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Bandire gli autovelox e ritornare “all’uomo”

Un tutore dell’ordine, con un minimo di discrezionalità non darebbe la multa ad un automobilista che transita in città a 51 chilometri orari.

di Roberto Fronzuti | 8 Ottobre 2018

Qualche giorno fa, mentre attendevo il mio turno all’ufficio postale, ho ascoltato, senza volerlo, le imprecazioni di un cittadino che stava pagando una multa per aver superato di una sola unità percentuale il limite di velocità consentito nei centri abitati: i fatidici 50 orari. La riflessione che mi è venuta spontanea ha riguardato le centinaia di migliaia di multe che tutti i giorni vengono inflitte attraverso le apparecchiature elettroniche agli automobilisti.

Nel giro di pochi lustri tutto è cambiato; la violazione al Codice della strada è affidata ad una macchina chiamata autovelox; non è più l’uomo a decidere. Un tutore dell’ordine, con un minimo di discrezionalità non darebbe la multa ad un automobilista che transita in città a 51 chilometri orari.

La verità è che queste piccole infrazioni consentono ai comuni di incassare somme ingenti, che spendono male. Abbiamo più volte affermato su queste pagine, che fare cassa con le multe è immorale; vogliamo ribadirlo ancora una volta. Gli introiti provenienti dalle contravvenzioni dovrebbero essere utilizzati unicamente per pagare i vigili; in tal modo si creerebbero posti di lavoro in funzione rieducativa. Il governo dovrebbe varare una legge per vietare ai comuni e alle province di utilizzare il ricavato delle multe per spese che non riguardino la sicurezza stradale.

Anche in materia fiscale, quelle cartelle esattoriali disumane che infilano decine di voci, sono “sparate” dalle macchine, senza che nessuno le controlli e le firmi una per una. Purtroppo le cose vanno avanti in modo sbagliato; non è più l’uomo con la sua intelligenza a decidere il destino del suo prossimo, ma la “macchina”, il computer. Le cosiddette autorità, i governanti, si sono mai chiesti quante sono le persone che si sono suicidate dopo aver ricevuto cartelle esattoriali “pazze”relative alle multe? Tutto questo è molto triste e porta alla disumanizzazione dei rapporti. La macchina diventa arbitro di vita e di morte.

Noi non vogliamo perdere la speranza; auspichiamo che si ritorni alla valutazione  dell’uomo per tutto quanto riguarda i cittadini, rifuggendo dal facile ricorso al computer.

Roberto Fronzuti

Pubblicato in : Primo pianoTag: governo, lavoro, macchine, multe, persone, posti di lavoro, speranza

Info Roberto Fronzuti

Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    8 Ottobre 2018 alle 20:02

    Fronzuti Roberto, da abbraccio accademico ! E’ molto tempo che non prendo una multa, e mi tocco, ma com’è odioso l’autovelox…direi insopportabile. Urlo il mio disgusto Ahhhh… Meno vigili nelle pasticcerie e più a zonzo per le vie delle città!

    Rispondi

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