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Berlinguer considerava il “sapere” unica arma vincente

Anziché libertà, giustizia e vita a lavoratori e oppressi che in democrazia sono una schiacciante maggioranza, il sapere, diventato ormai tirannico, garantisce solo privilegi agli oppressori e ai relativi servi sciocchi. Di Franco Luceri

di Franco Luceri | 23 Maggio 2022

E noi italiani ancora crediamo ciecamente nella formula berlingueriana del sapere come arma vincente. Sembra la formula magica della democrazia compiuta. 

Per tre generazioni, a colpi di laurea e master, i giovani si sono “impadroniti” persino dell’albero del sapere con tutte le radici. Come da protocollo sindacale continuano a lottare al fianco di lavoratori e oppressi in difesa della loro dignità e della loro vita, tanto che il “vecchio ordine politico fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”, (con l’operazione Mani pulite), è venuto giù come una ricotta malfatta. 

Ma ahinoi, il nuovo “ordine politico economico” edificato sulle macerie del vecchio, invece di estinguere la razza degli oppressi, sta moltiplicando in maniera esponenziale quella degli oppressori.

L’albero del sapere è diventato come il famoso “MELO” del Paradiso Terrestre, i cui frutti erano, “riservati”, proibiti ai residenti. 

Anziché libertà, giustizia e vita a lavoratori e oppressi che in democrazia sono una schiacciante maggioranza, il sapere, diventato ormai tirannico, garantisce solo privilegi agli oppressori e ai relativi servi sciocchi.

Invece di proteggere le vittime, i sacerdoti del sapere aiutano gli oligarchi del potere finanziario e industriale (che ormai si portano al guinzaglio il potere politico come un barboncino) a succhiare il sangue a intere popolazioni.
Dopo l’avere e il potere, anche il sapere, di cui la maggioranza ancora si fida ciecamente, si è rivelato una feroce tirannia. Ieri senza sapere si moriva di povertà; oggi col sapere, se usato con libertà e coraggio in difesa della Giustizia sociale, al meglio si vive da poveracci.

I sapienti, salvo eccezioni, per trovare legittimità politica e risorse economiche, sono stati e sono costretti a prostituirsi dovendo sfamare l’insaziabile ingordigia dei loro padrini o padroni.

Ma diversamente da Berlinguer che considerava il “SAPERE” l’arma vincente a prescindere, Alberto Hurtado sapeva invece che muoversi nel mondo della cultura, è come entrare con un elefante in una cristalleria. 

Diceva: “è più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere”.

E fu qui che l’asino del sapere italiano cascò con tutto il sovraccarico. Invece del paradiso di giustizia promesso, i “sacerdoti del sapere” hanno ridotto l’Italia ad una povera Torre di Babele, perché gli italiani sono stati istruiti male ed educati peggio. 

Alla faccia del comunismo salva poveri di berlingueriana memoria, ormai nessuno trova scandaloso che a milioni di sfruttati, in Italia, e in ogni angolo del pianeta, persino nelle primissime potenze mondiali, sia calpestata la dignità. 

Che vivano per scommessa con poco cibo, spesso elemosinato, senza medicine, e molti senza un tetto sulla testa; mentre i Paperoni possono permettersi le cose più folli: persino grattacieli con piscina sul balcone, o turismo spaziale a bordo della navicella di JEFF BEZOS, per la modica cifra di 28 milioni di Euro andata e ritorno.

Si diceva che la guerra è una cosa troppo seria per affidarla solo ai Generali. E temo che in mano ai sacerdoti del sapere anche la cultura è un’arma pericolosa.

Franco Luceri

Pubblicato in : EditorialeTag: comunismo, democrazia, euro, giovani, giustizia sociale, italia, mani pulite, mondo

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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