Non so cosa induca i dirigenti del PD ad inseguire il centro-destra, certo che il vizio riemerge in contuazione (prima con D’Alema, poi con Veltroni e tutti gli altri), ed è un vizio molto grave, che rende sostanzialmente inattendibile la linea politica del PD.
Dopo avere inseguito Casini per mesi e dopo le aperture a Fini (con i conseguenti prevedibili fallimenti), adesso Bersani ha nuovamente bussato alla porta della Lega (dalla prima pagina della Padania); ma la Lega non ha aperto, e ha ribadito la sua fedeltà – finché dura – al Cavaliere.
Se non si è trattato di una trappola leghista, comunque Bersani è sembrato uno sprovveduto; anche perché mentre riconosceva che la Lega non è razzista (e io sono sostanzialmente d’accordo, perché non confondo il razzismo con la xenofobia), dalle nostre parti autorevoli esponenti leghisti intervenivano sulla festa dell’Unità d’Italia con le solite posizioni fascistoidi (e antiitaliane, con un secessionismo sempre presente).
Ma la questione ha risvolti più ampi, e riguarda proprio la linea politica del PD e del centrosinistra in relazione alle questioni di fondo del nostro Paese.
In questo periodo siamo presi dalla “questione sessuale”, ma è una questione contingente, che verrà risolta dalla magistratura; e se non vi saranno derive eversive (sempre possibili, visto che siamo rivieraschi del Mediterraneo; e quindi è bene essere pronti ad una evoluzione anche “non serena”), la priorità non sarà più quella della morale sessuale del berlusconismo.
Se tutto dovesse procedere normalmente, come ci auguriamo, il Paese dovrebbe affrontare i nodi irrisolti, e sui quali non c’è sintesi politica nel centrosinistra; mi riferisco innanzitutto al tema del federalismo.
Quando Bersani si rivolge alla Lega, offrendosi come partner per realizzare il federalismo, evidentemente riconosce pubblicamente alla Lega il ruolo di guida politica di questo processo, e riconosce per sé un ruolo subalterno, senza per altro avere risolto la questione del federalismo con le forze di opposizione (Vendola e Terzo polo).
E’ lo stesso errore compiuto più volte nel corso di questi venti anni: la legittimazione dei due fenomeni che hanno condotto l’Italia sull’orlo del baratro istituzionale e morale: il leghismo e il berlusconismo.
Anziché predisporre una seria alternativa, il centrosinistra ha cercato (e cerca ancora) di allearsi con Berlusconi o con Bossi.
Tornando al federalismo: si tratta, ormai, di una questione dirimente, radicata nell’opinione pubblica.
Per questo la Lega vive un trend elettorale molto favorevole: qui (al Nord) tutti sanno che la Lega non sta coprendo gli scandali sessuali del berlusconismo, ma sta portando avanti con puntiglio i suoi obiettivi; è davvero l’unica interprete del federalismo (per altro in chiave antiitaliana); ed è evidente che il centrosinistra pensa di usare il federalismo come arma politica per dividere la Lega da Berlusconi; ma è un’arma usurata, che richia di danneggiare chi la impugna. Se vi sarà una sconfitta del PDL, ad avvantaggiarsene saranno la Lega e l’astensionismo, non il centrosinistra (che vedrà la solita redistribuzione interna dei voti).
Nell’Italia di oggi (che non riesce nemmeno a festeggiare i suoi 150 anni senza polemiche) il federalismo è diventato davvero l’unico modo per tenere unito il Paese.
Il Paese è di fronte ad una svolta storica: oggi tutto è concentrato sulla questione berlusconista, ma domani potrebbe esplodere l’eversione secessionista.
Ecco perché serve un centrosinistra federalista: chiaro, coerente e deciso. E’ questa la vera priorità italiana.
Giampaolo Sbarra – le ragioni.it

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