Mosca e Teheran hanno capito che Assad, da solo, non può impedire la caduta di Damasco. L’Occidente e in particolare i Paesi europei, non l’hanno capito anche se dovrebbero essere i più interessati.
Credo proprio che nessuno al mondo ami il dittatore siriano Assad. Non lo ama nessuno in Occidente che ne chiede la testa, ma gli stessi iraniani e i russi certamente non lo amano e tutti si pongono il problema della sua caduta e della sua inevitabile successione. Sono molti quelli che dicono che di fronte all’avanzata dell’Isis, che ormai è a pochi chilometri da Damasco, Assad (300 mila morti) rappresenti il male minore. Questo è un giudizio morale, e dal punto di vista morale il male minore non esiste perché, anche cambiando il segno in più o in meno davanti, sempre male rimane. Governare però è un’altra cosa e l’arte del governo deve rispondere a due regole fondamentali. La prima: bisogna sempre chiederci qual è l’alternativa. La seconda: la politica è solo l’arte del possibile. L’alternativa in questo caso è la vittoria dell’Isis, l’arte del possibile è, invece, quella di impedire la conquista di Damasco e di Baghdad. Mosca e Teheran hanno capito che Assad, da solo, non può impedire la caduta di Damasco. L’Occidente e in particolare i Paesi europei, non l’hanno capito anche se dovrebbero essere i più interessati nell’appoggiare, con decisione, l’offerta di Mosca di una grande coalizione internazionale contro lo Stato Islamico. Si limitano a fare solo prediche senza proporre nulla e continuando a subire una vera e propria invasione di siriani e iracheni, e non solo, che fuggono dalle guerre e dal terrore. Fermo restando il giudizio su questo spregevole dittatore contro i cento mila morti sulla coscienza, non si può negare che è giunto il tempo di risolvere il problema siriano e quello libico, perché in questo momento, aldilà delle belle parole, in Siria e in Libia regna la confusione più totale. In Siria, in particolare, ci sono i soldati di Mosca, ma ora anche gli aerei francesi, i droni inglesi e americani, le milizie sciite e centinaia di gruppi armati in lotta tra di loro. E’ questa la ragione e la causa per cui milioni di persone fuggono e, senza un intervento, saranno sempre di più quelli che abbandoneranno le coste del Tigri e dell’Eufrate, cercando rifugio in Europa. I russi sono presenti in Siria da molto tempo e hanno sempre inviato armi e consiglieri militari, ma ora si grida allo scandalo perché si è scoperto che Mosca sta mandando anche i suoi soldati, che si batteranno contro l’avanzata dell’Isis. Francia, Germania, Inghilterra e Italia intervengano su Obama per chiedere di dar vita alla grande coalizione internazionale che è stata proposta da Mosca. Coalizione che sotto l’egida delle Nazioni Unite sconfigga lo Stato Islamico prima che sia troppo tardi. Non basta accogliere i profughi per motivi umanitari o perché serve mano d’opera a basso costo, l’Europa e l’Occidente deve intervenire sulle cause e non limitarsi ad affrontare male, molto male, i soli effetti.

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