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Assoluzione in appello di Berlusconi: un Paese meno grottesco

di Tuttocchiali | 21 Luglio 2014

Dopotutto stiamo parlando di un processo assegnato alla Bocassini contro le regole e le consuetudini, condotto e sostenuto da un incredibile spiegamento di artiglieria mediatica e nel disprezzo di ogni regola di doveroso rispetto per le persone.

C’è di nuovo che le sentenze si commentano, eccome! Dopo l’assoluzione in appello di Berlusconi, il circo mediatico dei moralisti a contratto, la crema della “società civile”, indignati e afflitti da semplice mal di denti, insomma il partito della sinistra che teme sempre di non sembrare abbastanza a sinistra e non teme mai di non apparire troppo ridicola, continua a prodursi in commenti ed alti lai.

C’è di nuovo anche che una certa destra che non si era mai risparmiata nel denunciare lo strabismo della magistratura, restando invece avarissima di riforme nel campo della Giustizia quando avrebbe potuto farle, oggi scopre che “c’è un giudice a Berlino” (e probabilmente continuerà a rinviare ogni velleità di riformare la nostra sgangherata giustizia).

E c’è di vecchio il solito comportamento farisaico (in tema di giustizia) del PD. I cui esponenti continuano a fare i pesci in barile. Apparentemente reclamano la propria coerenza per il rispetto dovuto alle sentenze che “non si devono criticare”. In realtà nascondono la volontà di non impegnarsi (o non impegnarsi ancora), nella giustizia penale, su temi scabrosi quali la presunta obbligatorietà dell’azione penale, la separazione delle carriere, i limiti alle “intercettazioni a strascico” e alla loro pubblicazione.

Perché la sentenza della seconda sezione della Corte d’appello di Milano ne ha cancellata un’altra, in primo grado, che solo con approssimazione per difetto si può definire grottesca. Tutto era apparso (e lo avevamo scritto) smisuratamente esagerato in quella circostanza: la pena (superiore a quella richiesta dall’accusa) i toni, le vessazioni legalizzate nei confronti dei testimoni e delle “parti offese” trattate con voyerismo e trasformate da presunte vittime in testimonial della “depravazione” di Berlusconi. Dopotutto stiamo parlando di un processo assegnato alla Bocassini contro le regole e le consuetudini che la stessa procura milanese si era date, condotto e sostenuto da un incredibile spiegamento di artiglieria mediatica e nel disprezzo di ogni regola di doveroso rispetto per le persone. Talmente esagerato in tutto da “partorire altri due processi: uno nei confronti dei presunti “paraninfi”, cioè procacciatori di ragazze, e un altro nei confronti di una settantina di testimoni che non avendo confermato le tesi dell’accusa si sono lasciati “ovviamente” corrompere o sono stati corruttori (gli avvocati difensori).

Ad occhio nudo si vede il grottesco e si rintraccia l’intimidazione e la violenza verso tutti coloro che si sono trovati per un verso o per l’altro, lungo la strada che doveva portare alla ignominiosa condanna dell’ex presidente del consiglio. Gli sconfitti di questa “guerra santa”, lo si capisce dalle reazioni, non accettano l’evidenza. Non solo la non colpevolezza di Berlusconi, ma nemmeno l’anomalia dei comportamenti degli inquisitori. E si capisce: si tratta di anomalie diffuse e reiterate. Ammetterle significherebbe certificare la necessità delle riforme. Dunque, la battaglia per una giustizia giusta sarà ancora lunga. Ed è per questo che la sentenza d’appello sul caso Ruby ha semplicemente offerto l’immagine di un Paese meno grottesco. Non di un Paese “normale”.

Pubblicato in : Editoriale

Info Tuttocchiali

Tuttocchiali: uno scriba errante e discontinuo che appare e scompare da oltre quaranta anni su giornali e testate della Toscana. qualcuno dubita che realmente esista, altri pensano addirittura che i suoi scritti siano frutto dell’opera collettiva di una molteplicità di altri scrivani. Ma non è lecito rivolgersi ad esempi del passato che porterebbero a confondere l’ironia con il ridicolo.

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