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Bozza di un appello popolare al PD

Un ceto dirigente vanesio e impreparato di cui si stenta a ricordare negli ultimi 20 anni qualche riforma necessaria o solo utile o intelligente.

di Claudio Bellavita | 16 Settembre 2019

La D del PD sta per “democratico” ma è una truffa. Cosa ha di democratico un partito che si rivolge più ai passanti che ai propri iscritti per scegliere le cariche di partito, e dove gli iscritti non hanno quasi altro diritto che quello di applaudire alle indicazioni nominative dei capi provinciali, che sono indicati dai capi regionali, che sono indicati dai capi nazionali e che per quanto riguarda le candidature elettorali ad ogni livello procede solo per nomine dall’alto? D’altra parte cosa vuoi che ne sappiano degli iscritti così fessi da non accorgersi che sono stati privati di ogni potere? E non è neanche democratico nel contenuto della sua azione, dato che continua a produrre leggi elettorali incostituzionali, ad opera di un gruppetto di costituzionalisti “a vocazione maggioritaria” perchè vogliono trasformare le minoranze in maggioranze (nella storia d’Italia c’è solo il precedente della legge elettorale fatta dal primo governo fascista, e per fortuna ce lo ricordiamo ancora) e nella loro arrogante stupidità non si sono resi conto che lavoravano per i 5S o per Salvini e non per il PD. Un partito dove in sostanza non si vota per scegliere i dirigenti ma si cede all’assalto di successive bande di avventurieri che tentano il colpo di Stato senza rendersi conto, nella loro follia che non ammette contraddizioni, che stanno lavorando per il nemico e non per sé stessi. Un partito che continua a fare le “feste dell’Unità” per un giornale che non esiste più da molto tempo (mentre , chissà perchè, Il Fatto Quotidiano sta in piedi da solo) ma che durante una delle più complesse e pericolose crisi di governo della storia della repubblica sospende per un mese l’uscita del bollettino in rete perchè ad agosto tutti i redattori (pagati o volontari in improbabile attesa di RAI) vanno in ferie insieme.. Un partito che ha bisogno di rifondarsi perchè anche a livello locale (oltre che nel mondo sindacale e cooperativo) non riesce più a produrre amministratori capaci e competenti, ma al massimo modaioli, come purtroppo insegna anche la vicenda di Bibbiano, ma soprattutto lo insegnano lo scempio delle ASL in troppe regioni amministrate da sinistra, con la gestione delle ASL affidata alle mafie del sud e alle massonerie del centro e del Nord, e le catastrofiche vicende del Monte Paschi e delle banchette del centro Italia con presenza di amministratori nominati dagli enti locali.
Impressionante poi l’alterigia dei capi del PD nei confronti dell’attuale alleato che si permette di far votare ai militanti in rete le decisioni più importanti: dovrebbero umilmente cercare di imparare da loro, introducendo le garanzie di controllo che in un partito di lungo corso esistono, per lo meno sulla carta, molto più che in una srl, e invece quella di far votare i militanti viene considerata, dai ras autonominati del PD, una pratica barbarica, forse perchè preoccupante. Insomma, il ceto dirigente del pd che si autocoopta si comporta verso gli iscritti come un tempo i bianchi del Sudafrica verso i negri: gli auguro la stessa fine… Un ceto dirigente vanesio e impreparato di cui si stenta a ricordare negli ultimi 20 anni qualche riforma necessaria o solo utile o intelligente: nei libri di storia saranno ricordati soprattutto per la svendita delle partecipazioni statali a cani e porci, e per l’ostinata difesa della gestione privata dell’acqua anche dopo un referendum plebiscitario.

Claudio Bellavita

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, crisi, crisi di governo, governo, italia, legge elettorale, mondo, pd, rai, referendum, repubblica

Info Claudio Bellavita

claudio bellavita, dirigente Stet-telecom in pensione, è anche stato amministratore di banche. Ora si occupa di politica locale (capogruppo pd circoscrizione centro di Torino) e scrive. La sua “tutta la storia del mondo in un pomeriggio” uscita come e-book su Amazon è in testa alla classifica del settore educazione, e verrà adottata dal liceo italiano di Parigi e consigliata come lettura alle matricole di ingegneria gestionale del Politecnico

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