L’endorsment per Matteo Renzi
La socialdemocrazia europea davvero si colloca su un altro piano, per valori e contenuti, anche della proposta di Renzi, reticente sulla giustizia sociale e vaghissima sui programmi, che invece sono da sempre sono la cartina di tornasole di una vera proposta riformista.

C’è qualcosa di davvero sgangherato in queste esternazioni dell’ex premier, che sanno di discorso al bar, dopo lo spritz, od anche di mal masticate e mal digerite letture di storia politica italiana. Rimane il dato: le politiche che per convenzione definiamo socialdemocratiche, che sono state storicamente il punto più alto del compromesso tra stato e mercato, sono politiche all’opposto di quelle messe in atto dall’ex premier, e sono anche, a quanto è dato capire, piuttosto estranee alla mentalità di Renzi. Quando, da oltre un secolo, il movimento dei lavoratori, avendo compiuto la scelta riformista e pacifica delle elezioni, ha avuto accesso alle leve del governo e dell’amministrazione statale, le ha potute impiegare per arginare le diseguaglianze, lo strapotere dei ricchi e potenti, gli antenati del miliardario di Arcore.
A meno che non ammettiamo, s’intende, che Brunetta e Sacconi abbiano fatto politiche socialdemocratiche (e che la Terra sia piatta, già che ci siamo). Mitt Romney, un altro miliardario in politica, lo ha detto chiaro e tondo, nel video preso a sua insaputa: le garanzie dello stato sono indispensabili per i poveri, e anche per i meno ricchi, sono una scocciatura, un problema per tutti i miliardari in politica.
L’esperienza socialdemocratica europea è cosa seria, impostata su princìpi solidi di giustizia sociale e pari opportunitè, welfare e pace, e in questo Paese e in Europa dirsi socialdemocratici vuol dire essere all’opposto delle idee e soprattutto dei fatti dei governi di Berlusconi, che da premier ha tolto ai poveri per dare ai ricchi.
La socialdemocrazia europea davvero si colloca su un altro piano, per valori e contenuti, anche della proposta di Renzi, reticente sulla giustizia sociale e vaghissima sui programmi, che invece sono da sempre sono la cartina di tornasole di una vera proposta riformista, moderna ed europea. Dire, come fa il sindaco di Firenze, che non vuole esporsi sui programmi per non fare la “lista della spesa”, vuol dire rifiutarsi di rendere conto agli elettori, che con il governo del paese ti affidano proprio il compito di andare a far la spesa.
Nella vaghezza affabulatoria di Renzi c’è il contrario di quell’amore per e cose concrete che per Rosselli era l’essenza del socialismo liberale. In quest’affabulazione, in questo apparire prima di essere e sembrare prima di fare, c’è forse l’unica somiglianza tra Berlusconi e Renzi.
In tutto qesto, noi ripetiamo, quello che manca nel panorama politico italiano è proprio un’offerta socialdemocratica, riformista, moderna, europea. Non un tarocco.

Il vostro periodico ha, fra gli altri, il grande merito di usare le parole, in particolare i termini del pensiero politico, in maniera chiara e onesta. Oggi tutti si definiscono tutto e il contrario di tutto: a seconda delle circostanze sono liberali, socialdemocratici, democratici e (soprattutto) liberaldemocratici. E’ il frutto dell’ignoranza, ma anche della volontà di fare un gran polverone (di notte tutte le vacche sono grigie). In particolare, di questo articolo ho apprezzato la chiarezza di un vero punto di vista socialdemocratico, termine, ahimé, assai bistrattato (in quanti ci stanno raccontando che la colpa della crisi è delle politiche socialdemocratiche?).