Berlusconi di nuovo in campo. 75 anni compiuti, un’immagine indubbiamente appannata, una serie di errori non di poco conto alla guida del governo. Eppure l’uomo, che certamente sa il fatto suo, ha deciso di metterci ancora la faccia. Incoscienza o smania di protagonismo? Più semplicemente un freddo e razionale calcolo politico. Partiamo da un dato di fatto. Il Pdl è allo sbando. I sondaggi lo danno in calo quasi costante. Nel 2013, a meno di clamorosi colpi di scena, nessuna possibilità di vincere le elezioni. Se Bersani, come è possibile, riesce a chiudere un’intesa con Casini, si assicura la maggioranza. A quel punto il Pdl diventa residuale, Berlusconi, nel suo ruolo di padre nobile, è completamente emarginato. Non conta più niente. Due sole le strade che il Cavaliere ha davanti per restare nel giro che conta. La prima, la più diretta, tornare a vincere le elezioni. Ma questa via è praticamente preclusa. La seconda, perdere, tenendo in piedi il partito, anche se ridimensionato, e restare in una maggioranza del tipo di quella che attualmente sostiene Monti. Un disegno però che se viene prospettato agli elettori prima del voto, come scelta politica, porterebbe automaticamente alla scomparsa del Pdl. Ecco allora l’alzata d’ingegno. Berlusconi annuncia il suo ritorno in campo. Cessa come d’incanto la lotta fratricida fra i colonnelli, il partito, o quello che ne resta, si ricompatta dietro il leader storico, l’elettorato, poco a tanto che sia, si galvanizza e si lancia in campagna elettorale. Solo che l’intento di Berlusconi non è quello di vincere le elezioni ma di perderle, e per questo non si deve certo impegnare. Dopo il voto, quando il risultato non darà una maggioranza netta, ed ecco perché dopo aver sostenuto da sempre la tesi maggioritaria improvvisamente Berlusconi ha sposato il proporzionale, il Pdl proporrà agli altri partiti una soluzione tipo Monti. Se poi una maggioranza di centrosinistra fosse possibile allora Berlusconi sosterrà la tesi che la situazione economica ed il supremo interesse del Paese impongono comunque larghe intese fra le principali forze politiche. Ma sia nel primo che nel secondo caso le larghe intese postulano l’esistenza di partiti che si alleano. Se il Pdl non c’è, o esce distrutto dal voto, non può partecipare. Il vero scopo del Cavaliere è questo: far si che il Pdl continui ad essere un partito, magari non più del 30 ma anche solo del 10/15 per cento. Così Berlusconi e il suo gruppo di pretoriani potranno continuare a far sentire la loro voce anche attraverso la porta di servizio di una maggioranza di grande coalizione. Naturalmente quanti in queste ore vanno gridando allo scandalo, da Repubblica a Bersani, non fanno altro, del resto come sempre, che portare acqua al suo mulino. La contrapposizione frontale che da sinistra si sta facendo alla nuova discesa in campo risveglia e rimotiva un elettorato di centrodestra stanco e disilluso. La battaglia scalda gli animi. Il Pdl frena l’emorragia e si appresta a sedersi nuovamente al tavolo della maggioranza. Berlusconi fa finta di puntare a Palazzo Chigi ma in realtà, sapendo che non è possibile, punta a far restare Monti. Finirà per averla vinta.
E’ un articolo che sottoscrivo interamente. Ora, che fa l’area laica-socialista-liberale-riformista, cioè la nostra area? Se non fa un cartello elettorale in queste condizioni, dicendo precisamente quello che Berlusconi non può dire, allora vuol dire che non esiste orgoglio e coraggio, quello che invocava la Fallaci Oriana. C’è uno spazio elettorale vuoto, da occupare con le nostre idee e uomini migliori!
E’ un articolo che sottoscrivo interamente. Ora, che fa l’area laica-socialista-liberale-riformista, cioè la nostra area? Se non fa un cartello elettorale in queste condizioni, dicendo precisamente quello che Berlusconi non può dire, allora vuol dire che non esiste orgoglio e coraggio, quello che invocava la Fallaci Oriana. C’è uno spazio elettorale vuoto, da occupare con le nostre idee e uomini migliori!