
110 opere raccontano la prima grande esposizione retrospettiva dedicata a Bice Lazzari,
quarant’anni di ricerca di un’artista tra le più importanti nell’arte del Novecento.
Bice Lazzari (Venezia, 1900- Roma, 1981) ha attraversato –nell’ambito della sua ricerca-
molte stagioni creative, lasciando un segno profondo nel panorama dell’arte
La mostra negli spazi di Palazzo Citterio /Grande Brera, inizia con la sezione rivolta alla prima
formazione dell’artista di tipo classico seppur a contatto con le avanguardie razionaliste.
Nonostante un avvio di fasi figurative – dedicata al tema del paesaggio e del ritratto-
Bice Lazzari approda ben presto a soluzioni stilistiche che si allontanano da schemi tradizionali figurativi.
Le composizioni, nell’iter della ricerca, si fanno sempre più schematiche, astratte e il segno geometrico prevale sulla
superficie in maniera autonoma pur essendo presente nella rappresentazione coloristica.
Affronta negli anni Trenta anche ricerche sull’arte applicata. Si dedica alla realizzazione
di progetti che prevedono lo studio per la realizzazione di tessuti, stoffe. Nella pittura
a cui si dedica parallelamente, cambia materiali; invece del colore sperimenta nuove soluzioni
e tecniche. Inizia collaborazioni con architetti fra i quali Giò Ponti. Crea realizzazioni artistiche
inerenti, agli arredi d’ interni della Nave Raffaello: tappeti annodati a mano, stoffe, arredi.
Il periodo romano degli anni Quaranta la porta ad esplorare ulteriormente la pittura.
Lo stile, il linguaggio diventano informale. Il colore diventa il catalizzatore unico dando
atto alle nuove espressioni linguistiche. In seguito l’artista userà altri materiali da
da coniugare assieme alla sabbia, la grafite e, in certi ancora il colore inserito tra fitte trame di fili di tessuto.
Un’ espressione dell’arte quella di Bice Lazzari totalmente innovativa dove il campo pittorico diventa
Spazio e Tempo e, lo strumento- segno diventa lirico, essenziale e poetico.
Sino al 7 gennaio 2026.
Laura Novello
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