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ASILO NIDO PARLAMENTO

Come si selezionano risorse umane di qualità e non utili idioti se i partiti non mollano la presa avida sul loro potere e non ragionano mai in termini di bene comune? Come si può avere un dibattito politico di livello accettabile, se i parlamentari usano metodi da asilo nido che, però, sono gli unici loro consentiti da questo sistema fasullo e tragicamente omologato al basso?! Ecco, queste sono le domande senza risposta che ci lascia il 2010. Di Chiara Boriosi

di Chiara Boriosi | 28 Dicembre 2010

Il nostro Direttore, commentando lo strappo – momentaneo – della Prestigiacomo, che ha seguito di poco quello della Carfagna, si è giustamente appellato ad una migliore e soprattutto qualitativa forma di selezione che porti in Parlamento elementi dotati di capacità di dialogo e di confronto democratico. Noi che siamo di gran lunga meno ottimisti di lui, vorremmo tornare sull’argomento con un paio di considerazioni di fine anno, un anno che, comunque lo si voglia vedere, sarà certamente ricordato come quello che ha sancito definitivamente il fallimento del cosiddetto bipolarismo all’italiana facendone emergere tutte le contraddizioni che adesso siamo amaramente chiamati a pagare. Non ci piace, e lo diciamo subito, questa sorta di sindrome dell’asilo nido che pare aver colpito tutti i parlamentari, come se fossero del tutto incapaci – e perlopiù lo sono – di argomentare le loro prese di posizione e dunque sapessero soltanto ricorrere alla tecnica infallibile nota a tutti i bambini di questo mondo: il capriccio attira-attenzione. Questa è la tecnica di Bocchino, che pare un bambinetto spocchioso in preda al delirio di onnipotenza, così come della Carfagna o della Prestigiacomo, che piangono di rabbia proprio come di fronte ad un “no” dei genitori, ma anche di un Casini impermalito per esser stato messo dietro la lavagna o di un Bersani che batte i piedi per terra senza ragione se non quella di far rumore. Indubbiamente, queste manifestazioni acutamente infantili sono il segno più evidente di una immaturità politica e prima ancora, permetteteci, intellettuale, che non prevede un confronto aperto e ragionato ma procede unicamente per strappi, impuntature, ripicche, dispetti, mezzucci di bassissimo livello buoni solo a guadagnare titoli sui giornali e ad aizzare nuove risse semmai le precedenti si fossero placate. Abbiamo una classe politica di scarso valore che non ha mai dovuto passare il vaglio del mondo del lavoro, dove almeno si è chiamati a dare prova valida di sé, ma neanche quello degli elettori, che nulla possono sulle scelte interne ai partiti riguardo alle proprie classi dirigenti, ed ancor meno riguardo ai candidati da mettere in lista – e non siamo d’accordo con il luogo comune che afferma che abbiamo i politici che ci meritiamo perché, paradosso tutto italiano, noi non abbiamo potuto fare nulla per averli o decidere invece di non averli. La pochezza del dibattito politico porta con sé la pochezza di chi lo svolge, ed è difficile dire se una discenda dall’altra o se siano entrambe figlie di una gestione padronale, clientelare, consociativa e paternale della democrazia che affonda le proprie robuste radici nell’origine stessa della nostra storia repubblicana ed è ormai definitivamente consolidata nella più retriva partitocrazia; fatto sta che nel nostro paese tutto è ormai ridotto a zuffa da cortile e si sono totalmente perse le tracce di una concezione più alta e vorremmo dire dignitosa – per chi la fa ma anche per chi la subisce – della politica. La palese mancanza di capacità, e prima ancora di abitudine, al contraddittorio, è dovuta al fatto che le grandi vaghe indistinte coalizioni di centrosinistra e di centrodestra hanno abiurato con gli anni ad ogni forma di dialettica interna, di confronto sulle idee, di sfida sui progetti, a favore di uno sterile e tossico arroccamento su posizioni meramente ideologiche ed affatto produttive dal punto di vista della crescita civile e sociale. Se il Pdl, entità leaderistica per eccellenza, ignora ogni forma di confronto congressuale, ad esempio, ed obbliga i propri rappresentanti a farsi valere solo in virtù di un rapporto personale con il capo, filtrato da una corte di consiglieri per nulla disinteressati che finiscono con il creare più danni della grandine coltivando i propri singoli orticelli, anche il Pd non scherza, dilaniato dall’eccesso di correnti che poco hanno di costruttivo, improntate come sono a rivalse personali – l’eterno scontro D’Alema-Veltroni ha fatto più danni della guerra di Troia – e pronto persino a rinnegare quel poco di valido che era stato fatto con l’introduzione delle primarie, che hanno finito per mettere a nudo tutte le debolezze intrinseche del partito e che ora sembrano essere solo il pericolo più grande per una classe dirigente incapace e dunque assai timorosa di incorrere nel desiderio di cambiamento degli elettori. E’certo una giusta aspirazione quella di una migliore e più efficace selezione della classe dirigente dei partiti e dunque anche dei candidati da mandare in Parlamento, ma è la classica storiella del cane che si morde la coda: come si rinnova una classe dirigente se quella attuale non intende farlo? Come si selezionano risorse umane di qualità e non utili idioti se i partiti non mollano la presa avida sul loro potere e non ragionano mai in termini di bene comune? Come si può avere un dibattito politico di livello accettabile, se i parlamentari usano metodi da asilo nido che, però, sono gli unici loro consentiti da questo sistema fasullo e tragicamente omologato al basso?! Ecco, queste sono le domande senza risposta che ci lascia il 2010 – che trovino finalmente una soluzione nel prossimo anno, tuttavia, è più una illusione che una speranza.

Chiara Boriosi

Pubblicato in : Primo piano

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Chiara

    31 Dicembre 2010 alle 17:42

    Cari amici, mi pare che su un punto, ovvero la necessità di riformare drasticamente questo sistema politico a cominciare dalla selezione dei candidati a tutti gli incarichi per finire con la legge elettorale, siamo tutti d’accordo. Approvo e condivido il richiamo di Francesco alla politica anche come dovere che ci riguarda tutti, e naturalmente l’appunto preciso di Nicola su responsabilità nazionali dalle quali la Lega non può chiamarsi fuori perchè ha appoggiato le scelte del centrodestra. Gli americani dicono: dead or live, vivi o muori. Credo che siamo di fronte a questa scelta radicale e definitiva: o si cambia o si muore, altre strade non ne abbiamo davanti. A tutti voi, comunque, i miei auguri più affettuosi.

    Rispondi
  2. Francesco Mazzeo I Socialisti per Le Liberta'

    30 Dicembre 2010 alle 19:57

    Un problema da considerare e’ anche il fatto che stiamo vivendo in una brutta epoca, sono in tanti disposti a vendere l’anima per un incarico e quindi non e’ solo un problema politico. I socialisti del passato non avrebbero mai votato (come hanno fatto quelli presenti nel PDL) una legge come quella approvata sulla fecondazione assistita o una legge come quella in dirittura d’arrivo in Parlamento sul fine vita.
    Sono purtroppo elementi da considerare per un’analisi completa, con questo non voglio dire che bisogna smettere di lottare, anzi bisogna far capire alla gente e soprattutto ai giovani che la politica e’ un dovere oltre che un diritto e con una scarsa partecipazione vince solo il male.

    Rispondi
  3. `Nicola Cariglia

    30 Dicembre 2010 alle 09:43

    Francamente non mi pare che ci siano distanze abissali tra Chiara, Puccio, ed il mio amico Trevigiano.
    Il quale sostiene che dovremmo votare solo le persone che si conoscono e non lasciarcele imporre. Come giutamente ha rilevato Chiara, questa é anche la nostra battaglia da molti anni.
    Il carissimo amico Trevigiano ha risolto il problema a modo suo: perché non vi é alcun dubbio che dopo lo scempio della sovranitá popolare operato dalle sciagurate leggi elettorali, la Lega é stata molto piú accorta degli altri partiti. Ha presentato sempre persone legate ai territori in modo tale che, pur senza esprimere la preferenza, gli elettori leghisti conoscevano i candidati del loro partito molto piú degli elettori degli altri partiti. I quali hanno dovuto digerire paacadutati, paracadutisti, ragazze e ragazzi pon pon, amichetti e amichette dei boss politici e chi piú ne ha piú ne metta.
    Noi di Pensalibero per contrastare l’andazzo abbiamo invece combattuto il problema alla radice, individuando nelle leggi elettorali e nella degenerazione del sistema la causa. E assegnando anche alla Lega la sua quota indiscutibile di responsabilitá.
    Dunque, se la Lega si impegnasse a ripristinare il voto di preferenza e il metodo democratico nei partiti, pena la perdita dei finanziamenti pubblici, potremmo farla anche assieme questa battaglia.
    Ma ho qualche dubbio…

    Rispondi
  4. puccio cartoni

    29 Dicembre 2010 alle 21:59

    Udite ,udite !…”a votare seguendo i mezzi di informazione di massa vi manipolano a piacere “…..Così il padano locale ci avverte che quando Berlusconi o Bossi dicono a tutti “votate per me,non ascoltate altri” sono solo dei persuasori di massa….

    Rispondi
  5. Trevigiano

    29 Dicembre 2010 alle 16:49

    Certo che salvare gli Italiani è proprio impossibile, anche di fronte a tutti gli attentati contro la Lega, dagli all’untore che vi avvisa che ogni volta che non date il voto a chilometri zero, vi viene fregato dai poteri oscuri, gli Italiani potrebbero, forse, sopravvivere in Paradiso, in questo mondo sono destinati all’estinzione, anche dopo che Berlusconi vi ha dimostrato che a votare seguendo i mezzi di informazione di massa vi manipolano a piacere ancora non volete ammettere che l’unica salvezza è votare solo qualcuno cui si è almeno stretta la mano di persona o scheda bianca, se tutti lo faranno, riprenderemo in mano la democrazia.
    Certo probabilmente vincerà l’elezioni mano di ferro, ma almeno, saremo sicuri che non ci stanno ancora manovrando.
    Questa è la Lega che dovete votare!

    Rispondi
  6. puccio cartoni

    28 Dicembre 2010 alle 17:48

    Certo ,Chiara ! e’ “la classica storiella del cane che si morde la coda: come si rinnova una classe dirigente se quella attuale non intende farlo? Come si selezionano risorse umane di qualità e non utili idioti se i partiti non mollano la presa avida sul loro potere e non ragionano mai in termini di bene comune? Come si può avere un dibattito politico di livello accettabile, se i parlamentari usano metodi da asilo nido che, però, sono gli unici loro consentiti da questo sistema fasullo e tragicamente omologato al basso?!”
    Hai detto bene :tragicamente ! Il “padano” locale non ha capito , e neppure si accorge di avere un destino da caudatario del “trota”…tutti bestie d’ allevamento !

    Rispondi
  7. Chiara

    28 Dicembre 2010 alle 15:58

    Caro amico, che non vi sia contatto con la base elettorale e che uno dei peggiori guasti di questo bipolarismo fasullo stia nel mancato vincolo di mandato dei parlamentari che non sono legati al proprio collegio eelttorale, lo scrivo da anni, dunque nulla di nuovo. Mi pare però che stiamo parlando di due cose diverse. C’è un intero sistema politico da ripensare in toto, le possibili soluzioni partitiche vengono dopo. Personalmente, non vedo nella Lega molta differenza a livello di dibattito interno, perchè chi non è allineato con il capo sta fuori, nè le riconosco alcun merito particolare se non quello – ed anche questo l’ho scritto più volte – di aver accentuato la propria natura identitaria in un momento in cui, a destra come a sinistra, c’è stata invece una fuga dall’dentità a favore dell’indistinto. Detto questo, la via al federalismo l’aveva indicata con grande lungimiranza Carlo Cattaneo, inascoltato profeta di una soluzione che avrebbe portato l’Italia, fin dagli albori della propria unità, a strutturarsi in un sistema politico che probabilmente ci avrebbe evitato tutte le pesantezze dello stato centralizzato ed anche gli inevitabili squlibri che questo ha comportato. Il federalismo predicato oggi dalla Lega sa molto di demagogia populista e poco di soluzione radicale ai nostri problemi. Questione di punti di vista, naturalmente.

    Rispondi
  8. Trevigiano

    28 Dicembre 2010 alle 09:24

    Cara Chiara, ma te l’ho già data la risposta: Si chiama Lega, rivista e potenziata dai Toscani, coraggio dimenticate le balle Romane, non è vero nulla di quanto vi si dice per diffamarla, non ci può essere contatto con la base senza vicinanza, perché un operaio Veneto dovrebbe dare il suo voto a un D’Alema Pugliese o un Veltroni Romano? Eravamo tutti matti, persino la Costituzione non voleva il centralismo, se poi il federalismo è fatto passare per egoismo, inimicizia per i lontani, etc. vuol dire che i poteri oscuri gli sono contro perché lo temono, è questa quindi la strada per la vittoria popolare, se Vendola fosse al Nord, sarebbe federalista, soperiami che Renzi, lo faccia capire a tutti gli Italiani.

    Rispondi

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