• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Bar Osama Bin Laden

di Alberto Pasolini Zanelli | 21 Agosto 2016

Lo hanno scoperto proprio alla fine delle due settimane olimpiche. Un “localino” dove diversi atleti vanno a rifocillarsi ma soprattutto a rilassarsi dopo le fatiche e le tensioni della vittoria o della sconfitta nelle acque o nella terra di Rio de Janeiro. È un bar, modesto di prezzo e, riferiscono, come qualità, ma ha un nome che si ricorda: Bar do Bin Laden. Offre un po’ di tutto, ma si qualifica principalmente come pizzeria. Ma anche e soprattutto, si presume, il brivido del proibito, del “satanico”. È raro, anche nei nostri tempi convulsi, che della gente comune vada a rilassarsi sotto il nome di un personaggio drammatico, assassino, assassinato; dell’uomo che ha aperto quindici anni fa la grande stagione del terrorismo che dopo di lui si è diffusa in forme diverse di criminale brutalità. In altri Paesi la denominazione sarebbe vietata, avrebbe suscitato indignazione ben prima del divieto. Ma in Brasile, raccontano, il terrorismo è qualcosa di remoto, che non riguarda questa terra pur tormentata oggigiorno dalla crisi economica, dall’instabilità politica, dalla solita criminalità comune delle sue periferie e delle favelas.

Per cominciare il proprietario non è musulmano. Pare anzi che non gliene importi niente di questa o anche di altre religioni e anche le sue conoscenze storiche sul Medio Oriente sono molto limitate. È un uomo qualunque, si chiama José Felipe de Araujo, faceva l’operaio, faticava e cominciava ad aspirare vagamente alla pensione. Poi un personaggio remoto organizzò il massacro terroristico di New York, si cominciò a parlare di Osama Bin Laden, qualcuno nelle strade di Rio si accorse che José Felipe gli assomigliava molto, come corporatura, come capigliatura, come barba. La voce cominciò a spargersi, l’impressione convertì anche l’interessato e allora José Felipe de Araujo decise di approfittare dell’occasione. Aprì un modesto bar. Offriva come oggi bistecche, bottiglie di birra dell’Antartide e pizze. Ma l’attrazione del suo menu era ed è il nome, che attrae i curiosi. In modo innocente, pare, senza tracce di nostalgici. Al massimo una curiosità un po’ piccante. Non ci sono clienti con il turbante, al massimo giovanotti e ragazze adoratori del piercing. Lui li riceve in jeans corti e sandali, proclama e proclama “questo è il Bar do Bin Laden”; offre cibo abbondante e brivido di nome. Più un biliardo per chi vuole dedicarsi a giochi meno pericolosi. Per gli atleti, comprensibilmente messi su in appetito dai loro sforzi (a cominciare dai lottatori), è l’occasione per un relax nutriente e chiassoso.

Ma non è solo un fenomeno olimpico. Il nome, l’idea hanno trovato imitatori un po’ in tutto il Brasile. Ce n’è uno a Sao Paulo, frequentato da giovani; uno in una città chiamata Salgueiro, nel desolato Nordeste. Hanno menu differenti, ma la stessa insegna. Chi ha provato le pizze si mostra, raccontano, moderatamente deluso: non era quello che cercava bensì un po’ di brivido a prezzo modico. La moda postuma del terrorista si è estesa ora al di là del settore culinario. Uno dei cantanti funk più popolari in Brasile ha scelto come nome di battaglia McBin Laden.

Inquietante? Potrebbe esserlo, qualcuno penserà che dovrebbe. Ma la spiegazione più spesso avanzata è probabilmente giusta e onesta anche se difficile da accettare nel resto del mondo. Il Brasile, pure fra le più spaziose nazioni della Terra, per certe cose è un’isola, lontana dalle “zone calde” di altri continenti ma anche di quello sudamericano, che ha ospitato i Tupamaros (adesso sono al governo in Uruguay), sopportato per decenni i guerriglieri colombiani, conosciuto varie dittature e che è tormentato da sempre da una diffusa criminalità comune e oggi da una crisi economica sempre più grave e dalla conseguente incertezza politica. Il Parlamento si appresta a votare l’impeachment della presidente Dilma Rousseff, che da giovane aveva fatto la guerrigliera. Ma alla brasiliana, in modo caotico ma senza alcun aggancio con il fanatismo, tanto meno religioso. Il Brasile fa da sé, paga un prezzo, si ubriaca del liquore di Olimpia, si è riempito di atleti e turisti di tutto il mondo ma sa di doversi rinchiudere fra pochi giorni nelle sue meno entusiasmanti discipline. Ma una consolazione ce l’ha, che però non è tale per noi. Una recentissima statistica sulla diffusione del terrorismo nel mondo rivela che esso è in crescita soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, ma è invece in declino nel resto del mondo. Per consolarsi non è purtroppo agevole ma forse tentante rifugiarsi in un bar intitolato ad Osama Bin Laden.

 

Alberto Pasolini Zanelli   (letter from Washington)

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, Bar Bin Laden, battaglia, brasile, crisi, crisi economica, europa, giovani, governo, mondo, osama bin laden, parlamento, pensione, Rio, stati uniti

Info Alberto Pasolini Zanelli

Alberto Pasolini Zanelli, giornalista e scrittore da anni residente a Washington.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti