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Bagliori su Novgorod

Il presidente Trump ha pubblicato sulla piattaforma Truth un articolo del New York Post di ieri in cui si legge: “L’intera guerra di Putin è una bugia. Proprio come ha fatto in Alaska. All’offerta di pace, Putin ha risposto sputando nell’occhio dell’America”. Nonostante fosse incline a credere alla versione russa sull’attacco alla residenza di Putin nella regione di Novgorod, Trump si è presto convinto del contrario. E se non si è convinto, non ha particolare importanza. Importante è la versione ufficiale data dalla Cia. La Cia ha smentito il Cremlino e assicurato che i droni caduti su Novgorod erano indirizzati contro una raffineria. La fonte della intelligence non è anonima. Lo stesso direttore Ratcliff ha informato delle valutazioni dell’agenzia il presidente. Mancava soltanto che la Cia facesse anche sapere dove si trovasse esattamente Putin nel momento del presunto attacco.

di Riccardo Bruno | 2 Gennaio 2026

Il presidente Trump ha pubblicato sulla piattaforma Truth un articolo del New York Post di ieri in cui si legge: “L’intera guerra di Putin è una bugia. Proprio come ha fatto in Alaska. All’offerta di pace, Putin ha risposto sputando nell’occhio dell’America”. Nonostante fosse incline a credere alla versione russa sull’attacco alla residenza di Putin nella regione di Novgorod, Trump si è presto convinto del contrario. E se non si è convinto, non ha particolare importanza. Importante è la versione ufficiale data dalla Cia. La Cia ha smentito il Cremlino e assicurato che i droni caduti su Novgorod erano indirizzati contro una raffineria. La fonte della intelligence non è anonima. Lo stesso direttore Ratcliff ha informato delle valutazioni dell’agenzia il presidente. Mancava soltanto che la Cia facesse anche sapere dove si trovasse esattamente Putin nel momento del presunto attacco. Quello che va annotato, non è se la Cia abbia ragione o meno, magari hanno ragione i russi. E questo sarebbe peggio. Significherebbe che Putin, non sta combattendo il regime ucraino. Sta combattendo contro l’intelligence statunitense in prima persona.

Era il vecchio Brzezinski, nel secolo scorso, a ritenere necessario integrare l’Ucraina nell’Europa centrale. “Senza l’Ucraina la Russia cessa di essere un impero eurasiatico”. Nemmeno a dirlo, 2004, presidenza Bush, Washington sostenne la rivoluzione arancione. Katherine Chumachenko, la moglie di Yushcenko, era più importante del marito. Nata a Chicago, aveva lavorato al Dipartimento di Stato e a quello del Tesoro, per essere impiegata alle pubbliche relazioni della Casa Bianca sotto Reagan. E chi è l’uomo di Reagan che si precipiterà in Ucraina appena Bush dichiara di volerla integrata nella Nato? Il vecchio senatore McCain. Per avere un’idea dei rapporti fra McCain è l’Ucraina basta andare a vedere il sito della sua fondazione. Si apre con un video illustrativo di otto minuti dal titolo Stand up and Fight, girato a Kyiv. McCain, Trump, non lo poteva vedere. Con il suo tatto, Trump aveva negato il valore mostrato in guerra di uno che, passata la giovinezza come pilota della marina, aveva resistito cinque anni nelle carceri di Hanoi. McCain non perdonò Trump nemmeno da morto.

La sola presenza di McCain in Ucraina porta dietro una serie di implicazioni, politiche e militari, da cui è difficile scrostarsi ancora oggi. La storia della famiglia McCain, dai nonni nella prima guerra, significa, intelligence, esercito, marina. Tutti ambienti che Trump, come Obama del resto, conosce appena. Un ventriloquo di McCiain, era Carl Gershman, presidente del National Endowment for Democracy. Il Ned, un’organizzazione legata all’allora direttore della Cia, William Casey che sosteneva gruppi di opposizione ai regimi autocratici ostili. Praticamente il Ned si trasferì armi e bagagli a Kyiv già nel 2013. Gershman definiva l’Ucraina “il trofeo più grande” nel progetto americano e sosteneva apertamente che un successo a Kiev avrebbe accelerato la sconfitta di Putin “all’interno della Russia stessa”. Si arrivò alla rivolta di Maidan.

Tutto quello che raccontano i russi sulla rivolta di Meidan, che fu organizzata dai servizi occidentali con l’appoggio dei nazionalisti ucraini, è perfettamente plausibile. Piazza Meidan sembra ripercorrere una Baia dei Porci quattro per cento, nel senso che l’operazione indotta, questa volta è riuscita. E non è riuscita, come credono i russi, perché la Cia di Casey, rispetto a quella dei tempi di Kennedy, era più capace. Semplicemente, l’operazione incontrò il favore popolare. Gli ucraini non volevano più Mosca fra i piedi. Questo ancora Putin non lo ha capito. A Trump hanno iniziato a spiegarglielo.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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