
Con un concerto dedicato interamente alla musica francese a cavallo fra ‘800 e ‘900, Daniele Gatti e l’orchestra del Maggio hanno ottenuto un caloroso successo di pubblico presso la Sala Mehta, facendo leva, in parte, anche su un programma accattivante, che presentava come chiusura il celeberrimo e trascinante “Bolero” di Ravel.
In apertura un brano dal carattere nostalgico e onirico, la Pavane in fa diesis minore di Gabriel Fauré, nella quale Gatti ha messo in risalto con grande maestria la raffinata ricercatezza timbrica e armonica della composizione, avvalendosi delle ottime qualità della sezione dei legni della compagine fiorentina. A seguire un altro pezzo piuttosto conosciuto anche dal grande pubblico, ovvero il Concerto n. 1 in la minore per violoncello e orchestra di Camille Saint-Saëns, brano dalla struttura ciclica e dalle tensioni romantiche, ma che mantiene una certa compostezza classica; qui si è posto al centro della scena l’ottimo violoncellista brasiliano Antonio Meneses, che ha mostrato una tecnica brillante e sicura, unita ad una cura particolarmente espressiva nel fraseggio – soprattutto nel delizioso Minuetto centrale – ed una perfetta intesa con gli orchestrali, malgrado qualche momento di difficoltà a far emergere la sonorità dello strumento ad arco di fronte a un organico talvolta soverchiante.
Nella seconda parte della serata Gatti ha abbandonato il tardo XIX secolo e ha effettuato una doppia incursione nel XX, prima proponendo Ibéria (terza serie da Images), uno dei pezzi più interessanti di Debussy ispirato all’esotismo spagnolo, essendo privo di un certo descrittivismo di maniera di moda a quell’epoca. Il direttore milanese ne ha proposto una lettura ricca di fascino, in grado di trasmettere con efficacia e in modo molto sfumato e allusivo le pur presenti suggestioni iberiche della composizione.
Per concludere, il Bolero raveliano, di cui Gatti ha saputo restituire con abilità ed equilibrio il progressivo crescendo e infoltimento strumentale, non discostandosi più di tanto (forse un paio di minuti in meno) rispetto al tempo ideale voluto dall’autore.
Finale con successo fragoroso.
Luca Summer

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