E’ un viaggio nella condizione umana, è un viaggio alla scoperta dell’io continuamente in bilico tra dramma e commedia, tra illusione e realtà. E’ un film che ti diverte e ti fa riflettere.
Ha aperto la 71^edizione del festival di Venezia, è candidato a 9 Oscar parla di cinema e teatro, amore e morte, senza dimenticare stoccate feroci ai social network, il film Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza). Già il titolo meriterebbe un’analisi accurata ed è quasi un unico piano sequenza di circa due ore quello di cui si serve il regista Inarritu per raccontare la crisi di un ex supereroe che attaccati al chiodo il mantello e le piume dell’uomo uccello, decide di rimettersi in gioco portando sulle scene di Broadway una pièce tratta da Carver “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”; in preda alle convinzioni del suo super ego, decide di dirigerlo e interpretarlo. Riggan (un Michael Keaton strepitosamente da Oscar e vergognosamente ignorato dalla giuria di Venezia) rappresenta la natura fragile del successo e della considerazione di sé mentre quell’uomo uccello che non vuole e non può più portare sullo schermo è diventato il suo alter ego, con il quale è costretto a confrontarsi e con il quale si scontra tutti giorni. E’ il suo pungolo, è la voce della sua coscienza, che lo sprona e lo demolisce ad ogni azione , che gli ricorda ad ogni istante di essere ormai alla fine della sua carriera.
Inarritu confessa di amare i personaggi “imperfetti, insicuri, guidati da dubbi e contraddizioni” e Riggan è la quintessenza della contraddizione. Michael Keaton/Riggan recita e interpreta tutte le sue emozioni, dall’entusiasmo, al dubbio, dal rimpianto, alla rabbia, dall’ambizione alla paura di non essere amato, di non essere riconosciuto, di non meritare più quel “mi piace” che oggi decreta il successo e domani l’oblio.
Sembra d’essere sul backstage di un’opera in fieri, si entra e si esce dai camerini, siamo dietro le quinte del teatro e siamo il pubblico nella pre-recita della pièce, siamo sulla scena e passiamo dai corridoi alle terrazze che si affacciano sul traffico caotico della strada sottostante, si esce perfino per strada in mutande e si cammina fra la gente che non capisce ma fotografa e riconosce l’attore. Riggan ha sempre cercato l’ammirazione del pubblico, confondendolo con l’amore e si è circondato di persone che sono pronte a riconoscerlo e decretare il suo successo, successo che raggiunge, prima ancora della prima recita, quando passerà su tutte le reti televisive grazie alla sua passeggiata in mutande per raggiungere l’entrata principale del teatro. Nel giro di pochi minuti lo spettatore partecipa alla gioia del personaggio e assiste alla paura, allo scoramento, passa dalla risata alla tristezza ed è questo ritmo frenetico che frastorna in sala ma appassiona allo stesso tempo. E’ un’altalena continua di sensazioni tutte vere e tutte riconducibili al nostro essere umano quella che fa passare le due ore lasciandoti il desiderio che il film non sia ancora finito che continui ancora e ancora dopo l’ennesimo volo di Birdman.
E’ un susseguirsi frenetico di esaltazione dell’io e demonizzazione del successo imposto dai media , che ti esaltano oggi, al di là delle tue capacità e ti distruggono domani lasciandoti all’indifferenza più totale. E’ un viaggio nella condizione umana, è un viaggio alla scoperta dell’io continuamente in bilico tra dramma e commedia, tra illusione e realtà. E’ un film che ti diverte e ti fa riflettere, è un film che va assolutamente visto per le emozioni che ti sa dare, è un grande film che ti fa amare il cinema al di là dei suoi personaggi dei fumetti , è un film cui qualcuno rimprovera l’eccesso e la sovrabbondanza , ma sono queste caratteristiche che danno la cifra stilistica alla narrazione di Inarritu e che fanno amare questo film semplicemente magnifico.

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