• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Biden, luci come presidente, ombre da candidato

Secondo l’editorialista Ezra Klein del New York Times, i primi tre anni e mezzo della presidenza Biden riflettono una buona performance da parecchi punti di vista. Ecco come si spiega il fatto che non sia stato sfidato seriamente per la nomination, nonostante il fatto che una buona maggioranza degli americani non riconosca i suoi successi come presidente. Ma alcuni sondaggi lo darebbero sconfitto in un rematch con Donald Trump. Queste ombre, secondo Klein, porterebbero ad ipotizzare il ritiro di Biden. Ma chi potrebbe convincerlo a gettare la spugna?

di Domenico Maceri | 1 Marzo 2024

Joe Biden è stato un buon presidente ma sarà un pessimo candidato al secondo mandato. Questa sarebbe la sintesi dell’editorialista Ezra Klein del New York Times il quale auspica il ritiro di Biden, suggerendo che sarebbe sostituito da un altro candidato scelto alla Convention del Partito Democratico.

L’idea di Klein è poco ortodossa ma non è da escludere e potrebbe essere forzata nei prossimi mesi. Tutto dipende dalla condotta di Biden che, salvo colpi di scena, culminerà con la nomination ufficiale alla Convention nel mese di agosto a Chicago.

I primi tre anni e mezzo della presidenza Biden riflettono una buona performance da parecchi punti di vista. Nonostante la risicata maggioranza alla Camera e al Senato l’attuale presidente è riuscito a fare approvare importanti leggi che hanno messo gli Stati Uniti nella giusta direzione. Le leggi sulle infrastrutture e sulla riduzione all’inflazione, abbinate all’ampliamento dell’Obamacare, la riforma sanitaria approvata durante la vicepresidenza di Biden, hanno avuto successo. Biden è anche riuscito a costringere le compagnie di assicurazione ad iniziare le negoziazioni con Medicare, la sanità degli anziani, riducendo i costi delle medicine. L’economia americana si trova in ottima posizione, avanti di quella dei Paesi europei e anche quella della Cina.

In politica estera Biden è riuscito a riportare l’America nel suo ruolo tradizionale di leader, rassicurando gli alleati. Inoltre l’attuale presidente ha ricucito le fratture create dal suo predecessore, organizzando il fornimento di armi all’Ucraina che hanno tolto alla Russia ciò che si aspettava essere stata una vittoria lampo. Dopo due anni Vladimir Putin ha poco da gioire anche se negli ultimi mesi la riluttanza dei repubblicani, specialmente alla Camera, ha congelato ulteriori rifornimenti di armi all’Ucraina, causando non pochi grattacapi a Volodymyr Zelensky. Nel caso del conflitto del Medio Oriente Biden è stato molto meno efficace a controllare le uccisioni di innocenti a Gaza che alcuni considerano un genocidio. L’attuale inquilino alla Casa Bianca ha apertamente espresso dissapori con Benjamin Netanyahu senza però riuscire a fargli cambiare rotta.

Questi successi di Biden come presidente sono stati riconosciuti da ambedue le ali del Partito Democratico. Ecco come si spiega il fatto che non sia stato sfidato seriamente per la nomination. Le primarie democratiche fino adesso hanno visto Biden stravincere poiché la concorrenza offerta da Marianne Williamson e Dean Phillips rimane inefficace. Un po’ più preoccupante per Biden sarebbe il voto degli arabo-americani nelle recentissime primarie del Michigan. Questo gruppo potenzialmente decisivo nelle presidenziali di novembre ha scelto il voto dei “non schierati” come protesta per la politica americana nel Medio Oriente. Ciononostante Biden ha ricevuto l’81 percento dei consensi, i “non schierati” 13%, Williamson 3%, e Phillips 2,7 %.

La nomination sembra dunque essere assicurata per Biden nonostante il fatto che una buona maggioranza degli americani non riconosca i suoi successi come presidente. Secondo alcuni sondaggi l’operato di Biden è approvato solo dal 37% degli americani. Inoltre la maggioranza dei sondaggi lo darebbe sconfitto in un rematch con Donald Trump, il probabile portabandiera del Partito Repubblicano.

Queste ombre sulla possibile vittoria a novembre hanno condotto Klein a ipotizzare il ritiro di Biden vedendo rischiosa la sua candidatura. Chi potrebbe però convincere Biden a gettare la spugna? Klein suggerisce che i suoi collaboratori più stretti e alcuni luminari di fiducia come Barack Obama e Nancy Pelosi avrebbero buone chance di convincere Biden a lasciare il campo. Sembra improbabile fino adesso. Ovviamente il tempo stringe e Biden sarà sotto esame nei prossimi mesi prima della Convention democratica. Se continuerà a dare segnali di mancanza di energia per svolgere il doppio lavoro di presidente e candidato al secondo mandato, qualcosa potrebbe muoversi. In tal caso il candidato democratico sarebbe scelto alla Convention dato che i delegati vinti da Biden nelle primarie diverrebbero svincolati e voterebbero per il candidato che riuscirebbe a convincerli nel breve tempo che rimarrebbe prima dell’elezione.

L’età di Biden e la sua percepita acuità mentale sono infatti più marcate nel caso di Trump il quale viene giudicato meno severamente. Il probabile candidato repubblicano, a 77 anni, non è tanto meno giovane e la sua capacità espressiva è sempre stata basica e spesso incoerente. Con frequenza non riesce a completare una frase in maniera logica, storpiando le parole, e le sue gaffe continuano ad aumentare. In tempi recenti si è riferito a sua moglie Melania chiamandola Mercedes. Ha inoltre confuso Nikki Haley, sua avversaria alle primarie, con Nancy Pelosi, ex speaker democratica della Camera, accusandola di essere stata responsabile degli assalti al Campidoglio il 6 gennaio 2021. In un recentissimo comizio ha detto che “alcuni Stati permettono a un bambino di nascere dopo nove mesi nel grembo della madre” completando che ciò “è sbagliato”. Si riferiva all’aborto? Non si sa esattamente ma questo tipo di incoerenze non sembrano causare scalpore. I media però ne parlano poco perché dopotutto Trump ha sempre dato segnali di incoerenza.

Ciononostante il rischio di un secondo mandato Trump esiste ed è per questo che Klein ha tracciato l’idea di sostituire Biden. Una nuova presidenza Trump sarebbe ovviamente rischiosa per gli Stati Uniti ma avrebbe anche conseguenze sconvolgenti per la democrazia. Avrebbe inoltre serie ripercussioni anche sul resto del mondo.

Domenico Maceri

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, anziani, bambino, barack obama, campidoglio, casa bianca, cina, costi, democrazia, lavoro, mondo, new york times, obama, paesi europei, partito democratico, politica americana, primarie, punti di vista, putin, sanità, spugna, stati uniti

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti