
Venerdì di passione per Wall Street, lo scorso 5 giugno, un fine settimana operativa che ha registrato una seduta ad alta volatilità e fortemente polarizzata, segnata da un pesante crollo del settore tecnologico (tech) e da una decisa rotazione settoriale verso i titoli value e finanziari. L’S&P 500 ha chiuso in forte calo, lasciando sul terreno il -2,64%. Il Nasdaq Composite ha ceduto di schianto, perdendo il 4,2% in un’unica sessione, risentendo dello scoppio di una fase di disillusione legata all’Intelligenza Artificiale. Infine il Dow Jones ha mostrato, nonostante la rotazione di portafoglio dagli altri indici, un calo dell’1.35%. Sui principali indici azionari hanno pesato le forti vendite che si sono abbattute sui titoli del settore tech su prese di profitto dopo il forte rally delle ultime settimane, mentre i rendimenti dei titoli del Tesoro USA evidenziano un’impennata (4.57%) dopo che il rapporto sull’occupazione di maggio (Non Farm Payrolls) è risultato nettamente migliore del previsto, alimentando tra gli investitori rinnovate preoccupazioni per una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve. Nella notte, anche le principali borse asiatiche hanno registrato un deciso calo generalizzato, e a pesare sui listini della regione Asia-Pacifico è stata una forte ondata di vendite che ha colpito in particolar modo il comparto tecnologico e i mercati della Corea del Sud e del Giappone. Tokyoi ha chiuso a -3.6% mentre la borsa di Seul ha ceduto il 5.98%. Da capire se si tratta di un movimento correttivo temporaneo, oppure se è l’inizio di qualcosa di maggiormente significativo. Per ora propendiamo per la prima ipotesi e l’AT ci dirà probabilmente se andremo a violare i supporti chiave e se la price action significherà la fine degli eccessi legati all’AI.
VALUTE.
Lunedì l’indice del dollaro si è attestato intorno a quota 100, dopo un rialzo di oltre l’1% la scorsa settimana, sostenuto da solidi dati sul mercato del lavoro statunitense che hanno rafforzato le aspettative di un aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno. I dati pubblicati hanno mostrato che l’economia statunitense ha creato 172.000 posti di lavoro a maggio, superando ampiamente le previsioni di 85.000, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3%. In seguito alla pubblicazione del rapporto, i mercati hanno aumentato la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed a dicembre a quasi il 70%, rispetto al 50% circa precedente. Nonostante ciò, si prevede ancora che la banca centrale lascerà i tassi di interesse invariati nella riunione di politica monetaria del 16-17 giugno, sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh. L’EurUsd è sceso fino a 1.1500 per poi rimbalzare qualche punto e attestarsi a 1.1530. UsdJpy è rimasto intorno a 160.30 senza salire oltre per i timori di intervento della Boj, il che ha generato il crollo temporaneo dell’EurJpy da 186.10 e 184.40 per poi recuperare quota 184.980. Jpy in leggera ripresa quindi in mezzo a forza di dollaro in qualità di asset rifugio, mentre le oceaniche hanno perso forza. Stabile il Chf contro euro e in calo contro dollaro anche se il UsdChf non ha ancora superato quota 0.8000. I cambi, in generale, attendono ancora il trigger per potersi scatenare, con una volatilità che a parte lo Jpy, dove c’e’ enorme potenziale di movimento, rimane comunque abbastanza contenuta. Sul fronte crypto, il valore del bitcoin si è dimezzato da ottobre scorso, a dimostrazione che resta un tipico asset risk on, altamente speculativo.
GIAPPONE, PIL IN RIPESA.
Il PIL giapponese è cresciuto dello 0,5% su base trimestrale nel primo trimestre del 2026, in linea con le stime preliminari e in accelerazione rispetto all’aumento dello 0,2% registrato nel quarto trimestre. L’ultimo risultato è stato anche superiore alle stime di mercato dello 0,3%, segnando il più forte aumento dal primo trimestre del 2025. I consumi privati sono aumentati, riflettendo l’allentamento delle pressioni sui costi e la crescita salariale costante. Gli investimenti pubblici sono aumentati per la prima volta in tre trimestri, sostenuti da una solida spesa per le infrastrutture. Il saldo commerciale ha contribuito positivamente, con le esportazioni in accelerazione grazie alla forte domanda estera di automobili. Jpy sempre stabile vicino alla soglia di intervento della Boj, e rendimenti dei titoli di stato a 10 anni oltre il 2.71%. La Boj deve alzare i tassi, e la prossima riunione potrebbe essere il momento giusto per farlo.
GOLD E RISK OFF.
L’oro è stato scambiato lunedì a circa 4.300 dollari l’oncia, dopo essere crollato di quasi il 5% la scorsa settimana, raggiungendo il livello più basso degli ultimi due mesi. Le rinnovate tensioni in Medio Oriente hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio e alimentato le preoccupazioni per l’inflazione e i tassi di interesse. L’INDICE Vix è tornato sopra 1uota 20 a 21.5 evidenziando un aumento della tensione globale. L’Iran ha lanciato diversi missili contro Israele, in un avvertimento contro ulteriori azioni militari in Libano, sebbene l’esercito israeliano abbia affermato che tutti i proiettili sono stati intercettati e non si sono registrate vittime. Il prolungato conflitto e la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz hanno interrotto le forniture energetiche dal Golfo Persico, sostenendo l’aumento dei prezzi del petrolio e intensificando le preoccupazioni per l’inflazione. Allo stesso tempo, i dati sull’occupazione negli Stati Uniti, migliori del previsto, hanno pesato sul metallo prezioso la scorsa settimana, rafforzando le aspettative di un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno. I mercati ora prevedono una probabilità di circa il 70% di un rialzo dei tassi da parte della Fed a dicembre, rispetto al 50% circa precedente alla pubblicazione del rapporto sull’occupazione.
PETROLIO IN RIPRESA.
I prezzi del WTI cash sono tornati sopra quota 92, dopo aver visto la scorsa settimana anche quota 88.50. Le ragioni sono da ricercare nel ritorno della tensione globale e nel rinnovato scontro militare Iran Israele, a seguito del lancio di diversi razzi da parte del primo sul secondo, dell’avvertimento contro ulteriori azioni militari in Libano e delle preoccupazioni sulla solidità del fragile cessate il fuoco, in un contesto di negoziati di pace in stallo. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver intercettato tutti i missili in arrivo, senza segnalazioni di vittime. Secondo quanto riportato, il presidente Donald Trump ha criticato gli attacchi israeliani su Beirut e ha affermato che avrebbe esortato il primo ministro Benjamin Netanyahu ad evitare ritorsioni contro l’Iran, invitando al contempo Teheran a riprendere i negoziati. Nel frattempo, il protrarsi del conflitto e la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz hanno interrotto le forniture energetiche dal Golfo Persico, mantenendo elevati i prezzi del petrolio. Separatamente, l’OPEC+ ha approvato un ulteriore aumento delle quote di produzione petrolifera di luglio, pari a 188.000 barili al giorno, nonostante i persistenti rischi per l’offerta legati alle tensioni in Medio Oriente.
SETTIMANA ENTRANTE.
La settimana entrante è legata a doppio filo con quanto accade in medi oriente, e qualsiasi possibile svolta nella prolungata situazione di stallo tra Iran e Stati Uniti influenzerà i mercati globali, poiché gli elevati prezzi dell’energia continuano a spingere le banche centrali a prestare attenzione ai rischi inflazionistici. Gli Stati Uniti pubblicheranno i dati sull’inflazione al consumo e alla produzione, l’ultimo indicatore dei prezzi prima della decisione della Federal Reserve di questo mese, oltre alle vendite di case esistenti e alla bilancia commerciale. Analogamente, si attendono dati commerciali e sull’inflazione anche in Cina. Nel frattempo, la Banca Centrale Europea e la Banca del Canada definiranno le proprie politiche monetarie. Il Regno Unito pubblicherà il PIL di aprile e, come la Germania, pubblicherà i dati sulla bilancia commerciale e sulla produzione industriale.
Saverio Berlinzani

Lascia un commento