Contrordine compagni, amici e camerati. Preservare l’italianità delle banche, ora che Fazio, Fiorani, Consorte e i furbetti del quartierino che tanto avevano osato sono stati fatti fuori, è cosa buona e giusta.
Lo ha sancito il comitato ministeriale per il credito ed il risparmio, presieduto da Tremonti; lo ha gridato Berlusconi e danno il loro assenso i “ministri ombra” del centro-sinistra, Letta e Bersani.
Le sacre regole del mercato globale erano la bandiera sotto la quale muovere l’attacco all’ex governatore della Banca d’Italia; ora meglio combattere per dare forza e respiro alle banche italiane, accorpandole, fondendole; insomma innescando quel processo di redistribuzione e di nuovi equilibri che i presuntuosi furbetti volevano disturbare (o più semplicemente reclamavano la loro fetta).
La lezione è stata efficace: anche DS e Coop, che avevano tentato una sortita dal recinto, hanno capito il loro errore. D’Alema è stato a cena da Guido Rossi che ha perdonato il figliol prodigo: il pacchetto di azioni destinato alla scalata BNL è stato collocato in mani francesi e a Unipol è stata garantita una presenza nel salottino adiacente al salotto buono.
La saga è tuttora in corso. Lo dimostra il provvedimento di interdizione nei confronti del presidente di Capitalia Cesare Geronzi, adottato dalla magistratura di Parma, nell’ambito dell’inchiesta sul crac Parmalatat. Con il che si possono trarre alcune considerazioni.
Primo: anche le vicende economiche sono determinate dagli interventi dei magistrati. Può darsi che essi si limitino a porgere piatti preparati da altri. Ma sono piatti che finiscono sempre per favorire una parte contro un’altra. Capitalia, assieme a Intesa dell’”ulivista” Bazoli è uno dei maggiori protagonisti del processo di ristrutturazione del mondo bancario e finanziario italiano.
Secondo: è caduto anche l’ultimo velo. Lo scontro nel mondo degli affari si è fatto più aspro sotto le elezioni. Per assecondare, scongiurare, prevenire gli effetti del risultato elettorale. Chi ha sempre sostenuto che la cosiddetta seconda repubblica e Tangentopoli affondano le loro radici nella “grande spartizione”, non si meraviglia affatto.
Terzo:detenere le grandi testate giornalistiche non sposta voti. Sposta solo i miliardi. Le campagne mirate, i polveroni che non distinguono tra processi economici e processi giudiziari, la propalazione mirata di alcune notizie e l’occultamento di altre serve ad incrementare e distruggere fortune.
Quarto: strettamente collegato al punto precedente. In Italia il tema della trasparenza dell’informazione è una questione cruciale. Citare l’appartenenza dei giornali, la fonte delle notizie che si pubblicano, le verifiche compiute, dovrebbe diventare obbligatorio. Perché lo è per i sondaggi e non per informazioni che possono avere conseguenze più gravi?
Le altre considerazioni, gentili lettori, aggiungetele voi.
Solo per dimostrare quanto gli sviluppi della vicenda fossero scontati e prevedibili sin dall’inizio riproponiamo quanto scrivemmo il 2 Agosto 2005.

La mia prima considerazione è che non sappiamo a quale santo votarci. Berlusconi aveva promesso la separazione delle carriere dei magistrati e non l’ha fatto. E, per quanto riguarda la regolamentazione delle materie economiche (credito, borsa) si vede lontano un miglio che la sua priorità nel rapporto con i poteri forti è quella di “non farsi male” a vicenda.
Il centro-sinistra è troppo condizionato dagli apparati e dall’estabilishement dello stato, della finanza e degli affari per cui non ci si possono attendere riforme serie.
Occorre scombinare i giochi.