
Intervengono Carlo Tognoli, Ugo Finetti e Maurizio Punzo, oltre a Nicola Cariglia (presidente Fondazione Turati Onlus) e ai due autori, Edoardo Tabasso e Zeffiro Ciuffoletti. Presiede il dibattito Mario Artali, presidente del Circolo E. De Amicis.
Questa Antologia di scritti e discorsi di Bettino Craxi offre un’accurata analisi dei cambiamenti sociali e culturali che dopo il ’68 trovarono nel leader socialista uno degli interpreti più coerenti.
Craxi cercò di superare il sistema consociativo che costituiva oramai un ostacolo al ricambio politico e un peso crescente per le finanze pubbliche.
Tutto questo in un contesto internazionale di progressivo sfaldamento degli equilibri della Guerra Fredda e l’ emergere delle tensioni degli “ani di piombo” in un Paese cerniera come l’Italia.
Il disegno riformista di Craxi trovò un ostacolo insormontabile nel PCI e anche nell’aggregare le forze dei partiti laici, andando incontro alla crisi del sistema politico al momento del crollo del Muro di Berlino. Crisi culminata con l’esplosione di Tangentopoli che travolse il sistema dei partiti di governo e il PSI che ne era uno dei pilastri.
Da quegli anni cominciarono anche il declino della politica, dell’economia e delle istituzioni repubblicane.
“La storicizzazione di Mani Pulite non sarà facile – scrive lo storico Zeffiro Ciuffoletti nel saggio introduttivo all’Antologia – Il peso del giustizialismo è ancora più forte che mai. Per questo bisognerà ripensare la figura e il ruolo di Bettino Craxi con la serietà e l’obiettività che merita….Il terrore all’italiana non fu molto diverso da quello francese del 1789, se non nella grandezza della Rivoluzione che il crescendo giacobino del 1793 stravolse in Dittatura dei Virtuosi. Il paragone con il 1793 può sembrare una forzatura”, prosegue Ciuffoletti. Anche se “sulla scena italiana – precisa – gli ingredienti del terrore c’erano tutti: le folle fanatizzate, le piazze che applaudivano ad ogni arresto, persino i procuratori-persecutori e l’uso smisurato e intimidatorio della carcerazione preventiva, la confessione e , non essendoci la pena di morte, il suicidio” dichiarato dai pm di MIlano come “ammissione di colpevolezza”.

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