Costantino Nigra, nato a Villa Castelnuovo, oggi Castelnuovo Nigra (TO), nel 1828, morto a Rapallo nel 1907, uno dei protagonisti del nostro Risorgimento, diplomatico italiano, fu collaboratore di Massimo D’Azeglio, di Camillo Benso di Cavour, ambasciatore a Parigi, Pietroburgo, Londra e Vienna.
Umanista e filologo, raccolse e curò i Canti popolari del Piemonte e le Poesie originali e tradotte, che furono pubblicate postume, così come il suo carteggio con il conte di Cavour.
Con questa scelta, tratta dalle sue antologie, auguro BUON NATALE a tutti gli amici.
Adalberto Scarlino
La canzone della nonna
da “Canti popolari del Piemonte” curati da Costantino Nigra
In mezzo al mare un’isola c’è,
e vi comanda la figlia del re…
Canta filando l’avola
giù nella stalla. Le tremule note
i bimbi intenti ascoltano
Sonnecchia in culla l’ultimo nipote.
Ogni garzone che passa di là
paga dogana e un bacio le dà…
Cala di fuori in gelide
falde la neve nella buia notte,
picchia il rovaio e fischia
nell’uscio fesso e per le lastre rotte.
Gentil Galante nell’isola andò;
la damigella baciare non vuo’.
Dura il canto monotono
quand’è lunga la sera, e passan l’ore.
Gli occhi dei bimbi chiudonsi,
e la lucerna crepitando muore.
La damigella suo schiavo lo fa:
se non la bacia, più scampo non ha…
Su la povera paglia
or dormono tutti, l’uno all’altro accanto;
ma, pur dormendo, sentono
piano, agli orecchi, della nonna il canto
Gli han dato un letto di porpora e d’or,
e le catene son fatte di fior…
E van sognando l’isola,
l’isola verde e il giovine prigione,
e la donzella pallida
che i ricci d’or si pettina al balcone.
In mezzo al mare un’isola c’è
e vi sospira la figlia del re…
E anch’essa al fin la vecchia
dorme seduta con la testa china,
e sogna che nel cofano
c’è ancora del pane un poco di farina.
La casa di Nazareth
da “Poesie” raccolte da Costantino Nigra
Presso la cuna del Figliuol divino
sta filando la Vergin benedetta,
e San Giuseppe con in man l’accetta
acconcia il tronco d’un reciso pino.
Ma nel tepor primaverile è sceso
leggero il sonno sulla casa pia;
caduto è il fuso ai piedi di Maria,
dorme Giuseppe sulla panca steso.
E il piccolo Gesù si leva, e il fuso
raccoglie e fila. Ma com’ei lo tocca,
in fino argento cangiasi la rocca,
l’arida lana in fila d’oro fuso.
Poi con la pialla il duro albero monda;
come virginei ricci in torti giri,
o nastri pinti nei color dell’Iri,
la ghirlanda dei trucioli il circonda.
Gli arcangeli in immensa teoria
e i fiammeggianti cherubini in coro
miran cantando l’umile lavoro
delle mani del Figlio di Maria.
Ma dei celesti messi, ecco, la voce
si muta in pianto, e si racchiudon l’ale,
poiché in man dell’artefice immortale
l’albero a un tratto s’è foggiato in croce.

Caro Adalberto, ti mando anche io gli auguri più sinceri, anche se non letterari come i tuoi.