Voglio cominciare proprio così. Perché ciò che maggiormente impressiona nelle vicende del partito democratico – e un po’ ci regala anche un po’ di prostrazione – è il fatto che di tutto si sia discusso e su questo tono si continuerà a discutere. Fino a ieri del nuovo segretario, del modo di eleggerlo, se lo strumento dovesse essere un congresso o le primarie, nessuna indicazione politica. Da oggi tutti intorno al nuovo segretario con le palette alzate, ma sui temi di fondo la consueta rinuncia. Rapporto con la sinistra, se esserci e come esserci, solo dialogo, ma resta la vocazione maggioritaria e quindi un’aspirazione all’egemonia più sperata che reale. Testamento biologico gestito da un segretario cattolico, ma alla guida della compagine risultante da due delle più significative componenti antilaiche del dopoguerra. Entrata nel PSE esclusa, ma aspirazione a costruire in suo luogo una casa dei riformisti. Naturalmente non manca l’anatema all’avversario, ma, si sa, su questo c’è sempre qualcuno a cui piace vincere facile. Verrebbe la voglia di riesumare il vecchio concetto di moroteismo, termine con gli anni un po’ passato di moda, ma che pare restare sempre là, vigile e sullo sfondo. Ah, dimenticavo. La platea degli elettori era la fotografia del partito democratico nell’espressione in cui gli è riuscito in maggior misura essere se stesso: l’occupazione indistinta del potere laddove questa occupazione era possibile, al governo quando c’era e in costanza di rapporto agli altri livelli.
Beppino Englaro invece è una persona che ancora dichiara di ispirarsi alle battaglie di Loris Fortuna, che è orgoglioso ancora del suo passato e del suo presente socialista, nonostante le vicissitudini, che ricorda l’entusiasmo con cui si costruiva il PSI di quegli anni, come una ventata nuova che sarebbe diventata trainante a livello nazionale. Quell’entusiasmo e quell’impegno politico vuol portarlo ancora avanti, conducendo le battaglie per le libertà individuali in prima persona. Per tutto questo, ben trovato, Beppino Englaro
S.C.

Io direi che si parla della stessa cosa. Basterebbe convenire sul fatto che le conquiste laiche, aborto e divorzio, furono anch’esse conquiste “cattoliche”. Il cattolicesimo è in ogni scelta il vero burattinaio, il mazziere che si diverte a segnare le carte nello scontro sulla bioetica. M.S.
Infatti. Siamo solo in due, ma parliamo di due cose completamente diverse
Caro Cellino,
si può argomentare da mane a sera senza arrivare a capo di nulla. Solo concludo che una volta il dolore vero imponeva il silenzio e il privato, e magari la salutare disperazione. Oggi la liberazione mediatica dell’individualismo fa sparapanzare il dolore in alte battaglie politiche, pur di trovargli un analgesico ci si sbraca pubblicamente – ma non è il caso di Englaro – si fondano comitati e inni di battaglia. Io preferisco l’uomo che non cerca di medicarsi la disperazione in pubbliche sedute pavoneggiandosi nell’infezione schizzofrenica che “la campana suona sempre per te”. Invece la campana suona per chi sa che suona solo per lui. Tra il cattolicesimo carnale della sinistra e quello liturgico della destra scelgo il secondo perché è il più vicino a essere liquidato. Per l’altro occorre una durata più lunga. M.S.
Allora temo sia necessaria un’ulteriore spiegazione del significato del mio trafiletto. Indipendentemente dalla natura della trascorsa battaglia di Beppino Englaro, dal consenso o meno sul testamento biologico [che così come lo considera Siracusa sembrerebbe una sovrastruttura e invece non lo è] il contrasto tra il significato della coerenza di Englaro supportata dal valore delle esperienze politiche da lui sostenute e rivendicate da una parte e le vicendicchie del partito democratico dall’altra, è epocale.
Se mi è consentito, metto sul piatto un’altra citazione, quella di Leo Gullotta che ieri ci deliziava osservando che tangentopoli è stato lo spartiacque, perché fino allora prevaleva una generazione di uomini di stato, dopo il potere è stato raccattato dai loro portaborse.
Obbediente ho riletto, e ho riletto ” ben trovato Beppino Englaro” in nome delle vecchie battaglie del PSI per le “libertà individuali”. Ora non sto a ripercorrere il rosario delle conquiste laiche, divorzio e aborto in primis, le quali però non erano solo battaglie per le libertà individuali ma per l’intera società perché divorzio e aborto possiedono un “ad quem” comune, hanno conseguenze nell’interagire dei vivi, lo mutano. Ma la battaglia per la dolce morte quale “ad quem” comune possiede che non sia il risparmio della spesa sanitaria e l’esclusiva libertà individuale del singolo a decidere per sé e solo per sé, un “ad quem” che è la morte? A me sembra che la sinistra non dovrebbe spendersi per le ” libertà individuali ” prive di un corrispettivo comune che non sia appunto la riduzione della spesa sanitaria e l’alleggerimento delle responsabilità dei parenti. Il campo dell’individualismo non corrisponde al campo della libertà. Per le stesse ragioni mi sembra insensata una legge sul testamento biologico, sia restrittiva sia libertaria. M.S.
Ho scritto quelle quattro righe di cui sopra dandogli un significato diametralmente opposto a quello per il quale obietta Marzio Siracusa. Se non sono stato chiaro mi scuso, però talvolta può servire anche leggere due volte
Non c’è stata italica strage che non abbia trasformato in deputato il presidente del comitato dei parenti, non c’è stata vedova di terrorismo o mafia che abbia resistito alle “circi” partitiche per presentarsi candidata. È come nel 1948 quando un fucilato in famiglia ti portava dritto in Parlamento, ed è l’andazzo della sinistra, innalzare martiri anziché idee, la passione dei morti per riattizare la pochezza dei vivi, ed è infine l’andazzo dove sinistra e fascismo risalgono all’antica madre cattolica. Io non riconosco in Beppino Englaro quella lucidità intellettuale, quella superiorità etica che permettano di coltivare una battaglia politica sul dolore d’una figlia morta. E ecco cucinato un altro parlamentare di sinistra. Di sinistra? M.S.
In molti vorrebbero beppino impegnato in quel partito che ha amato e che probabilmente ancora ama, sentimento comune a chi scrive.
Io invece ritengo che sarebbe un errore rinchiudere Englaro nelle fredde stanze dell’attualitò politica. Meglio, molto meglio
che egli continui nelle sue battagli di civiltà e offra inaspettati contributi come quello prezioso che ha esternato pochi giorni addietro.
Grazie Beppino, continua così, hai reso alla causa comune un’attenzione che da Montecatini ad oggi, il PS non si era ancora saputo guadagnare…
Se ben ricordo “l’entusiasmo con cui si costruiva il PSI di quegli anni” si alimentava di una politica fondata sulle cose ,sui problemi del Paese ( piuttosto che di qualche persona), e non sui gagliardetti ,e piazzate conseguenti. Chissà perchè quell’entusiasmo non c’è più…..