E’ facile dire com’è bella Firenze venendo nella città dei Medici nei giorni di feste, festival e raduni, o quando arrivano i giorni più lunghi tra fine marzo e inizio aprile e i colori della primavera, appena iniziata, fanno risplendere marmi e mattoni, colonne e facciate della capitale del Rinascimento.
Facile amare Firenze con l’aiuto del beltempo. Più ardito è passeggiare da Tornabuoni a Calzaiuoli, da san Niccolò a San Frediano, fantastiche atmosfere, nei giorni di freddo e quasi gelo come questi ultimi che stiamo vivendo. Più ardito ma più affascinante.
Bisognerebbe imparare a promuovere le nostre capitali di arte e storia, da Ravenna a Ferrara, da Mantova a Parma, da Siena a Pistoia anche e ancor di più col meteo avverso, quasi da avventure nel mondo. Imbacuccati è più bello, tipo.
Firenze d’inverno è meteorologicamente incantata, con la temperartura selettiva, con i fiorentini in giro acconciati come se fossero pronti per una slittata polare e, udite udite, con turisti di varie preovenienze alla ricerca di tragitti e monumenti, incuranti di vento e pioggia. I turisti fuori stagione sono i più pregiati.
Le vie e le piazze come un dietro le quinte di un teatro di vita: scatoloni e sacchi pronti per essere archiviati dopo un mercato rionale. I rumori dei passi sulle strade bagnate ti fanno compagnia. I profumi delle scodelle di trippa e dei piatti di lampredotto che escono dai chioschi e dalle vertrine ti prendono per la gola e ti avvolgono di storie e di storia. Quant’è speciale Firenze fuori stagione. Due giovani inglesi scendono da Ponte Vecchio con l’indedere tipico di chi esce da un film. Discutono tra loro per capire quale strada è più bella per arrivare al Giardino dei Boboli. Scontro tra ombrelli e cappucci agli angoli delle vie de’ Bardi, de’ Barbadori e Guicciardini.
Una famiglia presumibilmente scandinava si raduna davanti ad una mappa della città alla ricerca della Casa di Dante. Un minigruppo, forse aziendale, di italiani di altra regione alza lo sguardo verso la facciata imponente di Palazzo Pitti. Una ragazza fotografa i cornicioni che tagliano il cielo grigio quasi azzurretto spento. Flash grigi ma limpidi di una città fuori stagione e pur sempre in stagione, di un dietro le quinte che diventa palcoscenico per gli osservatori dell’altrove.
C’ è qualcosa di magico nell’aria anche se la città un po’ chiusa e un po’ aperta, anche se ogni passante sembra ancor più di passaggio. C’è la magia di un tempo passato che è sempre presente, c’è la forza di una evocazione che si vede all’occhio e si sente nel naso, che si sprigiona nella fantasia immaginando un corteo storico di nobili o la bolgia in piazza della Signoria nei giorni di calcalca estiva.
Le mostre, i festival, i concerti e gli eventi, le vernici e i musei sono importanti per l’attrazione anche a Firenze, ma il vero fascino è già nell’aria, nel profilo antico e sempre nuovo, di queste torri e quelle guglie, di quelle finestre e di queste colonne. Questa è una città che anche e soprattutto fuori stagione ti fa vivere uno stato d’animo prima ancora che uno stato fisico.
Se poi hai la fortuna di trovare dietro Santo Spirito un gruppo di fiorentini di Firenze centro che parlano tra loro ovviamente ad un volume di decibel superiore alla media nazionale, e ascolti un dialogo tipo: “Ti garba??” e l’altro non risponde e allora il primo sentenzia “E ti si dà”, allora senti che non sei solo in una giornata fiorentina o in un episodio di giornata, ma sei in un frammento di storia. Eterna e fuori stagione.
Fabrizio Binacchi

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