
Ogni anno accadono ai passaggi a livello ferroviari decine di incidenti, anche mortali, come quello avvenuto a Corigliano in provincia di Cosenza.
Si legge che basterebbe un dispositivo elettronico dal costo di 49mila euro per fermare i treni in caso di pericolo e bloccare la circolazione.
Ieri c’è stato nelle ferrovie uno sciopero per la sicurezza con ampie adesioni in tutta Italia.
Ma ecco che Salvini si scaglia con dichiarazioni di fuoco contro i ferrovieri che si sono astenuti dal lavoro parlando di un’iniziativa “indegna” che ”non si ripeterà più”.
A nostro avviso, un ministro alle infrastrutture anziché minacciare di colpire un diritto fondamentale dei lavoratori com’è lo sciopero, avrebbe dovuto interessarsi alla sicurezza e capire quali iniziative devono essere prese per tutelare di più i lavoratori e i cittadini che viaggiano sui treni.
Invece, pare davvero di vivere in un mondo politico che va al contrario rispetto ai valori della Carta Costituzionale, nel quale chi protesta non solo non viene ascoltato ma viene minacciato e nel quale alle parole come partecipazione e democrazia si sostituiscono dichiarazioni illiberali e autoritarie.
Nel merito, risulta che l’installazione dei dispositivi elettronici che eviterebbero gli incidenti ai passaggi a livello costerebbe solo qualche centinaio di milioni, una cifra irrisoria rispetto ai 12 miliardi che Salvini fortissimamente vuole spendere per realizzare il ponte sullo stretto di Messina.
Una nota delle stesse RFI dice che “sono 250 gli incidenti che si verificano in media ogni anno ai passaggi a livello, con conseguenze gravi o mortali nel 10% dei casi”.
Evidentemente a Salvini dei morti non interessa, ciò che conta è mostrare la faccia feroce contro i lavoratori e spendere miliardi in un’opera pubblica che rischia di essere un monumento faraonico senza senso in un’Italia dove il trasporto ferroviario è un calvario quotidiano, per di più insicuro, per milioni di pendolari.
Ma sembra che Salvini si sia dato come obiettivo di colpire i lavoratori nei loro diritti, siano essi il diritto di sciopero o quello ad una mobilità sicura.
Enrico Rossi

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