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banda ‘d piciu

Come la sinistra italiana ha sprecato le occasioni attraverso le sue innumerevoli scissioni.

di Claudio Bellavita | 26 Febbraio 2017

Antica espressione piemontese che di solito viene esclamata scuotendo la testa con rassegnazione, come dire “niente da fare, questi proprio non ci riescono, nè a capire nè a fare”. Si adatta perfettamente alla lunga storia della sinistra italiana, che ha sempre, regolarmente, sprecato in scissioni le poche occasioni che ha avuto. Passiamole in rassegna, per evitare di tranciare giudizi in generale.

Cominciamo con l’epoca giolittiana, in cui dopo la ottusa e feroce repressione dei ministri e generali di re Umberto (buono, quello…) ci si apriva a successive riforme elettorali, cooperative, mutualistiche, abitative, tutte fieramente contrastate da una parte dai conservatori e dall’altra, a sinistra, dai rivoluzionari permanenti e dai sindacalisti rivoluzionari, i quali, capeggiati dall’arruffapopoli Mussolini, davano del traditore a tutti…

Dopo la guerra, le prime elezioni a suffragio universale danno due terzi della Camera a socialisti e cattolici: il primo che diceva che forse era il caso di vedere la possibilità e i termini di una alleanza di scopo, veniva sputacchiato dai suoi a destra come a sinistra. I cattolici non si scindevano, i socialisti si. Tra loro, i più buffi furono i comunisti, che avrebbero potuto prendere la maggioranza del PSI da cui era uscito Matteotti, alleandosi col verboso Serrati pronto a tutto, ma preferirono essere pochi ma buoni.. e anche essere derisi direttamente da Lenin e Trotzky.

Alle elezioni della Costituente, i socialisti presero più parlamentari dei comunisti : ma mentre calava la cortina di ferro decisero di allearsi in lista unica con i comunisti che con il gioco delle preferenze li polverizzarono: il blocco perse le elezioni, ma i comunisti ne uscirono con un forte aumento di parlamentari. Quella di Saragat fu l’unica scissione in cui gli scissionisti avevano ragione: se Nenni lo avesse seguito, sarebbe stato il centro- sinistra a gestire la ricostruzione, e forse non avremmo avuto la Sicilia gestita dalla mafia.

La dc, invece, governò per quasi 50 anni anche se divisa in correnti alternate, che però, per antica sapienza ecclesiastica, sapevano di essere le une indispensabili alle altre, e nessuno veniva mai messo con le spalle al muro.

I socialisti invece quando cominciarono a avvicinarsi al centro sinistra, e quando il rapporto Krusciov e la repressione d’Ungheria chiarirono le idee a tuti, furono tormentati dal gruppo bene organizzato dei carristi, che con una scissione indebolirono le potenzialità riformatrici dei primi governi di centro sinistra, ma per una sola stagione intercettarono il voto della contestazione giovanile, di cui avevano capito ben poco.

Il disegno del PD partito della nazione fu subito rifiutato a Pesaro da una componente veterocomunista che sparì nel nulla: adesso che l’Italia rischia di essere governata da Grillo e Salvini, gli altri veterocomunisti residui cercano di dare la spinta finale per arrivare a questo bel risultato. Forse pensano a una riscossa guidata da D’Alema, uno dei personaggi più antipatici della storia della sinistra italiana….e non capiscono che la gente ha sempre meno voglia di andare a votare, per cui dopo la bella prodezza di una scissione non ci andranno quelli di sinistra, vinceranno Grillo e Salvini e gli scissionisti mangio un cane se superano lo sbarramento.

Claudio Bellavita

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, centro sinistra, elezioni, espressione, mussolini, nazione, pd, personaggi, psi, riforme, sicilia, sinistra italiana, socialisti

Info Claudio Bellavita

claudio bellavita, dirigente Stet-telecom in pensione, è anche stato amministratore di banche. Ora si occupa di politica locale (capogruppo pd circoscrizione centro di Torino) e scrive. La sua “tutta la storia del mondo in un pomeriggio” uscita come e-book su Amazon è in testa alla classifica del settore educazione, e verrà adottata dal liceo italiano di Parigi e consigliata come lettura alle matricole di ingegneria gestionale del Politecnico

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