Ho letto con vero piacere l’articolo su Arquà Petrarca a firma di Roberta Benedetto apparso nella rubrica Tempo Libero di martedì 24 gennaio.
La ricostruzione storica di questo splendido paesino e delle sue attuali qualità estetiche e culturali è davvero affascinante, ma ho provato a pensare cosa si potrebbe scrivere tra qualche anno sullo stesso argomento.
Certamente quando la giornalista scrive “Un’oasi in una delle zone più belle del Veneto, caratterizzata da squarci naturalistici mozzafiato, da stradine lastricate che svelano una sorpresa ad ogni svolta, e atmosfere d’altri tempi in cui spesso e volentieri spiritualità e misticismo prendono il sopravvento”, dovrebbe esprimersi con meno enfasi e quando afferma “Il paese si andò poi costruendo nella valle formata dalle pendici di Monte Ventolone e Castello, dove sorse quello che ancora oggi è il nucleo più alto e antico che abili restauri hanno conservato uguale a come appariva nel Trecento” forse qualche correzione del testo dovrà essere portata, perché nel frattempo gli squarci naturalistici mozzafiato cominceranno ad ospitare tante casine in fila come nelle belle lottizzazioni di tutta la nostra periferia urbana, tradendo ogni concetto di forma urbana.
E tutto questo grazie alla cupidigia di poche persone che poco abilmente hanno rotto un incantesimo durato secoli: il riferimento ovviamente è alle nuove tragiche espansioni già portate nel paese e che, quando sarà completata anche l’espansione del Sassonegro (oggi ferma grazie alla Magistratura che indaga), avranno compromesso per sempre il magico equilibrio tra natura e costruito che ha affascinato nei secoli tutti i visitatori, ma che nel futuro saranno costretti nel volgere lo sguardo dalla loggia del poeta verso la valle a sud a chiudere un occhio o forse due per non vedere l’opera che si sta compiendo con il beneplacito del Parco Colli, della Soprintendenza e della Regione (organi di tutela).
Il sindaco e la sua giunta dovrebbero chiedere scusa a tutti invece di gloriarsi della loro opera, ma soprattutto vergognarsi nei confronti dell’operato di chi non c’è più e che nei secoli scorsi ha saputo con fatica, sapienza ed umiltà costruire questa incomparabile meraviglia che è Arquà Petrarca e che ora per interessi più o meno nobili di pochi vedremo contaminata irrimedialmente.
Giulio Muratori
dal Gazzettino del Veneto – 01/02/2006

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