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Bella Addormentata

di Maria Rita Monaco | 16 Settembre 2012

Il film cerca di capire cosa è vita, quando finisce la vita, chi ha il diritto di decidere se e quando la vita è ancora tale.

Venezia si è appena risvegliata dopo l’ultimo ruggito dei Leoni d’oro e d’argento, dopo gli errori di consegna al momento delle premiazioni in Sala Grande, dopo le coppe e i vari premi  speciali alla carriera, l’auspicio di essere il leone del futuro all’opera prima,   a noi non resta che rielaborare e far decantare le emozioni e cominciare a parlare dei film rendere conto di quanto visto, quanto apprezzato, quanto detestato. Per prima cosa una lieta sorpresa: quest’anno , nonostante molti abbiano titolato “…per l’Italia una nuova Corea” (memori della sconfitta calcistica di tanti anni fa, ferita a quanto pare per molti non ancora rimarginata) l’Italia ha presentato una serie di film più che dignitosi e stiamo parlando de “L’intervallo”, “La città ideale”,”Terramatta” , “E stato il figlio” per arrivare al tanto atteso “Bella addormentata” di Bellocchio che ovviamente, essendo un film di difficile argomento, ben fatto, pronto per riaprire o allargare un dibattito che tanti tentano di evitare non ha vinto niente, né una segnalazione, solo una piccola apertura di apprezzamento da parte di qualche cardinale. Come si dice in questi frangenti “Questa è l’Italia, bellezza”

Il film cerca di capire cosa è vita, quando finisce la vita, chi ha il diritto di decidere se e quando la vita è ancora tale, e il regista mette tutto il suo impegno nel permettere allo spettatore di approfondire la sua personale posizione, senza imporre la propria  che è ben chiara ma non  gridata. Affiancato in questo da attori quali Toni Servillo (potremmo definirlo “un uomo per tutte le stagioni” presente, come qualche anno fa a Cannes, con due film entrambi di forte impatto),  Alba Rohrwacher e Roberto Herlitzka.  Un film di denuncia quindi, non solo su Eluana ma sulle due opposte fazioni, altre storie si intrecciano ed evidenziano l’egoismo e l’amore di chi vorrebbe prolungare la vita (?) ma preso dalla sua battaglia emargina chi avrebbe ancora bisogno di uno sguardo, una parola, di amore. Ben sottolineata la lotta interiore del parlamentare ( Toni Servillo) e della sua crisi di coscienza (secondo le linee del partito dovrebbe votare contro, ma ha accettato la richiesta della moglie di mettere fine alle sue sofferenze, staccando le macchine che la tenevano in vita). Nauseabonda la scena che non esitiamo a credere vera dell’esultanza  di molti quando , poco prima del voto, arriva in aula la notizia che Eluana è morta. Un film di denuncia forte  contro quella politica che ti porta a far tacere la tua coscienza solo per la poltrona, contro coloro che rifiutano il confronto ma sono capaci solo di scambiarsi l’accusa di “assassini” contro chi grida “libera chiesa in libero stato” ma poi accomoda tutto in nome di un partito,  finendo  in un’indifferenza che vede solo l’affermazione del proprio interesse al di là e al di sopra di tutto e tutti.

 “Non disprezzo i politici, li considero dei casi clinici” ha dichiarato il regista che nel film affida questa sua considerazione all’onorevole psichiatra ( Roberto Herlitzka) che dispensa pasticche e consigli ai colleghi in crisi.  Bellocchio si è sempre distinto per la sua correttezza e in Bella addormentata mette al primo posto il rispetto per gli altri. Non è solo Eluana, che peraltro Bellocchio non fa mai vedere, colei che sveglierà un’opinione pubblica che si dividerà e che è tornata in stato comatoso o quasi dopo la sua morte; sono molteplici i piani di lettura e le dinamiche del rapporto genitori/figli tema da sempre privilegiato da Bellocchio e la “mater dolorosa”(Divina Madre), un’algida Isabelle Huppert,  che ordina che vengano coperti tutti gli specchi, quasi per cancellare la sua stessa persona , come madre, come attrice, come moglie, che pur non credendo pretende il miracolo, rifiuta la realtà, chiusa nel suo amore per la figlia in coma irreversibile, è anche la madre di Federico (Brenno Placido), aspirante attore che cerca, invano, di recitarle Jacopone da Todi ed è madre/attrice la creatura  che distrugge il figlio ancora vivo ma morto dentro nella sua inutile richiesta almeno di attenzione. Dal muro contro muro iniziale per il caso Eluana, le storie che si intrecciano raccontano e delineano personaggi che hanno un po’ torto, un po’ ragione e che, proprio per questo sono in grado di riaccendere, nello spettatore, la voglia di dibattere. Nella tematica del fine-vita, mentre il regista inserisce con intelligenza spezzoni di telegiornali e titoli dei principali quotidiani, relativi alla richiesta di Beppino Englaro di sospendere le cure alla figlia, si citano anche le parole di Papa Giovanni Paolo II “Lasciatemi tornare alla casa del padre”, forse le stesse parole sono state  pronunciate dal Cardinale Martini che ha rifiutato l’accanimento terapeutico proprio in questi giorni. Un finale di speranza con l’episodio di Rossa (Maria Sanza), drogata che già tante volte ha tentato il suicidio, impedita nel suo ultimo tentativo dal dottor Pallido che si ostina, vegliandola per notti di seguito, a salvarla. L’ abituerà alla vita. Il film è già nelle sale, Da vedere.

Pubblicato in : Primo piano

Info Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

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