di amministratori nominati dagli enti locali.
Impressionante poi l’alterigia dei capi del PD
nei confronti dell’attuale alleato che si permette di far votare ai militanti
in rete le decisioni più importanti: dovrebbero umilmente cercare di imparare
da loro, introducendo le garanzie di controllo che in un partito di lungo corso
esistono, per lo meno sulla carta, molto più che in una srl, e invece quella di
far votare i militanti viene considerata, dai ras autonominati del PD, una
pratica barbarica, forse perchè preoccupante. Insomma, il ceto dirigente del pd
che si autocoopta si comporta verso gli iscritti come un tempo i bianchi del
Sudafrica verso i negri: gli auguro la stessa fine… Un ceto dirigente vanesio
e impreparato di cui si stenta a ricordare negli ultimi 20 anni qualche riforma
necessaria o solo utile o intelligente: nei libri di storia saranno ricordati
soprattutto per la svendita delle partecipazioni statali a cani e porci, e per
l’ostinata difesa della gestione privata dell’acqua anche dopo un referendum
plebiscitario.
Claudio Bellavita

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