Le banche continuano a soffrire la stretta insopportabile di pressioni congiunturali anche speculative e debolezze sistemiche É significativo che nella recente Assemblea dell’Associazione Bancaria Italiana la Relazione del confermato presidente Antonio Patuelli sia stata al tempo stesso aggressiva e critica ma anche dedicata a puntualizzare e sfatare I luoghi comuni che circolano da qualche anno sul ruolo della finanza e delle Banche. Un mondo non certo cristallino, ma neppure origine di tutte le nequizie sociali, come pretende la semplificazione populista corrente.
Tant’é che é stato necessario ricordare che le Banche “sono imprese, non istituzioni o Enti”, distorsione culturale che deriva forse dal fatto che un tempo le Banche italiane erano tutte pubbliche, mentre oggi sono tutte private, e qualcuno forse considera questo un peggioramento strutturale.
Ma se la Banca é un’impresa, i suoi conti devono tornare e la critica non é allora da indirizzare al suo cinico egoismo, ma se mai alla facilitá con cui si autorizza talvolta un credito (magari come in certe Popolari in modo drogato e clientelare). E deve tornare in cassa, non é occhiuta cattiveria pretenderlo.
E, se si debbono sgravare i bilanci da crediti che non torneranno piú, (200 miliardi, solo 86 coperti e di valore reale del 20%, anche se Visco in Assemblea si é concentrato su solo 15 effettivi, forse per mascherare certi limiti della Vigilanza), é giusto il richiamo di Patuelli, da imprenditore, ad un’Europa cui ha peraltro dedicato, dopo Brexit, una confermata e convinta adesione.
Tutte le imprese bancarie europee devono essere trattate nello stesso modo,e le regole non possono essere applicate a rate secondo le convenienze nazionali. L’Italia e il suo sistema bancario hanno accettato i precetti dell’Unione bancaria, la vigilanza unica e i meccanismi di smaltimento dei crediti deteriorati, ma ora é inaccettable che scatti il veto sull’assicurazione europea dei depositi, che é un classico strumento di condivisione sovranazionale. L’unione bancaria é un tutto unico, non un menu alla carta, e appartengono alla stessa logica il fatto che manchino praticamente tutti i testi unici che in un mercato integrato debbono regolare i vari aspetti dei rapporti finanziari.
E pensare che fuori dal perimetro europeo, si esagera in senso opposto. Per scongiurare una eventuale Basilea 4, il presidente ABI ha ricordato che Basilea 1 era un testo di 35 pagine, diventate 347 con Basilea 2 e quasi 4500 con Basilea 4.
L’Italia é stata un socio europeo disciplinato, qualcuno dirá acquiesciente, talvolta anche un pò distratto, perche é forse tardivo accusare il “bail in” di incostituzionalitá, come ha fatto capire Patuelli, e comunque gli stress test cui le nostre Banche sono sottoposte, non possono diventare un eterno esame di maturitá che stressa innanzitutto la Borsa e fa contenti gli speculatori.
Il Governo doveva tener duro quando in cambio di buone parole sulla legge finanziaria, Bruxelles ha respinto la disponibilità del fondo interbancario (soldi privati), ripetendo l’errore dei Governi di opposto colore, quando per debolezza politica non profittarono della finestra di opportunitá, per cui le banche tedesche ricevettero aiuti per oltre 200 miliardi (peraltro con il bel risultato di una Deutsche Bank ancora a pezzi).
Oggi forse siamo un pò meno sotto schiaffo, e abbiamo anche dimostrato con il fondo Atlante che può esservi una solidarieta sistemica, prevalentemente privata, che offre persino un modello ad altri.
Un caso come quello del Monte dei Paschi (e temiamo non sia l’unico) che ha il suo peso nella folle caduta di valore borsistico dei mesi inaugurati proprio dal “bail in”, e nel quale sono invischiati 60 mila piccoli detentori di obbligazioni subordinate, richiede un intervento senza ipocrisie. I Trattati consentono interventi di Stato quando il rischio pesa più del principio fondamentale della concorrenza.
Occorre disinnescare la miccia, che potrebbe riprodurre in questa estate 2016, i devastanti effetti dell’estate 2011, quella dello spread.
Senza Banche libere, come sogna qualcuno, non c’é industria, non ci sono mutui per le famiglie. In un Paese bancocentrico tutto passa da qui.

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