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Attacco all’Italia

di Oscar Bartoli | 30 Ottobre 2011

Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se una potenza nemica attaccasse l’Italia? Proviamo ad immaginare. Il Nemico, diciamo la Repubblica delle Banane, dichiara guerra ed ammassa il suo esercito lungo le Alpi e la sua flotta lungo il Tirreno. Primo giorno: il tg 1 dà la notizia dopo lo sport. Nessuna reazione dai politici. Secondo giorno: Berlusconi dice che va tutto bene, lui e’ amico del presidente della Repubblica Delle Banane, non sussiste pericolo. Bossi insulta chi lo intervista. Calderoli va in Tv con la maglietta” Repubblica delle Banane merda.” Di Pietro chiede le dimissioni di Berlusconi. Napolitano si appella all’unità nazionale. Casini chiede un gesto di discontinuità. Le parti sociali chiedono di essere sentite. Terzo giorno. Berlusconi compare in TV e dice che, invero, si tratta di una mossa eversiva dei magistrati di Milano. Bossi dice che la Padania non corre alcun pericolo. Degli altri non gli frega niente. (pernacchia). La FIOM dice che e’ un complotto della Fiat. Intanto, il nemico sfonda al Brennero. La CGIL esprime contrarietà. Pannella inizia lo sciopero della fame. DiPietro chiede le dimissioni di Berlusconi. Bersani chiede un passo indietro. Quarto giorno: Berlusconi compare in tv e, con un sorriso complice, dice: ” ho risolto tutto, grazie ad una serata galante con la figlia del presidente della repubblica delle banane. Ora siamo amici, il loro esercito si e’ ritirato dal Brennero.” Berlusconi non sa che il nemico ha cambiato strategia ed ora attacca dal mare. Quinto giorno: la tv annuncia che il nemico e’ sbarcato in Sicilia. Bossi dice: la cosa non ci riguarda. Gli fanno notare che la Sicilia fa parte dell’Italia. Lui mostra il dito medio. Casini chiede la convocazione di un tavolo di crisi con le forze sociali. D’Alema si dice contrario e propone l’istituzione di una Commissione Bicamerale (si dice pronto a presiederla) per decidere la strategia difensiva. La CGIL minaccia uno sciopero. Sesto giorno. Il nemico arriva in Calabria e, nel contempo, sfonda in Friuli. Il governo convoca le Parti sociali e le Opposizioni, per decidere come difendere la Patria. Napolitano manda un messaggio di auguri nel quale ricorda che sarebbe increscioso essere conquistati da una potenza nemica proprio nel 2011. Bossi chiede cosa c’entra il 2011. Gli spiegano che e’ per via del centocinquantesimo dell’Unità d’ Italia. Lui rutta. Settimo giorno: Ha inizio la riunione. Berlusconi dà il benvenuto a tutti ma pare distratto: il suo sguardo e’ attratto dal vestito trasparente della Prestigiacomo. Bossi si e’ portato il figlio Renzo per fare pratica: gli dice di prendere appunti, perché dovrà fare il riassunto del convegno; Renzo appare disorientato e, di nascosto, telefona al CEPU per farsi spiegare il significato di “appunti” (credeva fossero punti appuntiti) e “riassunto”. Di Pietro chiede le dimissioni del governo; Bersani chiede un passo indietro. La Russa propone di bombardare il nemico con l’aviazione; Tremonti si oppone perché costa troppo. La Russa propone allora di usare il gas, almeno contro il nemico che ha invaso la Sicilia e la Calabria. Casini si oppone perché sarebbe messa in pericolo la popolazione locale. Bossi dice:” chi se ne frega, son tutti terroni!” Brunetta gli fa notare che sono italiani anche loro. Bossi replica: “non rompere i c…i nano!” E mostra il dito medio. La Russa propone di mandare i Bersaglieri; la CGIL chiede che prima sia rinnovato il contratto, sia concesso un aumento di salario e siano diminuite le ore di lavoro. Sacconi, Ministro del Lavoro, fa notare che non esiste il CCNL dei bersaglieri. La Camusso, indignata, proclama sei giorni di sciopero generale. Pannella inizia lo sciopero della sete. Ore 18. La riunione e’ sospesa perché quella sera gioca l’Inter in coppa e il ministro della Difesa deve prendere un aereo (di Stato) per arrivare in orario allo stadio. Renzo Bossi ne approfitta per copiare gli appunti della Bindi; poi li manda al CEPU per farsi fare il riassunto.Berlusconi si assenta qualche ora per rilassarsi con la Minetti. Ottavo giorno: arriva un messaggio di Napolitano che contiene un severo monito. Il nemico e’ arrivato a Verona. La Russa e’ furibondo: l’Inter ha perso ed è eliminata dalla coppa. Bossi arriva in ritardo fumando il sigaro; Casini chiede serietà. Di Pietro chiede le dimissioni del governo. Bersani chiama Penati ed esulta: abbiamo i fondi per finanziare la difesa. Però serve un passo indietro del governo. Si va avanti a discutere sino a sera. Alla fine arriva un telegramma di Napolitano che dice di essersi stufato: si mandi l’esercito a difendere la Patria. (Renzo Bossi chiama di nascosto il CEPU per sapere cosa sia l’apatria). Calderoli é felicissimo perché può mostrare la sua nuova maglietta con scritto: vi romperemo le ossa. La CGIL, pur esprimendo rispetto per il Presidente, fa notare che, sino a quando non si e’ rinnovato il CCNL i soldati non si muovono: altri sei giorni di sciopero! Nono giorno: tutti al mare. Decimo giorno: compare in TV il presidente della Repubblica delle Banane ed annuncia di avere conquistato l’Italia e arrestato governo, deputati, senatori e parti sociali. Tutti mandati a lavorare nel circo locale, dove, peraltro, si trovano benissimo: Bossi ha fatto amicizia coi gorilla e rutta in continuazione; Berlusconi ha trovato una femmina di scimpanzé che e’ carinissima. Bersani passa il tempo a smacchiare i leopardi. Unico problema, la Camusso: ha convinto i clown del circo a scioperare. Un mese dopo: gli Italiani decidono di fare da soli e, armati di forche e badili, si sbarazzano in tre giorni delle forze nemiche.

Pubblicato in : Primo pianoTag: berlusconi, calderoli, commissione bicamerale, milano, sciopero

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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