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Benevento blinda gli spazi pubblici per il concerto di Geolier: è polemica

Chi in queste ore sta contestando l’ organizzazione dell’evento lo sta facendo per rivendicare l’uso pubblico di un “bene comune” come una piazza. Il nocciolo della questione è che un’amministrazione comunale non può blindare gli spazi pubblici che in quanto tali devono rimanere aperti ,in più si dovrebbe garantire un uso e una fruibilità gratuita di tutte le piazze, sempre. L’uso pubblico deve essere un principio dirimente sulla scelta di come destinare i “beni comuni urbani”, per citare un’espressione del geografo critico David Harvey.

di Daniela Piesco | 2 Settembre 2023

L’amministrazione comunale di Benevento ha deciso di organizzare un evento esplicitamente in antitesi a un certo universo sociale e culturale e soprattutto contro un certo modo di concepire la socialità collettiva: blindare la città per il concerto del rapper napoletano Geolier.

Mi asterrò dal commentare la produzione artistica del suddetto che ovviamente non seguo e non ascolto rimanendo solo basita che lo stesso possa essere considerato un mito da idolatrare tra i giovani e giovanissimi,il punto è un altro..

Chi in queste ore sta contestando l’ organizzazione dell’evento lo sta facendo per rivendicare l’uso pubblico di un “bene comune” come una piazza. Il nocciolo della questione è che un’amministrazione comunale non può blindare gli spazi pubblici che in quanto tali devono rimanere aperti ,in più si dovrebbe garantire un uso e una fruibilità gratuita di tutte le piazze, sempre. L’uso pubblico deve essere un principio dirimente sulla scelta di come destinare i “beni comuni urbani”, per citare un’espressione del geografo critico David Harvey.

Una piazza pubblica non è uno stadio o un palazzetto dello sport affittato da un soggetto privato per organizzare il tour di un cantante (nonostante sia giusto porre il problema anche di come vengano utilizzati molti immobili pubblici a scopi privati). In modo particolare, un evento organizzato e patrocinato da una istituzione non può avere i medesimi costi proibitivi, in una piazza pubblica, al pari di un evento organizzato da un soggetto privato.

Di conseguenza, se si organizzano simili eventi per la cittadinanza, ma poi si pongono tali restrizioni, è chiaro che la giunta ha in mente di rivolgersi a un determinato gruppo sociale e, viene da dire con una battuta, il “prima gli italiani” è ormai diventato il “prima gli italiani ricchi!”.

Ecco i prezzi per il concerto di Gianni Morandi all’ interno della manifestazione’Benevento città spettacolo’

Un’amministrazione comunale all’altezza del proprio compito, se organizza simili eventi nell’ottica di una pubblicizzazione aperta e per il bene della cultura di tutta la città, deve organizzarli se possibile gratuitamente o almeno con prezzi molto bassi, dato che l’investimento per questo tipo di eventi è di un ente pubblico. In molte città d’Europa l’offerta culturale delle istituzioni è di gran lunga diversa e molto spesso gratuita rispetto all’imperante provincialismo italiano (che chiede istericamente allo studente di pagare il biglietto di un concerto, ma poi legittima l’evasione fiscale o l’autorità di esponenti di governo che hanno rubato alle casse dello Stato 49 milioni di euro).

Tuttavia, mi chiedo: perché desta così tanto scandalo la rivendicazione degli spazi pubblici e dell’uso comune di essi? Chi decide sulla destinazione d’uso degli spazi pubblici? Chi decide dell’organizzazione e della produzione dello spazio urbano? E infine chi decide sulla città? I pochi politici rinchiusi nelle loro Giunte e nei Consigli comunali in nome del profitto? Perché non rivendichiamo più un buon uso, un uso legittimo e coerente degli spazi per tutti i cittadini?

Nell’attuale epoca in cui viviamo è fondamentale comprendere come sugli spazi urbani e sulle città si giochi una nuova “accumulazione originaria”: Harvey ha egregiamente argomentato su come la messa a valore degli spazi pubblici sia un passaggio dirimente del circuito economico che ha prodotto la crisi e che ancora oggi la alimenta.

Inoltre, il filosofo e sociologo Henri Lefebvre, nella sua radicale critica all’urbanistica prodotta dal capitalismo, proponeva di pensare la città come “un’opera d’arte” a cui contribuivano democraticamente tutti i cittadini. Il suo celebre motto che lo ha reso famoso, ovvero il concetto di “diritto alla città”, non è altro che il tentativo di dare un nome a quelle spinte antagoniste e ribelli all’uso mercificatore degli spazi delle nostre città.

Quindi, mi chiedo: chi si trincera dietro la legalità dell’idea che “il biglietto del concerto va sempre pagato”, perché non si interroga sulle questioni più generali di come vengono organizzati certi eventi? Perché non si interroga se il Festival Benevento citta spettacolo è veramente un evento di cui ha bisogno la città? Sia chiaro nessuno mette in dubbio che la professionalità di un cantante vada pagata. Non è stato chiesto a Morandi o a Geolier di suonare gratuitamente, nell’ottica di sfruttare il loro lavoro non retribuito, ciò che viene chiesto, in sintesi, è che un’amministrazione comunale organizzi diversamente un evento “spacciato” sulla stampa locale come di interesse pubblico e aperto alla cittadinanza.

Infine, una riflessione andrebbe fatta anche su quale tipo di “tempo libero” e quale tipo di “vita quotidiana” ci viene offerta dalla società in cui viviamo. A volte, certi prezzi di determinati eventi sembrano una presa in giro, una provocazione, di fronte allo sfruttamento legalizzato che viviamo sul posto di lavoro, di fronte alle briciole del ricatto del “reddito di cittadiananza” a cinque stelle, di fronte all’inerzia di un governo che usa i fenomeni migratori per distrarre il dibattito politico dall’emergenza sociale dilagante, rispetto alla contrazione dei diritti sociali più basilari per poter vivere una vita degna.

Daniela Piesco

Pubblicato in : Blog, Dossier, Le voci cresconoTag: amministrazione, amministrazione comunale, capitalismo, costi, crisi, emergenza, espressione, euro, europa, evasione, evasione fiscale, giovani, governo, lavoro, manifestazione, provocazione, usa

Info Daniela Piesco

Avvocato, giornalista pubblicista, direttore responsabile del quotidiano online “L’Eco del Sannio” di Benevento, condirettore del giornale internazionale on line “Radici”. Appassionata di cultura, politica e attualità scrive su “L’Eco di Milano e Provincia”, sul “Corriere Nazionale”, sul “Corriere di Puglia e Lucania” e su “Stampa Parlamento”.
“Sono fermamente convinta, prendendo a prestito le parole di Moravia, che quando le informazioni mancano, le voci crescono.”

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luciano

    3 Settembre 2023 alle 09:54

    Mi pare che la chiusura per un evento sia giusta e legittima e di buon senso

    Rispondi
    • Daniela Piesco

      3 Settembre 2023 alle 11:22

      Caro Luciano sono felice che tu abbia letto e commentato il mio articolo .
      Ciò nonostante mi meraviglia che la tua secolare esperienza da sindaco (di Pistoia) non ti faccia prendere in considerazione un dato oggettivo ed elementare ossia che
      ci sono gli stadi per questi eventi ,lasciando le piazze alla libera fruibilità dei cittadini.Non si può bloccare una parte della città recando nocumento e disagi non solo ai residenti ma anche ad esempio ai genitori che avrebbero voluto accompagnare i figli minorenni al concerto in esame sostando nello spazio antistante onde rassicurarsi sulla sicurezza dei propri pargoli.
      Ma vi è di più.
      Ciò che è più grave è lo scorretto uso di un bene pubblico fatto da chi rappresenta ( malamente mi verrebbe da dire)le istituzioni :
      l’atteggiamento è sempre lo stesso e cioè padronale.
      Questa è una piazza (Piazza Risorgimento)non il soggiorno di casa di nessuno.

      Rispondi

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